Giona nel tempo ordinario: tutto facile?

Il titolo di questo breve post crediamo lo si capirà alla fine, dopo alcune riflessioni e dopo aver mostrato qualche esemplificazione parallela.

Parliamo della prima lettura della III domenica del tempo ordinario, secondo il ciclo B del lezionario, che quest’anno 2018 cade il 21 gennaio.

La pericope liturgica ritaglia un brano da un contesto più ampio, come accade spesso nelle celebrazioni festive, nelle quali la presenza di tre letture ha suggerito una lunghezza non eccessiva delle singole unità, talvolta fatta eccezione del vangelo. Ebbene, nel nostro caso abbiamo un testo che presenta i primi 5 versetti del capitolo terzo del libro di Giona – appunto -, per poi concludere con il versetto 10. Parrebbe la consueta e ormai «pacifica» operazione. Se non che, ad un confronto con il testo biblico uti iacet, ci si dovrebbe accorgere subito di un secondo, e particolare, intervento sulla pericope. Nel brano liturgico scompaiono tre parole del primo versetto: «una seconda volta». Potrebbe sembrare una sottigliezza, ma non è proprio così; una cosa è leggere: «Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore…», e altro è leggere: «Fu rivolta a Giona una seconda volta questa parola del Signore…».

La seconda espressione esclude tutto quello che precede e pure quanto segue il capitolo III e che, tutto sommato, rende unico ed avvincente il libro di Giona: la sua particolarissima vicenda di profeta recalcitrante e capriccioso, la cui missione tuttavia si compie – misteriosamente – come meglio non si poteva: tutta Ninive, uomini e animali, (!) si convertono e si salvano.

«Una seconda volta», rimanda alla prima volta in cui alla parola del Signore Giona risponde facendo l’opposto, tentando di fuggire più lontano possibile da Ninive. Come si sa, non furono i Niniviti ad opporre resistenza all’invito alla conversione: lo accolsero immediatamente, addirittura senza aspettare le indicazioni del re, che pure lui appena avuta conoscenza della predicazione di Giona, non esitò un attimo a fare propri i tipici gesti penitenziali.

Il fatto della conversione di Ninive è stato ritenuto un buon accostamento tematico alla pronta risposta alla chiamata del Signore Gesù da parte di Simone e Andrea, e di Giacomo e Giovanni. Il brano evangelico riporta, in pochi versetti, il termine «subito». E’ impressionante il dinamismo temporale del brano: «Dopo che Giovanni fu arrestato…Passando lungo il mare di Galilea…E subito lasciarono le reti…E subito li chiamò…e andarono dietro a lui» (Mc 1,14-20).

In tutto questo incedere, la lentezza di Giona è stata ritenuta fuorviante! Così, il riferimento ad essa è stato semplicemente omesso.

Se da una parte si possono comprendere le ragioni di questa scelta, dall’altra si rimane un poco più perplessi quando ci si accorge che capita «una seconda volta»! Il mercoledì della I settimana di quaresima ritorna Giona (3,1-10), anche questa volta «ripulito», ossia senza il riferimento all’insistenza di Dio nel chiamarlo ancora alla missione profetica a Ninive dopo la sua rocambolesca fuga. Il lezionario della Messa, nella versione italiana, offre dunque un’immagine alquanto diversa del profeta, immagine che Papa Francesco ha curiosamente e a modo suo sintetizzato, assegnandogli il «Nobel delle lamentele» (1).

Tornando invece al Lezionario, può risultare curioso come la versione inglese almeno nel tempo di quaresima (2) mantenga il testo biblico così com’è, mentre nel tempo ordinario, nel caso della nostra domenica, registri lo stesso fenomeno che abbiamo evidenziato. Nel tempo ordinario sembra dunque tutto più semplice e piano.


(1) Cf. Omelia a santa Marta, 11 dicembre 2017; qui il testo, secondo la ricostruzione dell’Osservatore romano.

(2) Cf. quanto avevamo notato qualche anno fa, qui.

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