Battesimo del Signore, Salmo 28. Dai “sette tuoni” alla sua antifona liturgica: “Vox Domini super aquas, Deus maiestatis intonuit”

Domenica 12 gennaio, Festa del Battesimo del Signore, ultimo giorno del tempo di Natale.

Con questa celebrazione si chiude un tempo liturgico assai particolare, per tanti versi. Su questo blog ci siamo soffermati ad evidenziarne alcuni aspetti che, seppure forse secondari, non sono affatto insignificanti, ossia la speciale ufficiatura e ancor più nel dettaglio il modo unico con cui sono distribuiti i salmi durante le ferie e le feste di questi giorni, ormai passati. Delle tante considerazioni possibili, si era cercato di mostrare semplicemente il rispetto per la tradizione che, in questo settore della riforma liturgica, i periti incaricati mostrarono di avere, nonostante la struttura generale come i contenuti delle singole Ore subirono notevoli cambiamenti rispetto al precedente Breviarium Romanum.

Abbiamo riportato, pur in modo frammentario, alcuni esempi per dar modo di apprezzare quanto lo speciale gruppo di studio (il Coetus III del Consilium ad exsequendam Constitutionem de sacra Liturgia) diede prova di equilibrio, ottemperando alle indicazioni del Concilio e dei Padri (Vescovi) membri del Consilium stesso e valorizzando il meglio della tradizione liturgica. Nel caso particolarissimo delle Feste del tempo di Natale, nell’alterazione il cursus normale e ciclicamente ripetuto in 4 settimane della distribuzione del salmi, risalta uno dei principi tradizionali della preghiera cristiana: la rilettura in senso cristologico di tutto il Salterio. Proviamo a spiegarlo con l’esempio di oggi. L’Ufficiatura di questa domenica è del tutto particolare: ai primi e ai secondi Vespri sono usati gli stessi salmi dell’Epifania, pur con antifone proprie. Alle Lodi si usano i salmi della Domenica della prima settimana; all’Ora media quelli della seconda settimana; all’Ufficio delle letture, invece, vi sono salmi propri.

Sembrerebbe un artificio del tutto eterogeneo e incomprensibile, opera di rubricisti tecnici, più matematici che teologi. Può essere: nel leggere le numerose tabelle preparate dai periti del gruppo di studio, con cui faticosamente tentavano pian piano di incastrare salmi, secondo i diversi criteri, secondo la diversa lunghezza, secondo le diverse opzioni, etc., alla fine gira un po’ la testa, come probabilmente sarà capitato anche a quei poveri periti.

Ma in questa “sistemazione” di versetti e di salmi traspare anche qualcosa di molto più profondo. Come esprimere il contenuto ricchissimo del mistero celebrato nel Battesimo del Signore? La liturgia delle Ore lo fa con note proprie, e alcune di esse sono proprio la scelta dei salmi. I salmi della prima domenica dicono che questa festa ha un legame particolarissimo con il mistero pasquale, ma pure che questo mistero della vita di Cristo è ancora legato alla sua manifestazione, alla sua epifania (cf. l’antifona al Magn. della solennità dell’Epifania: “Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella ha guidato i magi al presepio, oggi l’acqua è cambiata in vino alle nozze, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza, alleluia”). Ma c’è qualcosa di proprio in questa Festa? Eccome! Allora, dal cuore della tradizione interpretativa dei padri e della liturgia, la liturgia delle Ore estrae il Salmo 28(29) e ne fa un testo privilegiato per la preghiera e per la meditazione sul mistero di questo giorno. Il fatto che anche nel lezionario della Messa, come salmo responsoriale, sia assegnato questo stesso salmo ci convince che questo sia il Salmo proprio di questa festa, presente, fra l’altro, anche nelle ufficiature bizantine nella celebrazione dello stesso mistero.

