Un salmo compiuto. Ancora sulle antifone

Con molto ritardo sull’effettiva contemporaneità della preghiera proposta dal corso della Liturgia delle Ore, vorremmo di nuovo sottolineare un piccolo particolare. Ci siamo più volte soffermati, tentando di suscitare apprezzamento e gusto per la preghiera del Salterio, anche sui minimi dettagli: aggiungiamo ora un altro esempio.

L’ufficiatura dei primi vespri della V domenica di Pasqua segue il consueto ciclo di distribuzione salmica in quattro settimane. Di proprio abbiamo, analogamente alla  Quaresima, le antifone. Il secondo salmo è il 141, Con la mia voce al Signore grido aiuto. Il titolo e la sentenza patristica aiutano a comprenderne il senso e la rilettura cristologica. L’antifona, che riprende il salmo stesso, ci aiuta a fare un altro passo. Come spesso accade, ci è di miglior ausilio il testo latino. Vediamo con calma.

Ant. V domenica di Pasqua: «Mi hai liberato dal carcere di morte: rendo grazie al tuo nome alleluia».

Il testo è modellato evidentemente sul versetto 8 del salmo stesso: «Fà uscire dal carcere la mia vita, perché io renda grazie al tuo nome». Chiara è l’intenzione di far rileggere e pregare il salmo, illuminato dalla luce pasquale di un combattimento già vinto e di una liberazione compiuta. Ancora più stringente è la correlazione teologica fra antifona e salmo se guardiamo la versione latina:

Ant. Eduxísti de custódia ánimam meam ad confiténdum nómini tuo, allelúia.

Sal. Educ de custódia ánimam meam ad confiténdum nómini tuo

Nella piccola variazione di un modo verbale è racchiusa una teologia ricchissima: Davide e la sua angoscia “quando era nella caverna” (così dice il testo della Scrittura) erano prefigurazioni di un’altra angoscia, quella di Cristo nella Passione (così dice, fra l’altro, la sentenza patristica del salterio). E’ il Signore Gesù il vero orante del Salmo, e nella sua preghiera offre anche a noi ancora pellegrini la certezza della liberazione e della vittoria. E’ Lui che può dire, come Capo del corpo: Mi hai liberato dal carcere di morte. Noi, come membra di Lui, possiamo già partecipare della sua vittoria e, nella fede, possiamo fare nostra la sua esultanza. Ma come ogni buon cristiano sa, il mistero della salvezza, ricapitolato e compiuto in Cristo, si deve compiere escatologicamente in ciascuno. La liberazione pasquale sarà completa quando l’ultimo nemico sarà sconfitto. Ecco perché San Francesco, nel suo pio transito, come ultima preghiera volle proclamare il salmo 141:

…L’uomo a Dio carissimo comandò che gli portassero il libro dei Vangeli e chiese che gli leggessero il passo di Giovanni, che incomincia: “Prima della festa di Pasqua…”. Egli, poi. come poté, proruppe nell’esclamazione del salmo: “Con la mia voce al Signore io grido, con la mia voce il Signore io supplico ” e lo recitò fin al versetto finale: “Mi attendono i giusti, per il momento in cui mi darai la ricompensa”. Quando, infine, si furono compiuti in lui tutti i misteri, quell’anima santissima, sciolta dal corpo, fu sommersa nell’abisso della chiarità divina e l’uomo beato s’addormentò nel Signore. (Fonti Francescane, Leggenda maggiore,1242-1243)

Con questa citazione edificante, terminiamo queste poche righe, con l’augurio di una proficua preghiera della Liturgia delle Ore, domani, 14 maggio 2020, festa di San Mattia apostolo.

Noi – dobbiamo confessarlo – non celebreremo alcuna giornata universale di preghiera contro la pandemia insieme a tutti i «fratelli» del mondo e di ogni credenza religiosa. Noi, con santa Madre Chiesa celebreremo la festa di San Mattia. Pregando, come ogni giorno da qualche tempo, per la liberazione dalla pandemia, ma non solo.

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