II settimana di Avvento, Sabato, Ufficio delle letture: un approdo non scontato per un salmo…

Chissà quanti, fra coloro che pregano regolarmente la Liturgia delle Ore, e ancor più specificamente anche l’Ufficio delle Letture, si saranno accorti di una particolarità dell’Ufficio delle Letture di questo sabato della II settimana di Avvento. Certo, si tratta di un dettaglio di non primissima evidenza e importanza, ma pur sempre significativo e, soprattutto, illuminante per mostrare alcune dinamiche interne alla preghiera delle Ore e alla sua riforma negli anni successivi al Concilio Vaticano II. Vediamo di che si tratta, dopo un piccolo preambolo.

Non occorre una frequentissima familiarità con la preghiera oraria della Chiesa perché si intuisca che i salmi sono distribuiti in un ciclo di quattro settimane. Tutto ciò è facilmente dedotto anche prendendo in mano un qualsiasi libretto di preghiera, del tipo di quelli conosciuti come “La preghiera del mattino e della sera”, in uso nelle parrocchie, nei gruppi, nelle case di esercizi e di ritiri. Conosciamo lodevoli signore ormai molto avanti negli anni, le quali, nel preparare la preghiera comunitaria delle Lodi in parrocchia, si destreggiano fra salmi della prima settimana, o della terza, o dal comune dei santi etc. con una competenza e abilità assai maggiore di quella di alcuni religiosi!

I salmi, poi, sono distribuiti in questo ciclo di quattro settimane secondo alcuni criteri, che non sono solo espedienti tecnici per comporre un complesso sistema di numeri, ma anche tracce di tradizioni secolari e indicazioni per una preghiera sempre più contemplativa e di adorazione, da una parte, e fonte di pietà e arricchente, dall’altra.

Conoscere le motivazioni per cui la sapienza della madre Chiesa ha posto quel salmo in quel giorno e in quell’Ora non è mera erudizione spicciola da liturgisti oziosi, ma potrebbe diventare un modo di apprezzare meglio la missione e il combattimento della preghiera.

Semplificando molto e fatta eccezione per i giorni particolarissimi delle solennità e dei tempi eccezionali come le ottave, e i comuni dei santi, nelle loro diverse connotazioni, la distribuzione dei salmi segue fondamentalmente due principi: salmi selezionati (in base a criteri che non possiamo spiegare ora) e salmi disposti in ordine semi-continuo e successivo. Questi principi trovano applicazione, in modo non rigido e mutuamente esclusivo, nelle diverse Ore del ciclo di preghiera giornaliera: la disposizione di salmi secondo una selezione di salmi particolari è più evidente nelle Lodi e nei Vespri, mentre la disposizione dei salmi secondo un ordine progressivo è più evidente nell’Ufficio delle Letture; l’Ora media e la Compieta hanno una distribuzione salmodica ancora più diversificata.

Forse ci stiamo attardando troppo nell’introdurre quello che vorremmo segnalare in modo peculiare in questo post. Tuttavia dovevamo accennare a questa disposizione ciclica e dei salmi per far emergere la novità presente in questo sabato della seconda settimana di Avvento.

All’Ufficio delle letture lo schema per 4 settimane prevede in genere il salmo 135, per la sua lunghezza diviso in tre parti. Oggi, invece, si è pregato con il salmo 105.

A cosa è dovuta questa variazione? Il Salmo 105 in sé non ha alcun riferimento particolare al tempo dell’Avvento; per di più, se ne si potesse controllare l’occorrenza, si constaterebbe il fatto che tale variazione accade anche nel tempo di Natale, come pure nel tempo di Quaresima e di Pasqua! Curiosa, questa selezione per il tempo di Avvento e per il tempo di Pasqua! Tuttavia, non è il caso di pensare a particolari legami teologici con questo o quel tempo liturgico particolare: una spiegazione più fondata la si trova studiando la riforma post-conciliare.

Il salmo che la liturgia conta come 105 [la numerazione biblica corretta è 106(105)], oltre alla lunghezza, è di un genere che gli specialisti chiamano “storico”, cioè si tratta di una “confessione nazionale”, una narrazione prolissa delle opere divine in favore del popolo di Israele. Altri due salmi hanno caratteristiche analoghe, lunghezza e genere letterario “storico”: i salmi 77 e 104. Anch’essi non si trovano nel ciclo di quattro settimane “classico”, ma solamente nei tempi forti.

Sull’uso e sull’ubicazione di questi salmi nella corrente liturgia delle Ore si discusse lungamente nella fase di studio e di preparazione della nuova salmodia. Insieme alla questione dei salmi cosiddetti “imprecatori”, fu una delle maggiori criticità polemiche nel corso dei lavori.

