Il rituale della Penitenza: curiosità, contraddizioni (e soluzioni?)

Nella ricerca in archivio, anche pagine spurie e apparentemente di non primissima importanza, possono comunque offrire dettagli interessanti e preziosi, che giustificano la fatica di ore ed ore di ricerca: dalle pagine ingiallite e raccolte alla meno peggio possono scaturire considerazioni e riflessioni inaspettate, in modo particolare se si possono incrociare e confrontare con altri dati e documenti.

Vediamo allora di mettere in relazioni due pagine di genere, contesto e data del tutto diversi, ma con lo stesso oggetto: il rituale della penitenza riformato dopo il Vaticano II.

Il primo documento si tratta di una lettera riservata di Bugnini a Jounel, che abbiamo trovato appunto fra le carte del liturgista francese. Si tratta di una comunicazione passata a tutti i componenti della commissione che stava preparando il nuovo rituale della Penitenza – di cui mons. Pierre Jounel era parte attivissima, per metterli a parte di novità interessanti e, diciamo noi, per gratificarli un poco, dopo un lavoro difficile e delicato. Ecco il testo, per ciò che ci interessa ora:

Roma, 6 agosto 1973

Al gruppo di studio dell’«Ordo Paenitentiae»

Carissimi,

nell’Udienza concessami il 3 agosto u.s., il Papa mi ha parlato dell’Ordo Paenitentiae. Prima di tutto il Papa ha tenuto a sottolineare che lo schema gli è piaciuto moltissimo per la dottrina sicura, la cultura ampia che manifesta, la spiritualità molto accentuata, la profondità della ricerca. «Fa onore al Dicastero e alla Santa Sede» – ha detto. Ha poi consegnato e commentato al Segretario alcuni suoi appunti personali. […] Poiché alcuni ritocchi sono necessari (il Papa mi ha dato una lista di Sue osservazioni), vale la pena di rimandare un po’ la pubblicazione, ma limare ancora il bellissimo lavoro che avrà una incidenza formidabile sulla vita della Chiesa. […] Per la seconda volta, poi, mi ha fatto elogi del lavoro e mi ha detto: desidero che comunichi i miei voti e la mia particolare benedizione e il mio plauso a quanti vi hanno lavorato.

Poi ha voluto sapere i nomi di quelli che vi hanno lavorato: è stata la prima volta che il Papa mi ha chiesto i nominativi di un gruppo.

Tanto ho creduto bene di comunicarvi, per conforto e speranza. In autunno si terrà un’adunanza del gruppo. Saluti cordialissimi. (1)

 

Proviamo a confrontare tale documento con un articolo apparso nel 2010 in un fascicolo di Rivista di pastorale liturgica dedicato integralmente al sacramento della penitenza e alla sua pastorale:

  1. «La confessione è finita»

Così titolava un articolo apparso su Repubblica del 19 giugno 2009 a firma di Jenner Meletti, una notizia accolta subito con una certa soddisfazione dagli ambienti laicisti.

A parte il titolo a effetto, è una constatazione semplice, eppure incontrovertibile, che tanto la pratica quanto la comprensione del sacramento della Penitenza siano nella chiesa di oggi piuttosto in crisi. La riforma annunciata a suo tempo dal Vaticano II e attuata con la pubblicazione del Rito della Penitenza non è stata in grado di ravvivare l’interpretazione teologica e la prassi di questo sacramento.

(G. Venturi, «Dove stiamo andando?», Rivista di pastorale liturgica  4/2010, 32 (2)

Come si vede, l’assai favorevole apprezzamento del nuovo rituale da parte di Paolo VI e i suoi auspici positivi paiono essere del tutto smentiti dalla prassi successiva.

Cosa pensare di fronte a questa apparente contraddizione? Paolo VI in questo non fu davvero un buon profeta e gli esperti che si adoperarono per la riforma rituale della penitenza mancarono del tutto il loro obiettivo? La difficoltà e la stanchezza in cui giace la prassi celebrativa del quarto sacramento sono ai più evidenti, al di là dei titoli dei giornali (3): non è paradossale che proprio l’unico rituale che secondo il segretario del Consilium ad exsequendam Constitutionem de sacra Liturgia – lui che seguì l’intera opera di riforma post-conciciliare – fu in tal modo apprezzato e lodato dal Pontefice, alla prova della prassi si sia rivelato quello dall’attuazione pratica più fallimentare?

