Un grande Convegno sul Vaticano II, piccole osservazioni

Si è svolto nel giorni scorsi, a Roma, il Convegno Internazionale di Studi Il Concilio Vaticano II e i suoi protagonisti alla luce degli Archivi, su iniziativa del Pontificio Comitato di Scienze Storiche in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche sul Concilio Vaticano II dell’Università Lateranense.

Dobbiamo premetterlo per onestà: non abbiamo seguito tutte le relazioni in programma, né partecipato a tutte le sessioni. Con questa professione di parzialità e di incompletezza, ci possiamo permettere di esprimere alcune considerazioni.

I partecipanti: oltre ai numerosi relatori, i convegnisti “esterni” non sembravano molti. In effetti, il tenore delle conferenze era altamente specializzato e forse non per tutti attraente; dispiace, comunque, che un Convegno dalle premesse così interessanti, debba poi essere vissuto come un’esperienza di una cerchia ristretta di ricercatori, storici e addetti ai lavori.

Dispiace ancor di più registrare che Sacrosanctum Concilium e le idee in essa concentrate paiono non rappresentate né trattate, in un assise di così alto livello.

Riconosciamo che il taglio del convegno fosse altro e non piuttosto concentrato sulle tematiche generali, ma crediamo pure che fra quanti prepararono e portarono ad approvazione la Costituzione liturgica vi fosse qualcuno meritevole di essere citato fra i «protagonisti» del Concilio.

Nuovi spunti e idee dal punto di vista metodologico non sono certamente mancate, e c’è sempre da apprendere da un consesso di ricercatori internazionali; però un liturgista si sarebbe aspettato di più.  Rimane  inoltre la possibilità di consultare poi la pubblicazione integrale delle relazioni, visto che il ritmo incalzante delle sessioni ha obbligato i relatori ad ampi salti nelle loro presentazioni. E così, anche per l’unico intervento che nel titolo professava esplicitamente l’attenzione alla liturgia, è rimasta alquanto generica, almeno per le nostre aspettative: la domanda che soggiaceva alla relazione era davvero interessante e stimolante, ma per una risposta precisa ed esaustiva siamo rimandati al testo completo, che speriamo presto sia disponibile. La relazione di Maria Teresa Fattori aveva come titolo: «Liturgia e gesti simbolici nel Concilio Vaticano II. I progetti del Cerimoniale e le proposte dei Padri conciliari».

Può essere utile riportare un brano di un intervista ad uno dei responsabili organizzativi del Convegno, il Prof. Philippe Chenaux, pubblicata su un sito di informazione vaticana.

Le interpretazioni storiografiche hanno caratterizzato i primi cinquant’anni dalla fine del Vaticano II. Discontinuità o riforma: è possibile guardare oltre le “classificazioni” storiche?
“La sfida più impegnativa che si pone allo storico a livello dell’interpretazione dell’evento conciliare, è quella del cambiamento di maggioranza tra l’inizio e la fine della concilio. Per spiegare questa «inversione di tendenza», senza cadere nella trappola dell’ipotesi complottistica, il ricorso alla categoria dell’“esperienza conciliare” appare fondamentale. Come i padri conciliari hanno vissuto il concilio? Quale è stata la loro esperienza personale dell’evento? In quale misura questa esperienza conciliare ha condizionato il loro modo di concepire la Chiesa, il loro modo di essere vescovo? Bisogna parlare di una semplice “evoluzione”, oppure di una vera e propria “conversione”? Il poter documentare questi passaggi, attraverso lo studio attento e rigoroso delle fonti a disposizione, rappresenta sicuramente uno dei compiti più interessanti della ricerca storica attuale sul concilio. La risoluzione del grande “enigma interpretativo” (“che cosa è successo nel Vaticano II?”) passa attraverso la ricostruzione precisa e meticolosa dell’attività dei suoi protagonisti. Solo così la ricerca storiografica sul concilio potrà compiere un ulteriore passo in avanti”. (dall’intervista a Ph. Chenaux pubblicata su un sito online di informazione vaticana: qui)

In effetti, a proposito della questione liturgica si può dire che non vi fu, almeno macroscopicamente, quella evoluzione e conversione dei padri conciliari che si verificò su altre tematiche. Il dibattito sullo schema di costituzione liturgica non vide scontri e riformulazioni testuali così rilevanti come per altri schemi (De Ecclesia, De fontibus, etc.). Che l’idea e  la necessità di una riforma della liturgia fosse condivisa e generalizzata lo si vede già dalle risposte dei vescovi al questionario della fase antepreparatoria.