Già[1] abbiamo riprodotto alcune brevi sezioni dello Schema 244 (De Breviario, 59), approntato dal Coetus III in una fase del lavoro di riforma di questo libro liturgico. Anche oggi riportiamo la sezione relativa alla festa del Battesimo del Signore, in cui si giustifica la proposta avanzata dai periti. Più avanti nello schema vi è un primo elenco di tituli psalmorum, in cui si assegnano a ciascun salmo due brevi note, una secondo il senso letterale, l’altra secondo il “senso cristiano”, con una valutazione di quest’ultima. Nella legenda previa a questo elenco viene spiegato il segno “+” che accompagna il titolo del salmo 28: Interpretatio fundatur in optima traditione Ecclesiae

Dominica I. p. Ep. in Baptismate Domini

30) I. Vesperae ut in die 6 Ianuarii

31) Officium lectionis

Ps 94 etiam hac die occorri in invitatorio. Qua de causa non inseritur in corpus psalmodiae.

Ps 28 Vox Patris super aquam Ioardinis in Baptismate Christi.

Ps 45 In traditione assignatur propter v. 5: “Fluminis impetus…” intelligendum de baptismate Christi.

Ps 65 loquitur de transitu per mare et flumen, quod in sensu cristiano est typus baptismi.

32) II. Vesperae sicut die 6 Ianuarii.

[…]

De tituli psalmorum

[…]

28. Hymnus: Epiphania Dei in tempestati bus

+ De baptismo Christi in Iordane.[2]

Infine riportiamo una catechesi, sul salmo 28, di Papa Giovanni Paolo II. Non ci era nota questa particolare denominazione del salmo “dei sette tuoni”, anche se l’antifona, sottolineando il versetto 3, qualcosa ci doveva pur suggerire!

GIOVANNI PAOLO II, UDIENZA GENERALE Mercoledì 13 giugno 2001

 1. Alcuni studiosi considerano il Salmo 28 che abbiamo appena sentito recitare come uno dei testi più antichi del Salterio. Potente è l’immagine che lo sostiene nel suo svolgersi poetico e orante: siamo, infatti, di fronte al dispiegarsi progressivo di una tempesta. Essa è scandita nell’originale ebraico da un vocabolo, qol, che significa contemporaneamente “voce” e “tuono”. Perciò alcuni commentatori intitolano il nostro testo “il Salmo dei sette tuoni”,dal numero di volte in cui risuona in esso quel vocabolo. In effetti si può dire che il Salmista concepisce il tuono come un simbolo della voce divina che, col suo mistero trascendente e irraggiungibile, irrompe nella realtà creata fino a sconvolgerla ed impaurirla, ma che nel suo intimo significato è parola di pace e di armonia. Il pensiero va qui al capitolo 12 del IV Vangelo, ove la voce che risponde a Gesù dal cielo viene percepita dalla folla come un tuono (cfr Gv 12,28-29).

Proponendo il Salmo 28 per la preghiera delle Lodi, la Liturgia delle Ore ci invita ad assumere un atteggiamento di profonda e fiduciosa adorazione della Maestà divina.

2. Due sono i momenti e i luoghi nei quali il cantore biblico ci conduce. Al centro (vv. 3-9) c’è la rappresentazione della tempesta che si scatena a partire dalla “immensità delle acque” del Mediterraneo. Le acque marine, agli occhi dell’uomo della Bibbia, incarnano il caos che attenta alla bellezza e allo splendore della creazione, fino a corroderla, distruggerla e abbatterla. Si ha, quindi, nell’osservazione della tempesta che infuria, la scoperta dell’immensa potenza di Dio. L’orante vede l’uragano spostarsi verso il nord e piombare sulla terraferma. I cedri altissimi del monte Libano e del monte Sirion, chiamato altre volte Hermon, sono schiantati dalle folgori e sembrano balzare sotto i tuoni come animali impauriti. Gli scoppi si fanno vicini, attraversano tutta la Terra Santa e scendono fino a sud, nelle steppe desertiche di Kades.

