“Non sunt inventiones nostrae commissionis”: la difesa della commissione De Liturgia preparatoria nelle parole di un Padre conciliare.

Abbiamo già qualche volta dato conto di alcuni interventi di padri conciliari, nel corso della discussione dello schema della Costituzione liturgica. Certamente gli Atti del Vaticano II non sono testi di facile lettura corsiva: forse spaventa la mole della documentazione – nelle biblioteche i ponderosi tomi degli Acta Synodalia sono spesso corredati di considerevoli strati di polvere-, senza dubbio il latino rende meno fruibile l’accesso diretto e lo stesso genere letterario sembra sconsigliare una lettura di tutti gli interventi, uno dopo l’altro. E’ più frequente una lettura “tematica” (cosa dissero i padri su quell’argomento), una lettura selezionata in base a criteri diversi (cosa dissero i padri di una determinata area geografica, la posizione degli uomini della Curia…). La ricerca e lo studio diretto delle fonti comunque non è mai infruttuosa, e anche le migliori sintesi e presentazioni ragionate non rendono meno fondamentale il confronto con i testi originali. La notevole fatica della lettura è spesso ricompensata dalla scoperta di qualche aspetto interessante.

Oggi vorremmo riportare l’intervento di mons. F. Zauner, vescovo di Linz (Austria). Oggetto del suo intervento in aula è il tema della concelebrazione. Senza entrare nel dettaglio della questione specifica, il punto interessante è il riferimento ai lavori della Commissione preparatoria, di cui aveva fatto parte. Il presule austriaco appare abbastanza risentito dalle insinuazioni che taluni andavano facendo e difende con vigore la fatica di chi preparò lo schema liturgico:

 «Propongo questo emendamento: si estenda la concelebrazione ai casi enumerati nello schema della Commissione preparatoria. Il Cap. 2°, di cui ora parliamo, sembra ad alcuni il culmine delle esagerazioni dei liturgisti; perciò abbiamo dovuto ascoltare parole pesanti sulla nostra violazione dei canoni dei Concili, sui pericoli di scisma e di modernismo che noi prepariamo per la Chiesa, specialmente attraverso la concelebrazione e la comunione sotto le due specie. Giova, quindi, dire qualcosa della nostra Commissione preparatoria. I membri erano 20 tra i quali 7 vescovi, tutti provenienti dalla cura delle anime; inoltre più di 30 periti. Chi ci chiamò? Nessuno si era presentato, da sé: fummo chiamati dal Sommo Pontefice felicemente regnante, e lo seguimmo, lieti, da tutte le parti del mondo. Erano tutti giovani i membri ed i periti? Il nostro confratello, il vescovo di Passau, ha superato gli 82 anni; il vescovo di Biella i 72; il vescovo di Gand i 69. Io, purtroppo, sono già vicino ai 60! Siamo tutti in eta avanzata. Lo stesso vale degli altri membri e periti: molti presentavano già una veneranda canizie! Tutti gli articoli di questa Costituzione furono approvati dai membri della nostra Commissione all’unanimità, ad eccezione di uno o due voti. Bisogna sapere che dalla Commissione preparatoria furono esclusi i curiali (eccettuato il Presidente): ciò prova che il S. Padre non voleva conoscere le proposte liturgiche della sola Congregazione, che può sempre consultare, ma quelle dei membri e dei periti di tutto il mondo cattolico. Ci adoperammo con sudore e lavoro. Purtroppo durante le nostre sessioni morirono due abati, ed anche il Presidente della nostra Commissione, a lavori finiti, fu colto dalla morte! Queste tre vittime sono segno del nostro lavoro. Sembra proprio assurdo che ci siamo lasciati guidare soltanto dalle novità. I membri della Commissione preparatoria e della Sottocommissione, che prepararono gli articoli sulla concelebrazione, si lasciarono guidare anzitutto dalle proposte e dai suggerimenti inviati dai vescovi e dai prelati in vista del Concilio e raccolti in grossi volumi: lì si trovano espressi i desideri di tutto il mondo e quei voti ripetutamente auspicano un ampliamento della concelebrazione. Non sono invenzioni della nostra Commissione!».