Se lo scopo del Convegno era quello di stimolare la ricerca sul cambiamento di maggioranza tra l’inizio e la fine del Concilio, si può allora comprendere e giustificare una mancanza di attenzione alla questione liturgica e ai suoi protagonisti. Comunque ci pare un deficit non perdonabile. Ma, lo ripetiamo, il nostro è un giudizio parziale e modestissimo; anche se convinto, rimane del tutto aperto al ravvedimento.

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La Conferenza stampa di presentazione del Convegno. Da sinistra, il prof. Ph. Chenaux e p. Bernard Ardura, con il portavoce della sala stampa vaticana.

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Vecchie pagine, ovvero l’utilità di sfogliare, ogni tanto, volumi ormai polverosi.

Le pagine ingiallite che vogliamo qui presentare ci pare siano più interessanti ora che nell’anno in cui furono stampate. E’ stato curioso notare alcune parole e alcune espressioni che oggi da alcuni sogliono essere davvero troppo enfatizzate e sottolineate, come se ci trovassimo a vivere, nella vita della Chiesa, novità epocali mai prima neppure concepite. Sembra ormai stucchevole, e sospetta, la frequente esaltazione di espressioni bergogliane ad opera di alcuni vaticanisti, che devono forse enfatizzare contenuti e retorica dei discorsi papali per rendere più attraenti i loro articoli: tutto sembra nuovo, tutto sembra inedito e inaudito. Ma è sufficiente andare un po’ indietro e leggere qualcosa di meno recente, per riacquistare un sano equilibrio.

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«Nel gennaio di quest’anno la radio vaticana dava al mondo una notizia inusitata: S. Santità Paolo Vi aveva insignito della dignità cardinalizia un semplice parroco della periferia di Brescia, P. Giulio Bevilacqua…». Con queste parole inizia la nota che apparsa in Rivista Liturgica, annata 1965, che segnalava il transito al cielo del cardinale in questione. La sua menzione su di una rivista di formazione liturgica viene, fra l’altro, dal contributo che p. Bevilacqua diede alla stesura della Costituzione Liturgica, contributo che abbiamo più volte segnalato (1). Continua, più avanti, la nota:

«Non fu mai un liturgista nel vero senso della parola, anche se avesse le doti per diventarlo; era un cultore minuzioso, oserei dire scrupoloso, di quanto si riferiva al culto di Dio. Egli concepiva la Liturgia come qualcosa di vivo, di penetrante, di trasformante che doveva offrire a Dio il culto nel modo più degno e più gradito e trasmettere insieme, attraverso le funzioni liturgiche, il tesoro inesauribile del messaggio divino al popolo credente. Era stata questa sua passione antica che lo aveva portato a organizzare a Brescia nel 1952 il primo Congresso Liturgico Nazionale. Il 4 marzo fu nominato membro del “Consilium ad exsequendam Constitutionem de sacra Liturgia”. Disse allora con la solita bonarietà: “Sono il rappresentante dei parroci, e siccome il “Consilium” ha una finalità strettamente pastorale, ci voleva pur qualcuno che li rappresentasse!”. Nei suoi numerosi interventi esordiva con “sono un povero parroco di periferia”; ma quanta esperienza e quale ricchezza di spirito liturgico nelle sue esortazioni e precisazioni»: Rivista Liturgica 52 (1965) 149-150.

Queste righe ci aiutano a sfatare un altro luogo comune in certi ambienti: la riforma liturgica non fu opera a tavolino di tecnici e liturgici eruditi; fra i membri del Consilium sedeva anche un povero parroco di periferia!

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(1) cf., ad es., http://www.sacramentumfuturi.wordpress.com/2015/05/26/i-periti-della-commissione-liturgica-tutti-cosi-fondamentalisti-replica-fondata-ad-una-consueta-accusa-ai-liturgisti/ ; http://www.sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/11/11/p-giulio-bevilacqua-luglio-1961/ ; http://www.sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/10/14/pontificia-commissio-praeparatoria-de-liturgia-subcommissio-i/

Ex archivis. Pagine curiose di cui nessuno vi parlerà.