3. Dopo questo quadro di forte movimento e tensione siamo invitati a contemplare, per contrasto, un’altra scena che è raffigurata in apertura e alla fine del Salmo (vv.1-2 e 9b-11). Allo sgomento e alla paura si contrappone ora la glorificazione adorante di Dio nel tempio di Sion.

C’è quasi un canale di comunicazione che unisce il santuario di Gerusalemme e il santuario celeste: in entrambi questi ambiti sacri c’è pace e s’innalza la lode alla gloria divina. Al rumore assordante dei tuoni subentra l’armonia del canto liturgico, al terrore si sostituisce la certezza della protezione divina. Dio ora appare “assiso sulla tempesta” come “re per sempre” (v. 10), cioè come il Signore e il Sovrano supremo di tutta la creazione.

4. Di fronte a questi due quadri antitetici l’orante è invitato a compiere una duplice esperienza. Innanzitutto egli deve scoprire che il mistero di Dio, espresso nel simbolo della tempesta, non può essere catturato e dominato dall’uomo. Come canta il profeta Isaia, il Signore, simile a folgore o a tempesta, irrompe nella storia seminando panico nei confronti dei perversi e degli oppressori. Sotto l’intervento del suo giudizio, gli avversari superbi sono sradicati come alberi colpiti da un uragano o come cedri frantumati dalle saette divine (cfr Is 14,7-8).

In questa luce è evidenziato ciò che un pensatore moderno (Rudolph Otto) ha qualificato come il tremendum di Dio, cioè la sua trascendenza ineffabile e la sua presenza di giudice giusto nella storia dell’umanità. Questa vanamente si illude di opporsi alla sua sovrana potenza. Anche Maria esalterà nel Magnificat questo aspetto dell’agire di Dio: “Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni” (Lc 1,51-52a).

5. Il Salmo ci presenta, però, un altro aspetto del volto di Dio, quello che si scopre nell’intimità della preghiera e nella celebrazione della liturgia. È, secondo il pensatore menzionato, il fascinosum di Dio, cioè il fascino che emana dalla sua grazia, il mistero dell’amore che si effonde sul fedele, la sicurezza serena della benedizione riservata al giusto. Perfino davanti al caos del male, alle tempeste della storia, e alla stessa collera della giustizia divina, l’orante si sente in pace, avvolto dal manto di protezione che la Provvidenza offre a chi loda Dio e segue le sue vie. Attraverso la preghiera si conosce che il vero desiderio del Signore consiste nel donare pace.

Nel tempio è risanata la nostra inquietudine e cancellato il nostro terrore; noi partecipiamo alla liturgia celeste con tutti “i figli di Dio”, angeli e santi. E sulla tempesta, simile al diluvio distruttore della malvagità umana, s’inarca allora l’arcobaleno della benedizione divina, che ricorda “l’alleanza eterna tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne che è sulla terra” (Gn 9,16).

È questo soprattutto il messaggio che emerge nella rilettura “cristiana” del Salmo. Se i sette ‘tuoni’ del nostro Salmo rappresentano la voce di Dio nel cosmo, l’espressione più alta di questa voce è quella con cui il Padre, nella teofania del Battesimo di Gesù, ha rivelato l’identità più profonda di lui quale “Figlio prediletto” (Mc 1,11 e par.). Scrive san Basilio: “Forse, e più misticamente, ‘la voce del Signore sulle acque’ echeggiò quando venne una voce dall’alto al battesimo di Gesù e disse: Questi è il Figlio mio diletto. Allora infatti il Signore aleggiava su molte acque, santificandole con il battesimo. Il Dio della gloria tuonò dall’alto con l’alta voce della sua testimonianza…E puoi anche intendere per ‘tuono’ quel mutamento che, dopo il battesimo, si compie attraverso la grande ‘voce’ del Vangelo” (Omelie sui Salmi: PG 30,359).


[2] Consilium ad exsequendam Constitutionem de sacra Liturgia, Coetus a studiis III (De psalmis distribuendis), Schema 244 (De Breviario 59) (20/09/1967), 7.19.

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