 Emendatio mea proposita sic est: extendatur concelebratio ad casus qui in schemate commissionis praeparatoriae enumerati erant. Cap. II, de quo nunc agimus, videtur quibusdam culmen exaggerationis Liturgistarum esse; ideo gravia verba audivimus de nostra laesione canonum Conciliorum ac periculis schismatis et modernismi, quae nos paramus Ecclesiae, et praesertim quidem per concelebrationem et communionem sub utraque specie. Ideo iuvat quaedam dicere de nostro coetu commissionis praeparatoriae. Fuerunt 20 membra et inter eos 7 episcopi, omnes ex cura animarum, insuper plus quam 30 periti. Quis nos vocavit? Nemo seipsum praesentavit! Fuimus vocati a Sanctissimo Patre feliciter regnante. Secuti sumus laeti ex totius mundi partibus. Fueruntne omnes membra et periti iuvenes? Episcopus Passaviensis, confrater noster, 82 annos superavit. Episcopus Bugellensis etiam 72, Episcopus Gandavensis 69 annos natus. Ego, proh dolor!, iam proximus sum anno 60. Sumus omnes in provecta aetate. Idem valet de ceteris membris et peritis: multi habebant iam canitiem venerandarn. Omnes articuli huius constitutionis a membris coetus nostri votum unanime acceperunt, vix uno vel alio dissentiente. Scitu dignum est a Commissione praeparatoria exclusos fuisse curiales excepto praeside secundum ordinem statutum. Hoc probat Ss.mum Patrem noluisse scire vota liturgica SS. Congregationum tantum, quas Semper potest consulere, sed vota membrorum necnon peritorum ex omnibus orbis catholici partibus. Laboravimus cum sudore et labore. Proh dolor! duo abbates, tempore sessionum nostrarum, mortui sunt. Ipse praeses nostrae commissionis, piae memoriae, etiam post sessiones morte correptus est. Sunt omnia signa nostri laboris istae tres victimae. Omnino absonum videretur nos tantum novarum rerum studio ductos fuisse. Socii commissionis praeparaloriae et subcommissionis, qui exaraverunt articulos de concelebratione, imprimis ducti sunt per vota et consilia praeconciliaria episcoporum et praelatorum, quae collecta sunt in amplis voluminibus; ea continent vota [quasi] totius mundi et haec vota toties amplificationem concelebrationis exprimunt. Non sunt inventiones nostrae commissionis.

Da sottolineare che mons. Zauner fece parte anche della Commissione liturgica conciliare, avendo ricevuto 2231 voti nella consultazione del 20 ottobre 1962 (terza congregazione generale), quando i Padri elessero i membri delle commissioni.

La traduzione in italiano del testo è quella offerta da Il Concilio Vaticano II, Cronache del Concilio, ed. G. Caprile, Roma 1968, 118. Il testo latino è consultabile, oltre che negli Acta Synodalia, in un libro forse più agevole: F. Gil Hellín, Concilii Vaticani II Synopsis in ordinem redigens schemata cum relationibus necnon Patrum orazione atque animadversiones, Constitutio de sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, Città del Vaticano 2003, 682.

Intorno al tema della riforma del rito della concelebrazione è assai prezioso – in esso vengono editi gli schemi preparati dal peculiare gruppo di studio del Consilium – il lavoro di N. Giampietro, La concelebrazione eucaristica e la comunione sotto le due specie nella storia della Liturgia, Verona 2011, anche se dobbiamo segnalare alcune imprecisioni: fra esse, l’aver attribuito l’intervento di Zauner ad un altro vescovo, mons. Zak (cf. le pag. 49-50).

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