Siamo ora in grado di riprodurre un documento (1) a cui avevamo accennato in un post di qualche tempo fa [ https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2015/06/16/un-biblista-bacia-la-scrittura-niente-di-strano-a-meno-che-quella-scrittura-non-sia/ ].

Si tratta del resoconto scritto di un aneddoto curioso, riguardante la ricezione di un desiderato fascicolo del testo emendato dello schema di costituzione, durante una delle adunanze della Commissione Conciliare De Liturgia. Ci pareva significativo – come parve all’estensore della lettera, il Segretario della stessa Commissione – registrare l’incosueta reazione di un vescovo biblista, che dimostrò simbolicamente di non venerare con adorazione solamente i testi Sacri dell’Antico e del Nuovo Testamento, ma di attribuire analoga importanza al testo della Costituzione liturgica, esprimendo tale venerazione, baciandone il fasicolo.

Lettera di Antonelli a Lercaro

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(1) Archivio Lercaro, AGL. A. CCCXLVIII.

Un biblista bacia la Scrittura? Niente di strano, a meno che quella Scrittura non sia….

Per una storia della riforma liturgica, per quanto possibile oggettiva e non parziale, occorre ancora molto lavoro. Si tratta di un opera complessa, per integrare fonti e dati, accostando protagonisti e reazioni, non accontentandosi di interpretazioni e pregiudizi di parte.

La consultazione degli archivi è, in questo, imprescindibile, nonostante sia abbastanza faticosa e impegnativa. Può capitare che passino ore prima di imbattersi nella testimonianza cercata o in qualche testo fondamentale. Succede pure, tuttavia, che da una pagina spuria e apparentemente non di prima importanza, possano essere colte indicazioni curiose e utili, seppur frammentarie.

Un esempio, capitatoci qualche giorno fa, mentre stavamo controllando un faldone dell’Archivio Lercaro, a Bologna.

Dell’attività della Commissione Conciliare sulla sacra Liturgia abbiamo parecchie notizie nel lavoro di N. Giampietro (1), che pubblica i verbali della Commissione, redatti dal Segretario, p. Ferdinando Antonelli. La descrizione dell’Adunanza del 21 novembre 1963 è riportata alle pagine 192-194, nello stile asciutto di un verbale. In esso si dice, fra le altre cose:

Alle ore 17.00 presso la Sacra Congregazione dei Riti si riunisce la Commissione conciliare della Sacra Liturgia. […] In attesa delle bozze della Costituzione, viene preso in esame un testo, preparato dal Perito Martimort, relativo alle assemblee episcopali, di cui si parla spesso nella Costituzione. […] Distribuito nel frattempo il testo delle bozze della Costituzione….

Questi gli appunti del verbale dell’Antonelli. Lo stesso Antonelli, in una lettera al cardinale Lercaro scritta il giorno dopo, racconta la stessa cosa, aggiungendo un dettaglio, che a noi, conoscitori del personaggio, ha destato interesse particolare:

Sacrosanctum Oecumenicum Concilium Vaticanum II

Commissio de Sacra Liturgia

22.XI.63

Eminenza Rev.ma,

Ieri sera avemmo le bozze del testo della Costituzione. Le note non sono ancora del tutto in ordine e le bozze stesse devono essere rivedute accuratamente, ciò che faremo oggi. Ma intanto credo opportuno inviare subito il fascicolo a V. Eminenza per Sua buona informazione.

Ieri sera, in adunanza, S. Ecc. Mons. Jenny, quando ha veduto il fascicolo lo ha baciato! Questo dice il clima di gioia della Commissione.

Con devotissimi ossequi

di V. Eminenza Reverendissima

Fr. F. Antonelli

A S. Eminenza Reverendissima

il Signor Cardinale Lercaro

Davvero buffa la scena del bacio delle bozze di Costituzione! Ma, per quanto conosciamo di lui (2), potevamo aspettarcelo: era sì un biblista, ma l’amore alla liturgia non gli era affatto estraneo.

Per inciso, abbiamo, sia nel verbale (3) sia nella lettera a Lercaro, un riferimento alla questione delle note: in questi giorni su alcuni siti si è discusso sul tema di alcune note mancanti. Evidentemente è un tema da approfondire, si spera senza sterili polemiche e prese di posizioni irrispettose. Il nostro è davvero un piccolissimo contributo, una segnalazione ulteriore per continuare l’analisi senza fermarsi a facili giudizi sommari.

