The vision

Ci avevano avvertiti:

quando nel 1999, insieme ad altri compagni, iniziavo il corso istituzionale per la Licenza in Sacra Liturgia, presso il Pontificio Istituto Liturgico in Roma, i professori dell’Istituto ci hanno subito messo in guardia sul rischio di essere – da allora in poi – visti come studiosi di una scienza strana e un poco retrò, come specialisti di cavilli e formalismi cerimoniali, da consultare in “casi difficili” o per giustificare – o deplorare – estrosi gusti celebrativi.

In effetti, tante volte ho dovuto rispondere a questioni piccole, ma allo stesso tempo urgenti di pratica liturgica. E per quanto ho potuto ho esercitato con pazienza questa arte del consiglio, nei confronti di celebranti ansiosi o esuberanti cultori dell’adattamento. C’è bisogno anche di questo, nell’odierna e ignorante confusione in ambito liturgico, e non si può prescindere certo dalla conoscenza dell’apparato rubricale che circonda la celebrazione.

Tuttavia non è questo che rende affascinante studiare liturgia.

Un liturgista non è uno specialista di rubriche; molto di più, nello studio contemplativo del mistero cristiano celebrato può cogliere l’ampiezza della storia della salvezza. Unità di passato, presente e futuro, la liturgia apre alla Scrittura e alla vita della comunità vivente della Chiesa.

Alcuni professori sono stati davvero dei maestri in questa arte difficile della sintesi, non isolati in una pur ammirabile competenza specialistica, capaci di cogliere e legare insieme dati e spunti provenienti da diverse aree di ricerca. Hanno insegnato ad aprire agli altri saperi e discipline teologiche i propri tesori e le proprie passioni, offrendo e ricevendo prospettive nuove e feconde, nell’approssimarsi al mistero cristiano e nel contemplare la bellezza della liturgia.

Non solo erudizione, quindi, nè antiquariato o, tantomeno, nuove e astruse teorie, ma una visione sintetica, questo cerchiamo.

Una strada la suggerisce J. Ratzinger in alcune sue riflessioni sul concetto di sacramento, nel 1978. Secondo l’allora arcivescovo di Monaco e Frisinga il concetto cristiano di sacramentum si basa sull’interferenza nel Nuovo Testamento dei concetti di mysterium e di typus. Se questo è vero viene a cadere l’affermazione frequente che ci sarebbe un contrasto fra Scrittura e Sacramento. Cade pure l’opposizione all’inserimento del Sacramento in ciò che è comune all’umanità intera e conforme alla creazione: in Ef 5,31-32 anche una realtà della creazione viene interpretata tipologicamente e porta essa stessa in sè una trasparenza cristologica. Il “Mistero” non è più, allora, semplicemente il significato della parola di un testo biblico, ma è significato di un evento, è insito nell’evento, che si estende in giù fin nel centro della creazione e in su fin nel più intimo e definitivo volere di Dio. Con alla base simili impostazioni, la teologia liturgica ci offre una chiave e un metodo, che tiene insieme il passato, il presente e il futuro, la Sacra Scrittura, il culto e la vita. E’ necessario, di nuovo, un pensiero tipologico, cioè “un’interpretazione che legge i testi partendo dal loro futuro nella prospettiva del loro futuro”. Al contrario, un pensiero storico-letterario, che cioè legge i testi guardando indietro e vuole fissarli principalmente nel loro più antico significato iniziale, non ci apre gli orizzonti e rimane chiuso nella specializzazione sterile. Se si possono interpretare gli eventi della storia della salvezza, le realtà liturgiche dell’Antico e del Nuovo Testamento e anche le singole parole della Scrittura – in quanto riflessi e attuazioni del suo significato complessivo – come mysteria, come rimando, al di là di se stesse, in vista di Cristo, esse – tutte – diventano figure di colui che doveva venire e che viene. Sono figure. O, in latino, sacramentum futuri.

Che luce gloriosa brillerebbe sulla liturgia cristiana se si mostrasse di nuovo in tutta chiareza che la Parola di Dio per intrinseca struttura rinvia alla liturgia, al sacramentum, e, poi, alla comunità vivente di coloro che celebrano e che vivono la Parola! Che affascinante ricerca quella che nello studio dei sacramenti presuppone la continuità storica dell’agire di Dio nella creazione, nella storia della salvezza e, come suo luogo concreto e attuale, nella comunità vivente della Chiesa. Allora sarebbe aperto l’accesso ai pensieri più profondi di Dio, accesso che al contempo dischiude l’ultimo fondamento dell’esistenza del mondo e dell’uomo.

Questo è il nostro orizzonte: sapere di Bibbia e di Liturgia, senza isolarle ma aprendole anche alla storia, significherebbe aprirsi il cammino, seguendo segni e tracce documentate e ragionevoli, verso quella realtà che ormai avvenuta ci viene incontro: la salvezza in Cristo, compimento della storia e della creazione. In Lui, Mysterium di Dio, tutto arriva alla sua unità.

Questo è quanto intendiamo cercare e mostrare nelle pagine di questo blog. Con buona pace di quanti pensano che un liturgista sia solamente un esperto di formule stampate in rosso.

P.S. Per una più completa trattazione di quanto sopra solamente accennato cf. J. Ratzinger, “Sul concetto di sacramento”, in Id., Opera omnia, Volume IX, Teologia della Liturgia, Città del Vaticano 2010, 242-263.

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