I Domenica di Avvento (C): piste, labili ma reali, per un’esegesi liturgica

La liturgia di questa I domenica di Avvento dell’anno C presenta, nei suoi formulari e nei suoi testi, alcune ripetizioni davvero curiose e singolari.
Innanzitutto, nelle ferie della XXXIV settimana del tempo Ordinario è stato proclamato il capitolo 21 del Vangelo di Luca: ed ecco che ritroviamo il capitolo 21 anche nella pericope evangelica della I domenica di Avvento.
La continuità fra la fine dell’anno liturgico, con la sua connotazione escatologica, e l’avvio del tempo di Avvento – nella sua parte iniziale si sottolinea di più la venuta ultima del Signore Gesù rispetto alla sua prima venuta nella carne -, non potrebbe essere illustrata meglio!
Sarebbe pure interessante riflettere sulla scelta dei versetti utilizzati la domenica, rispetto alla distribuzione nelle ferie dell’intero capitolo. Qui in allegato una semplicissima tabella da cui partire per un’analisi (Tabella Luca 21), che non possiamo fare qui.

Un’annotazione ulteriore va, invece, fatta a riguardo del salmo responsoriale, il salmo 24. Esso è il testo da cui è tratta anche l’antifona di Ingresso, Ad te levavi, antifona con la quale si indicava questa domenica, la prima di Avvento, come la Domenica Ad te levavi, appunto.

(Ascolta l’esecuzione)

Salmo 24 all’introito e salmo 24 come salmo responsoriale: un’insistenza da non sottovalutare. La versione testuale dell’antifona, ereditata dal passato, contiene una variante che la avvicinano ancor più al tempo di avvento: universi qui te exspectant, mentre la Vulgata leggeva universi qui sustinent te.

Ancora, un orecchio attento e un lettore scrupoloso (1) noterà la triplice ripetizione di un tema lessicale: nel Vangelo, Gesù invita i suoi ad alzare il capo (v. 28): in latino, levate capita vestra!

Si può quindi dedurre che uno dei temi centrali, e ripetuto, di questa domenica è l’invito ad elevarsi, ad alzare il capo (levate capita vestra – Luca 21,28) o l’anima (ad te levavi animam meam); il pericolo da scongiurare è, al contrario, il rimanere invischiati e appesantiti in tal modo, da non riuscire ad accorgersi del Salvatore che viene.
Sollevarsi e alzare il capo è postura anche simbolica, segno di una vittoria sulle forze che tirano a terra, e di una fede prestata ad un annuncio di bene, che desta dalla pesantezza, dall’angoscia e dalle schiavitù. Si potrebbe continuare ulteriormente con altre considerazioni, la ricchezza del Vangelo è inesauribile. Qui si voleva solo segnalare alcune piste, che si aprirebbero al solo e immediato accostamento ai testi per quello che sono e per la loro semplice connessione.

Un’ultima curiosità (2): il salmo 24, come salmo responsoriale, ritorna a metà Avvento (nella feria II della terza settimana) e, poi, quasi alla soglia della solennità del Natale, nella messa del 23 dicembre. Difficile credere ad un accorgimento voluto da qualche perito oculatissimo, quanto piuttosto ad uno “scherzo” della liturgia: ebbene, il salmo 24 avrà come versetto responsoriale non più un versetto dello stesso salmo, ma un versetto evangelico. Proprio dal capitolo 21, versetto 28: Respicite et levate capita vestra, quoniam appropinquat redemptio vestra.
Gli esegeti biblici lo chiamerebbero chiasmo, segno evidente di un’inclusione. Non sapremmo dire se i liturgisti darebbero peso e valore. Parrebbe però evidente che le vicende, talvolta misteriose, con cui i tempi liturgici si vanno costituendo, sono governate da una sapienza che trascende i semplici esecutori di innovazioni e riforme. La liturgia, con i suoi testi e contesti, regala di per se stessa ottimi e validi spunti, quando i formulari sono fatti risplendere nella loro bellezza. Non ci sarebbe bisogno di inventarsi niente di straordinario e di artificiale, per dire qualcosa di efficace e calzante sull’Avvento…

E’ poi indubbio che il salmo 24, nel contesto liturgico dell’Avvento, assume una sfumatura davvero particolare. Non osiamo parlare di sensus plenior, tuttavia ci permettiamo di affermare che i biblisti specialisti del libro dei Salmi trarrebbero sicuro giovamento dallo studio dell’uso liturgico del Salmo 24.

Un’ultimissima cosa: Luca 21 era il brano evangelico per la prima domenica di Avvento anche nel precedente Messale. Quest’anno, questa domenica pare davvero eccezionale.

Buon Avvento!

 

______

(1) Certo la versione italiana del Messale non aiuta molto: “A te, Signore, elèvo l’anima mia” (Antifona); “A te, Signore, innalzo l’anima mia”; “risollevatevi e alzate il capo”.

(2) Tale dato risalta immediatamente ad un semplice sguardo della tabella relativa offerta da F. M. Arocena, Psalterium Liturgicum. Psalterium crescita cum passante Ecclesia. II (Psalmi in Missalis Romani Lectionario), Città del Vaticano 2005, 21.  Un lavoro quasi più da matematici, non certo da teologi speculativi: eppure, non solo in questo caso, da questo strumento si traggono spunti ben più interessanti ed utili di quanto si possa fare da tante pagine di fumosità astratte che di liturgia hanno ben poco.

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