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(1) N. Giampietro, Il Card. Ferdinando Antonelli e gli sviluppi della riforma liturgica dal 1948 al 1970, (Studia Anselmiana 121, Analecta Liturgica 21), Roma 1998.

(2) Si digiti “Jenny” nella barra “Cerca” del nostro blog, per leggere quanto già scritto sul dinamico vescovo francese.

(3) «Distribuito nel frattempo il testo delle bozze della Costituzione, il Segretario domanda alla Commissione se le note devono porsi in calce ad ogni pagina oppure al termine del documento? Alla prima soluzione sarebbero favorevoli Mons. Rossi. La Commissione si pronunzia per la seconda soluzione»: Giampietro, Il Cardinale Ferdinando Antonelli…, 193; come si vede non si trattò del contenuto delle note, ma della loro posizione nel testo. Non fu dunque questo il passaggio decisivo per l’omissione di alcune note, ma comunque, nella ricostruzione della vicenda, anche questo piccolo tassello è importante.

Le carte di Mons. Bugnini: damnatio memoriae, omissione o mistero? Note sul Concilio inedito

E’ del tutto evidente di quanto la consultazione degli archivi sia imprescindibile per una ricerca storica seria e fondata. Tale principio vale anche per la storia del Concilio Vaticano II e per i suoi documenti. Il testo della Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium ha un valore assoluto in sé, ed è il riferimento obbligato per ogni ermeneutica; ciò non sminuisce, però, l’importanza e l’utilità della consultazione delle carte e delle note dei vescovi e dei periti che lavorarono alla redazione del testo. In quest’opera di ricerca, nel mare magnum degli archivi istituzionali e dei fondi privati, strumento preziosissimo è lo studio, pubblicato a cura di Massimo Faggioli e Giovanni Turbanti, Il Concilio inedito. Fonti del Vaticano II. In esso si possono trovare, oltre ai riferimenti dei principali centri di raccolta dei documenti e della ricerca sul Vaticano II, i risultati di una davvero ampia consultazione sui fondi locali e sulle carte di numerosissimi attori dell’evento conciliare, vescovi e periti. Al nome della singola persona o istituzione è associata una breve descrizione del ruolo avuto al Concilio, cui segue l’esito dell’indagine sulla documentazione ed, eventualmente, l’indicazione dell’ubicazione del fondo archivistico.

Scorrendo il repertorio, di cui più sotto offriamo qualche esempio, non mancano le sorprese. Uno studioso della Sacrosanctum Concilium non può, infatti, trattenersi dall’andare a cercare, prima di tutto, indicazioni circa Annibale Bugnini, il segretario della commissione conciliare preparatoria. Ebbene, nello studio in questione non si troverà alcuna indicazione a proposito. Come interpretare tale lacuna: una sorta di damnatio memoriae? Una dimenticanza? Lo sgomento potrebbe aumentare notando che simile sorte è riservata anche per il segretario della commissione conciliare per la liturgia, Ferdinando Antonelli: pure di lui non vi è alcuna menzione. Rimane pertanto il mistero circa le carte di Bugnini. Per i due protagonisti principali, almeno in quanto coordinatori dei periti, della redazione della Costituzione liturgica, rimane ancora non accessibile la loro personale documentazione (1).

Repertorio delle fonti indagate per la storia del concilio Vaticano II

Botte Bernard o.s.b. (direttore dell’Istituto superiore di Liturgia di Paris; consultore della commissione preparatoria per la liturgia): i suoi documenti sono essere (sic!) conservati presso l’Abbazia di Keizersberg/Mont-César a Leuven.

[…]

Braga Carlo c.m (minutante della commissione preparatoria per la liturgia): i suoi documenti conciliare sono conservati presso il Collegio Leoniano a Roma; presso ISR è conservata copia di alcuni documenti. (p. 58)

[…]

Cannizzaro Giovanni Bruno o.s.b. (membro della commissione preparatoria per la liturgia): presso la biblioteca del monastero benedettino di Quarto Castagna (Genova) sono state reperite alcune lettere relative al breve periodo in cui partecipò alla commissione; alcuni suoi documenti sono presenti presso il “Centre National de Pastoral Liturgique” di Paris. Copia di alcuni documenti è conservata presso ISR.

