Sempre lui, sempre attuale: sempre J. Ratzinger

Un altro libro che raccoglie testi di J. Ratzinger!? All’aprire un pacchetto regalo ricevuto in queste feste, e di fronte alla copertina – ormai svelata – del volume J. Ratzinger – Benedetto XVI, Il potere dei segni (ed. L. Sapienza), non ho potuto non pensare: “ancora?? Ci sarà qualcosa di interessante e che non abbia letto, di J. Ratzinger?”.

La produzione del teologo baverese poi divenuto Papa è comunque sterminata e inarrivabile, ma la cosa che sorprende sempre – al di là di testi finora inediti o resi nuovamente accessibili – è la profondità, la ricchezza, e insieme la chiarezza semplice, del suo argomentare.

E così, anche da questo volume, abbiamo raccolto una perla, leggendo appena, qua e là, qualche pagina.

Siamo nel 1979, precisamente il 1 luglio, e il cardinale di Monaco sta presiedendo l’ordinazione sacerdotale di 10 diaconi. Sta pronunciando l’omelia, trattando di un tema che lui riassume con l’espressione “la non discrezionalità dell’Eucaristia”. Arriva a toccare un punto che qui interessa moltissimo: lasciamo la parola a questo gigante, ammirati da una sapienza che già allora illuminava la Chiesa. Noi non siamo di quelli che “solo per un momento hanno voluto rallegrarsi alla sua luce” (cf. Gv 5,35), abbagliati da presunte novità e rivoluzioni annunciate alle quali segue solo confusione. Per questo, grati, ci gustiamo di nuovo un testo del secolo scorso che non ha perso nulla della sua fresca attualità.

..il servizio eucaristico non può esistere senza l’annuncio costante della Parola di Dio, senza la preparazione dello spazio interiore in cui tale realtà ci interpelli. Negli ultimi anni la Chiesa si è molto adoperata per rendere l’Eucaristia comprensibile e trasparente per tutti, e questo è un bene. Allo stesso tempo, però, abbiamo dovuto renderci conto che esiste comunque un limite. Per quanto si faccia in tale direzione, l’Eucaristia non potrà mai essere ascoltata e assimilata come il quotidiano Bild o come il notiziario della Radio. Esige sempre un di più, una comprensione sempre più profonda e più ampia, e sarebbe troppo tardi voler creare questo solo nella celebrazione stessa dell’Eucaristia. In quel caso saremmo poi costretti a parlare sempre di più, tanto che alla fine cone le parole oscureremmo il grande impatto dell’azione sacra, la distruggeremmo con le parole e tuttavia, in ultima analisi, avremmo detto sempre troppo poco. L’Eucaristia deve essere preceduta dall’ascolto della Parola di Dio, dalla preparazione dei sensi e del cuore a tal fine, poiché devono esservi una ascolto e una comprensione che coinvolgano anche il cuore, l’uomo nella sua interezza, il quale capisce più di quello che potrebbe percepire la mera ragione.

Entra in tale contesto anche la necessità che le persone vengano guidate sulla via della conversione, che imparino a riconoscere la colpa e ricevere il perdono. Fa parte della miseria del nostro tempo il bisogno crescente di contestare l’esistenza della colpa. L’uomo, infatti, non può sopportare la colpa, se da qualche parte non si intravede il perdono. Per questo la nega. Ma allora vive in contrasto con la verità. E chi vive contro la verità crolla interiormente. L’uomo può sopportare la sua verità – la verità della colpa – soltanto se gli viene incontro una verità nuova, più grande: la verità di Dio che si chiama perdono. E’ questo l’altre grande aspetto del ministero sacerdotale: possiamo pronunciare le parole del perdono e in tal modo rendere possibile all’uomo la verità e suscitare la vita.

J. Ratzinger – Benedetto XVI, Il potere dei segni (ed. L. Sapienza), Città del Vaticano 2011, 183-184.

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