Una devozione singolare ma efficace, quella della vedova del Vangelo

Già avevamo scritto qualcosa (qui), anche se da non prendere troppo sul serio, sui possibili e curiosi legami che si possono intravedere fra l’eucologia e i testi biblici di questa XXIX domenica del tempo Ordinario dell’anno C. Allora era la preghiera dopo la comunione che aveva attirato la nostra attenzione e, diciamolo, la nostra fantasia. Ora, nel confronto fra il testo originale e la versione ufficiale italiana e con sullo sfondo la parabola lucana della cosiddetta vedova importuna, è sulla Colletta che ci soffermiamo un momento, per qualche osservazione bizzarra ma interessante.

Dio Onnipotente ed eterno, crea in noi un cuore generoso e fedele, perché possiamo sempre servirti con lealtà e purezza di spirito (1).

Omnipotens sempiterne Deus, fac nos tibi semper et devotam gerere voluntatem, et maiestati tuae sincero corde servire.

La preghiera che il Messale romano riporta è frutto di qualcosa di più di una traduzione letteralmente intesa. Al di là dell’invocazione (Dio onnipotente ed eterno), sono pochi i termini mantenuti, ed in pratica si tratta di una parafrasi e di una variazione nella sintassi, con l’introduzione di una proposizione finale che nell’originale non è presente. Comunque, non volendo entrare in simili questioni, può essere più divertente, ed è più facile farlo partendo dal testo originale, cercare richiami e allusioni che illuminino a vicenda i testi, della preghiera e del brano evangelico.

Fac nos tibi semper et devotam gerere volutatem…Volontà devota…c’entra la devozione, dunque! Per definire cosa sia devozione, il campo semantico è abbastanza ampio: si  va dall’offerta sacrificale alla divinità per ottenerne la protezione al sentimento di venerazione  e sottomissione, dalla premura e ammirazione per qualcuno all’appassionata fedeltà ed obbedienza fino ad arrivare a definirla come concentrazione di intenti e di energie per cui la volontà si proietta su qualcuno o qualcosa percepito come bene di valore immenso.

Se non si può certo dire che la vedova fosse devota del giudice disonesto, possiamo riconoscere che essa fosse del tutto consacrata alla perorazione della sua causa, senza cedere e venir meno: l’oggetto della sua richiesta era assolutamente importante per lei, fino a farla rischiare di scocciare un così terribile giudice! Esso, fra l’altro, pare proprio un esempio al negativo di devozione al proprio lavoro. Mentre la vedova – che non si stanca, né incomincia a trascurare, per lo scoraggiamento, il suo obiettivo – può diventare, considerato il linguaggio parabolico del testo evangelico, un’applicazione immediata e plastica della devozione di cui parla la preghiera. Essa ha un cuore generoso e fedele, contrariamente al giudice, sleale e disonesto, doppio (senza purezza di spirito)! Le parole della Colletta si inseriscono bene nella parabola di Luca proposta dal lezionario domenicale, e diventano meno astratte e generiche se considerate nel contesto ampio dei testi non solo eucologici ma anche biblici.


(1) Alcuni tentativi di versione italiana: Onnipotente eterno Dio, rendici capaci di offrirti ogni giorno una volontà devota e di servire la tua maestà con cuore sincero. / Dio onnipotente ed eterno, fa’ che abbiamo sempre la volontà a te consacrata e serviamo la tua maestà con cuore sincero.

Versioni ufficiali in alcune lingue europee:

Dieu éternel et tout-puissant, fais-nous toujours vouloir ce que tu veux et servir ta gloire d’un cour sans partage.

Almighty ever-living God, grant that we may always conform our will to yours and serve your majesty in sincerity of heart.

Dios todopoderoso y eterno, te pedimos entregarnos a ti con fidelidad y servirte con sincero corazón.