Capelle Bernard o.s.b. (abate di Keizersberg/Mont-César – Leuven; consultore della commissione preparatoria per la liturgia): i suoi documenti dovrebbero essere conservati presso l’abbazia di Keizersberg/Mont-César a Leuven. (p. 61)

[….]

Daniélou Jean s.j. (perito conciliare): i suoi documenti sono conservati presso l’Archivio della Provincia francese dei gesuiti a Vanves. Presso ISR è disponibile un inventario parziale del fondo documentario. (p. 70)

[…]

Diekmann Godfrey o.s.b (consultore della commissione preparatoria per la liturgia, poi perito conciliare): le sue carte sono conservate presso la “Saint John’s University of Collegeville” (Minnesota – USA). (p. 75-76)

[…]

Jenny Henry (ausiliare, poi coadiutore con diritto di successione di Cambrai – Francia; membro della commissione preparatoria per la liturgia): le carte sono conservate presso l’archivio diocesano di Cambrai e in fotocopia presso il “Centre de Pastoral Liturgique” a Paris; un inventario parziale del fondo e copia di alcuni documenti sono presenti presso ISR

Jounel Pierre (consultore per la commissione preparatoria per la liturgia): le sue carte sono conservate presso il “Centre de Pastoral Liturgique” di Paris. Presso ISR si trova copia di alcuni documenti. (p. 97)

[…]

Martimort Aimé Georges (consultore della commissione preparatoria per la liturgia e poi perito conciliare): ha conservato presso di sé la documentazione personale. (p. 108)

Il Concilio inedito. Fonti del Vaticano II (Testi e ricerche di scienze Religiose, Fonti e strumenti di ricerca 1), M. Faggioli – G. Turbanti (edd.), Bologna 2001

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(1) Sono certamente fondamentali due studi: il primo, del Bugnini stesso, La riforma liturgica (1948-1975), Roma 1997², e il secondo, N. Giampiero, Il Card. Ferdinando Antonelli e gli sviluppi della riforma liturgica dal 1948 al 1970, Roma 1998. Tuttavia crediamo che l’accesso diretto alle carte possa fornire ulteriori elementi e portare nuova luce su passaggi ancora non del tutto chiari. In questo campo non manca chi consideri l’opera del Bugnini una troppo sbilanciata apologia pro domo sua, e pure lo studio di Giampietro non pare immune da parzialità ed omissioni (cf., ad es., https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2014/03/24/commissio-conciliaris-de-liturgia-le-adunanze-con-un-convitato-di-pietra/).

12 novembre 1960, alcune immagini

Oltre ai testi ufficiali ed ufficiosi, oltre alle note personali di alcuni dei partecipanti, possiamo mostrare anche alcune immagini della prima sessione plenaria della Commissione liturgica preparatoria.

Di quell’incontro, decisivo per la storia redazionale della Costituzione liturgica, ma ancor più per la teologia liturgica da allora in avanti, ne avevamo già parlato qui: https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/09/11/12-novembre-1960-quellultimo-intervento-che-cambio-tutto/.

Alcune fotografie ne rendono più viva la memoria.

I padri della Commissione liturgica preparatoria De Liturgia. In posizione centrale si nota il card. Gaetano Cicognani, presidente. Alla sua sinistra, padre A. Bugnini (nella foto, a destra)

I padri della Commissione liturgica preparatoria De Liturgia. In posizione centrale si nota il card. Gaetano Cicognani, presidente. Alla sua sinistra, padre A. Bugnini (nella foto, a destra)

Il Card. Cicognani, affiancato da Bugnini, saluta mons. J. Malula, vescovo ausiliare di Leopoldville (Congo) (nella foto di spalle). Sulla destra nella foto, si nota mons. Henri Jenny.

Il Card. Cicognani, affiancato da Bugnini, saluta mons. J. Malula, vescovo ausiliare di Leopoldville (Congo) (nella foto di spalle). Sulla destra nella foto, si nota mons. Henri Jenny.

Da un santo riconosciuto ad un prossimissimo beato, intorno al vero fine della Liturgia.

Potrebbe essere un’interessante prospettiva ermeneutica della figura e della statura del Beato Paolo VI rileggere l’intervento dell’allora Arcivescovo di Milano sullo schema di Costituzione liturgica, durante la IV Congregazione generale del Concilio Vaticano II (22 ottobre 1962). Un discorso assai significativo, con espressioni e contenuti assai decisi. E con una profezia inconsapevole, che riprese da Sant’Agostino.