Interessante notare che su questa tematica intervenne direttamente il Santo Padre[1]. Il carattere di dettaglio, nella ben più complessa opera di riforma generale della liturgia, di questa problematica dimostra che Paolo VI era costantemente informato e al corrente di quanto si stava progettando, e non di rado esprimeva pareri e chiedeva che venissero accolte le sue istanze. Chi millanta un’estraneità papale alla riforma post-conciliare, insinuando colpi di mano di periti che lavoravano nel segreto come una setta di carbonari, o semplicemente ignora come andarono in realtà le cose oppure, ed è ben più grave, mente sapendo di mentire. Le carte e i documenti testimoniano altro.

Riproduciamo alcuni paragrafi del verbale, redatto da mons. Igino Rogger, di una delle Adunanze del Coetus IX incaricato della struttura generale del Breviario[2]. Il neretto sottolinea frasi che ci sembrano assai significative, considerato anche la finalità del nostro piccolo blog.

“Il Coetus IX, radunato a Genova presso l’Abbazia di S. Maria della Castagna per la sua sessione ordinaria di lavoro, il 28 febbraio 1968 è stato informato dal Relatore generale Mons. G. A. Martimort della lettera recentemente inviatagli dall’Eminentissimo Cardinale Gut e del desiderio comunicato allo stesso Eminentissimo Presidente dal S. Padre circa “la scelta dei salmi più adatti alla preghiera cristiana, omettendo quelli “imprecatori” e quelli “storici” (salvo per questi ultimi, l’opportunità di usarli in certe particolari occasioni).

Accettando con la dovuta riverenza l’indicazione espressa dal Santo Padre e nella viva aspirazione a corrispondere nel migliore dei modi alla Sua intenzione, il Coetus si è dedicato con tutta la premura al riesame dell’intera questione. Furono riveduti e discussi i motivi che avevano determinato la scelta precedente, fu attentamente considerata l’esigenza pastorale che oggi si esprime in un senso meno favorevole alla conservazione di taluni salmi nell’Ufficio. Nella volontà di ponderare adeguatamente l’uno e l’altro aspetto, il Coetus si è venuto a trovare innegabilmente di fronte a un problema non facile, la cui soluzione presenta ancor sempre degli aspetti alquanto preoccupanti.

Si osserva che il Salterio integro, come espressione di una meditazione orante di tutta la Scrittura, è stato fino ad oggi un elemento incontrastato della tradizione liturgica. L’esclusione di una determinata categoria di salmi, come quelli detti imprecatorii, potrebbe dare argomento a coloro che sul piano dottrinale sostengono che questi salmi non siano pregabili nel Nuovo Testamento o addirittura che certi temi e certi testi della Scrittura non abbiano un senso nell’economia della Salvezza. Una volta aperta la porta alla discriminazione, qualcuno potrebbe reclamare la soppressione di altri salmi, come poco rispondenti alla mentalità attuale, prendendo come criterio un punto di vista che è necessariamente [p. 2] soggettivo ed effimero.

Per quanto riguarda i salmi cosiddetti storici è innegabile che vi sia un senso di ripulsa abbastanza diffuso contro di essi, anche se poi è molto oscillante la determinazione dei salmi che entrerebbero in questa categoria. Si ha motivo di temere però che in troppi casi tale senso di ripulsa provenga da un misconoscimento del carattere che essi hanno di preghiera laudativa e di preghiera intenta a riconoscere i sacramenta salutis attraverso i mirabilia Dei. Dietro l’obiezione corrente, spesse volte si palesa già troppo diffusa l’incapacità di concepire la preghiera come risposta all’insegnamento della Scrittura e l’incapacità di utilizzare i fatti dell’Antico Testamento come un mezzo necessario per la penetrazione dei misteri del Nuovo e dell’intera storia della salvezza. Una ulteriore indulgenza verso l’aspetto naturale e soggettivo della preghiera non può essere guardata senza preoccupazione, perché favorisce inevitabilmente un atteggiamento non favorevole alla maggior comprensione di quel genere singolarissimo e indispensabile di preghiera che è il Salterio. Necessario sembrerebbe invece un ampio lavoro di catechesi e di formazione spirituale, intento a riconquistare maggiormente il senso della preghiera salmodica, fino al punto che questi salmi cessino dal creare difficoltà.

La volontà di conciliare le opposte esigenze, quali esse si presentano oggi nella vita della Chiesa, avevano guidato i Consultori del Coetus IX a cercare una soluzione come quella già proposta. Essa prevedeva per il salmi “imprecatorii” la possibilità di una sostituzione, e, per i versetti a contenuto imprecatorio la possibilità di omissione, operabili a scelta di chi prega il Breviario. In tal modo nessuno veniva costretto a pregare i testi in questione, se questi gli riuscivano incomprensibili; ma d’altronde il Salterio rimaneva integro ed era sempre a disposizione di chi possedeva una sufficiente percezione del senso teologico di essi. Per i salmi “storici” si credette di aver trovata una soluzione buona per il fatto che essi non si addensavano più nelle due giornate di venerdì e sabato, generando così facilmente il tedio, ma erano stati distribuiti in modo molto più sparso nel corso di quattro settimane. Certo, [p. 3] al di la di queste misure, si confidava anche nel diffondersi di un maggior senso di comprensione per il valore di questo genere di preghiera, tutta concepita nella prospettiva della storia della salvezza.

Riconsiderando ora il problema di fronte alle indicazioni espresse dal Santo Padre, il Coetus IX trova di poter formulare una nuova proposta, che si articola in modo diverso per i salmi cosiddetti imprecatorii e per quelli storici.

[…]

[p. 4]

2. Salmi “storici”.

Il Coetus consente nel proporre che i salmi cosiddetti “storici”, intendendo per tali i salmi 77,104 e 105, non vengano inseriti nel Salterio ordinario, ma vengano riservati ai tempi speciali dell’Avvento, della Natività, dell’Epifania, della Quaresima e della Pasqua. Per tale riserva infatti si può allegare una giustificazione intrinseca e oggettiva, che eviti ogni nota negativa a carico dei detti salmi e del loro genere di preghiera: in tali tempi infatti la storia della salvezza dell’Antico Testamento come dimostrativa di quella del Nuovo è posta maggiormente in evidenza, come del resto avveniva già in passato, quando detti salmi si pregavano il sabato, in vista del dies dominicus. Dal canto suo la coincidenza di questi salmi con i suddetti tempi liturgici potrebbe anch’essa favorire una maggiore comprensione del loro genere di preghiera.

Dal lato editoriale infine la cosa si presenterebbe abbastanza facile, qualora il nuovo Breviario assegnasse un apposito volume ai tempi speciali, i quali anche per le altre ragioni hanno fra loro delle caratteristiche affini, assegnando invece un volume distinto al tempo per annum. In quest’ultimo l’edizione dei tre salmi suddetti potrebbe mancare.”

[Verbale della Riunione del Coetus IX De Breviario sul tema riproposto De psalmis “imprecatoriis” et “historicis” sic dictis,

Fondo Braga, Roma]

Dopo essere passata al vaglio dei Padri del Consilium, la proposta venne presentata al Santo Padre nell’udienza concessa al Segretario il 18 maggio 1968: Paolo VI accettò le chiarificazioni e i suggerimenti proposti. Nell’Institutio Generalis della Liturgia delle Ore fu inserito un numero apposito che spiegasse la decisione di variare il normale corso salmodico distribuito in quattro settimane: “Sono riservati ai Tempi di Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua tre salmi, cioè il 77, il 104 e il 105, che più chiaramente mettono in luce la storia della salvezza nell’Antico Testamento come preannuncio di quella che è portata a compimento nel Nuovo” (IGLH 130).

Non viene dunque negata la possibile difficoltà nell’uso di questi salmi per la preghiera. Alcuni, fra i quali lo stesso Paolo VI in una sua primissima posizione, ipotizzava che questi salmi fossero usati come letture, perché pareva difficile trovare in essi spunti che favoriscano l’orazione. Tuttavia la preghiera cristiana non può prescindere dalla storia e dalla storia della salvezza. La rilettura della storia della salvezza antico testamentaria proposta in questi salmi può diventare contemplazione orante delle opere compiute da Dio nell’Antica Alleanza, contemplazione che prepara a vivere meglio le opere di Dio nel presente, nell’hodie della liturgia, e in questo caso nel presente del tempo dell’Avvento. La scelta di usare questi salmi nell’Ufficio delle Letture pare del tutto conforme con quanto l’Instiutio generalis afferma al n. 29: “…Celebrino anche fedelmente l’Ufficio delle letture, che è in gran parte celebrazione liturgica della Parola di Dio; in tal modo adempiranno ogni giorno il loro compito particolare di accogliere in sé la Parola di Dio, per diventare discepoli più perfetti del Signore e gustare più profondamente le insondabili ricchezze di Cristo”. I tempi forti sono, per di più, momenti particolari del ciclo liturgico: in essi la storia della salvezza si contempla con maggior intensità, e i salmi storici sono una meditazioni su alcuni dei fatti principali della historia salutis. Quindi, ancora una volta, si mostra come il travagliato e faticoso iter della riforma abbia portato a soluzioni apprezzabili e sensate.

Da una parte la conoscenza della liturgia e certamente molto di più la pratica della preghiera liturgica favorisce sempre di più la scoperta e il gusto del senso pieno della Scrittura. Dall’altra, i tesori della Parola di Dio offrono le loro ricchezze alla preghiera cristiana che non è solamente preghiera “naturale”, non nasce solamente dalla “virtù di religione”, ma è una preghiera fondamentalmente “rivelata” anch’essa, e per parlare a Dio ha bisogno di Parola di Dio.


[1] Cf. P. Farnés, «Los salmos “proprios” para el Oficio de Lectura en Adviento, Navidad, Cuaresma y Pascua», in Oracion del las Horas 21 (1990) 343-350.

[2] Per un’inquadramento generale si può vedere A. Bugnini, La riforma liturgica (1948-1975), 19972, 483-503. Cf. anche V. Raffa, «I salmi imprecatori e storici nell’iter della riforma liturgica», in Mens concordet voci, J. Dutheil – C. Dagens (edd.), Paris 1983, 663-678.

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