Per il momento postiamo solo il testo latino (non abbiamo tempo oggi per una traduzione, e ce ne scusiamo con i lettori impossibilitati a comprendere pienamente il testo latino) e, alla fine , un passaggio di un commento recente.

Liceat mihi quoque, ut metropolitae regionis Logobardiae et moderatori ritus ambrosiani, votum proferre, quo schema propositum quoad substantiam aperte approbem et hunc Patrum coetum amplissimum rogem, ut principio faveat, quo totum schema mihi videtur inniti: hoc principium eo spectat ut S. Liturgiae maxima efficacia pastoralis tribuatur.

Etenim schema videtur magnopere commendari propter ea quae in par. 5 affirmantur, scilicet: Licet sacra Liturgia non amplectatur totum ambitum actionis Ecclesiae, est tamen in suo centro, quod est Divinum Eucharistiae Sacrificium, culmen ad quod omnia tendere debent, et simul a quo omnia procedunt.

In hoc igitur schemate de sacra Liturgia, si totum spectetur, vera quaedam aequabilitas habetur, ut opinor, inter duas sententias, quae pariter fini pastorali Concilii officiunt, scilicet:

1. Schema non est huiusmodi ut cedatur iis, qui cum levitate animi et ad suum arbitrium innovationes inducere volunt, vel, quod peius est, hoc modo damnum inferunt rebus divinis et humanis, magni aestimandis, quae in sacra Liturgia continentur et ad gentem christianam per tot saeculorum decursum transmissae sunt, germanae huius traditionis unitate, quoad substantiam, servata. Ii qui ritum ambrosianum sequuntur, peculiari ratione, ad hoc quod attinet, se fideles praebere cupiunt.

2. Schema insuper non favet opinioni eorum, qui asserunt ritum debere esse omnino immutabilem, seu qui caerimoniis historia traditis nimis adhaerent et formam, qua cultus exprimitur, praeferunt ei, quod hac ipsa forma essentialiter significatur [hoc autem eo pertinet, ut inter Deum et animam, inter Deum et communitatem christifidelium intimae rationes intercedant. Illi vero ignorare videntur mutationes et necessitates gravissimas quae in vita hominum recentissima hac aetate ortae sunt].

Itaque propositum schema efficere videtur, ut duabus rebus constanter inhaereatur: essentiae ipsius Liturgiae, quae omnino defendi debet atque servari, et formae traditae seu hìstoricae, scilicet modo, quo celebratio divinorum mysteriorum quasi vestitur; quae quidem forma mutari potest, prudenter tamen sapienterque et ad aptiores rationes revocari. Schema igitur nequaquam imminuit cultus catholici patrimonium divinum et a maioribus acceptum, sed permittit et suadet, ut commissiones post Concilium instituendae — in quibus etiam episcopi qui pastores sunt animarum, praesentes esse debent — idem patrimonium reddant planius, magis comprehensibile et utilius hominibus nostrae aetatis, quibus ut pastores ex conscientia officio obligamur.

Etenim propter onus nostri, quo traditionem formarum ecclesiasticarum tueri debemus, nihil detrahere licet de obligatione etiam maiori, qua tum Deo et Christo, tum populo christiano et hominibus temporum nostrorum devincimur. Novimus enim societatem hanc nostram, tanto in discrimine versantem quoad religionem, praesertim ope verbi liturgici hodie ad Christum, ad Ecclesiam, ad salutem pervenire posse.

Hoc recogitandum est, maxime cum agitur cle lingua in cultu adhibenda, usus linguae antiquae et a maioribus traditae, videlicet linguae latinae pro Ecclesia latina, firmus sic ac stabilis in iis partibus ritus quae sunt sacramentales ac proprie vereque sacerdotales. Hoc ideo fieri debet, ut unitas Corporis Mystici orantis [et] accuratio sacrarum formularum religiose serventur. Tamen ad populum quod attinet, quaevis difficultas intelligendi auferatur in partibus didacticis sacrae Liturgiae, ac detur fidelibus quoque facultas exprimendi verbis comprehensibilibus preces suas, quas Deo adhibent.

Non enim licet nobis oblivisci quod S. Paulus in cap. 14, 1 Cor. diserte docet, scilicet affirmat eum qui orat in Ecclesia, mente intelligere debere id, quod ore efferat et respondere «Amen» scientem quid dicat. Liturgia nempe pro hominibus est instituta, non homines pro Liturgia. Ipsa est precatio communitatis christianae; si cupimus, ne haec communitas templa nostra deserat, sed ut eo libenter accedat ibique ad interiorem animae vitam formetur et fidem suam digne exprimat, prudenter, sed sine mora et cunctatione, amoveri debet impedimentum linguae quae intelligi nequit, vel admodum paucis tantum est accommodata, quaeque gentem nostram non ad participandum cultum divinum allicit, sed ab eo abalienat, quemadmodum egregie enuntiatur in par. 24 constitutionis examinandae.

Sententiae Sancti Augustini meminisse vanum non erit, quae monet: Melius est reprehendant nos grammatici, quam non intelligant populi (in PS. 138, 20).

Item laudandum mihi videtur principium vi cuius caerimoniae in simpliciorem formam redigendae sint, non ad minuendam cultus pulchritudinem et uberem significationem, sed ad efficiendum ut caerimoniarum brevitati recte consulatur et repetitiones omnesque implicationes vitentur; quo principio reformatio liturgica, quae annuntiatur, innititur, idemque indoli hominum, etiam piorum ac fidelium, qui nostra aetate sunt, valde congruit.

Quasdam autem animadversiones peculiares scripto consignatas mihi addere placet, quae commissioni ad quam spectat proponuntur, illam imprimis, quae respicit Liturgias religiosorum; optarem enim ut pag. 169 post par. 32 mentio fiat vel nova paragraphus inducatur de liturgiis, rite recognitis, si opus fuerit, religiosorum exemptorum ob historicum earum momentum et spiritualem dignitatem.

[Quoad schema constitutionis de S. Liturgia haec mihi videntur peculiari ratione animadvertenda: pag. 167, par. 25: Una conficiatur S. Scripturae authentica versio in singulos sermones vulgares, qua omnes uti debeant sive in liturgicis ritibus sive in catechesi tradenda. Pag. 169, par. 31, linn. 6-7: «salvis consuetudinibus… »: haec exceptio, cum vim omnem auferat normae propositae, mea iudicio expungenda est. Pag. ib., par. 32: auctoritas, qua quivis episcopus in sua cathedrali ecclesia polleat, maior sit ea, qua aetate nostra uti potest in iis, quae ad cultum et administrationem pertinent. Pag. 176, par. 44, lin. 23: loco «aliter» scribatur «digne». Pag. 180, par. 48: instauratio catechumenatus adultorum, in plures gradus divisi, non est facile ad usum deducenda; sit summum in cuiusque libera facultate posita. Pag. 182, par. 63: nova paragrapho inducta enuntietur cardinalis dignitatem religioso quodam ritu esse impertiendam. Pag. 187, par. 72, lin. 1-2: orationi dominicae ad Laudes et Vesperas dignior locus tribuatur, ita ut haec oratio iis in horis quasi fastigium emineat. Symbolum apostolicum seu Credo in Officio Divino, saltem die dominica, iterum suum locum obtineat]. Dixi.

Acta Synodalia Sacrosancti Concilii Oecumenici Vaticani II, Volumen I, Periodus prima, Pars I, Città del Vaticano 1970, 313-315.

Il 22 ottobre 1962 il cardinale G. B. Montini intervenne nella discussione conciliare sulla liturgia con un discorso che resterà negli annali. Egli disse una frase che si distaccava nettamente dalle altre argomentazioni che venivano proposte: Liturgia nempe pro hominibus est instituta, non homines pro liturgia, una frase che ricalca il celebre detto di Cristo: ‘Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato’ (Mc 2,27). Posta questa sua origine, la frase detta dal card. Montini è pienamente giustificata ed è assolutamente ovvia: anzi, dovrebbe trovare applicazione in ogni osservanza liturgica. Nel dibattito conciliare fece una notevole impressione e credo che anche oggi non tutti la sottoscriverebbero. Questa frase dovremmo chiosarla dicendo che non solo la liturgia è per l’uomo ma che essa è per l’uomo affinché questi porti frutto.

E. Mazza, «La partecipazione attiva alla liturgia. Dalla Mediator Dei alla Sacrosanctum Concilium», Ecclesia Orans 30 (2013) 324.

montini al concilio