La sintesi, ci pare, può essere trovata nel riconoscere che alcuni principi fondamentali del rituale non furono – e non lo sono tuttora! – compresi e recepiti. Oltre alla sterile lamentela o all’ormai ripetitiva richiesta di ulteriore riforma del rituale, sembra più saggio ritornare a studiare sul serio quanto Bugnini e Jounel avevano fra le mani, nell’agosto del 1973…

A tale argomento abbiamo dedicato diversi post e, come sapranno i lettori più attenti, la ricerca dottorale. Rimandiamo pertanto a tali pagine, senza appesantire oltremodo la presente. Prossimamente, invece, ci soffermeremo su altri aspetti presenti nella lettera  di Bugnini citata più sopra.


(1) Sacra Congregatio pro Culto Divino, Corrispondenza Bugnini – Jounel, Lettera riservata (prot. n. 1127/73): Fondo Jounel, Archivio del Centre National de Pastorale Liturgique (Parigi); tale era l’ubicazione del fondo all’epoca della nostra consultazione. In questi ultimi anni la documentazione è stata riversata presso il Centre National des Archives de l’Église de France, Issy-Les-Moulineaux, Paris.

(2) Cf. qui.

(3) Cf. il recente libretto di Aldo Maria Valli, C’era una volta la Confessione. Inchiesta su un sacramento in crisi, Milano 2016.

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Le carte di Mons. Bugnini: damnatio memoriae, omissione o mistero? Note sul Concilio inedito

E’ del tutto evidente di quanto la consultazione degli archivi sia imprescindibile per una ricerca storica seria e fondata. Tale principio vale anche per la storia del Concilio Vaticano II e per i suoi documenti. Il testo della Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium ha un valore assoluto in sé, ed è il riferimento obbligato per ogni ermeneutica; ciò non sminuisce, però, l’importanza e l’utilità della consultazione delle carte e delle note dei vescovi e dei periti che lavorarono alla redazione del testo. In quest’opera di ricerca, nel mare magnum degli archivi istituzionali e dei fondi privati, strumento preziosissimo è lo studio, pubblicato a cura di Massimo Faggioli e Giovanni Turbanti, Il Concilio inedito. Fonti del Vaticano II. In esso si possono trovare, oltre ai riferimenti dei principali centri di raccolta dei documenti e della ricerca sul Vaticano II, i risultati di una davvero ampia consultazione sui fondi locali e sulle carte di numerosissimi attori dell’evento conciliare, vescovi e periti. Al nome della singola persona o istituzione è associata una breve descrizione del ruolo avuto al Concilio, cui segue l’esito dell’indagine sulla documentazione ed, eventualmente, l’indicazione dell’ubicazione del fondo archivistico.

Scorrendo il repertorio, di cui più sotto offriamo qualche esempio, non mancano le sorprese. Uno studioso della Sacrosanctum Concilium non può, infatti, trattenersi dall’andare a cercare, prima di tutto, indicazioni circa Annibale Bugnini, il segretario della commissione conciliare preparatoria. Ebbene, nello studio in questione non si troverà alcuna indicazione a proposito. Come interpretare tale lacuna: una sorta di damnatio memoriae? Una dimenticanza? Lo sgomento potrebbe aumentare notando che simile sorte è riservata anche per il segretario della commissione conciliare per la liturgia, Ferdinando Antonelli: pure di lui non vi è alcuna menzione. Rimane pertanto il mistero circa le carte di Bugnini. Per i due protagonisti principali, almeno in quanto coordinatori dei periti, della redazione della Costituzione liturgica, rimane ancora non accessibile la loro personale documentazione (1).

Repertorio delle fonti indagate per la storia del concilio Vaticano II

Botte Bernard o.s.b. (direttore dell’Istituto superiore di Liturgia di Paris; consultore della commissione preparatoria per la liturgia): i suoi documenti sono essere (sic!) conservati presso l’Abbazia di Keizersberg/Mont-César a Leuven.

[…]

Braga Carlo c.m (minutante della commissione preparatoria per la liturgia): i suoi documenti conciliare sono conservati presso il Collegio Leoniano a Roma; presso ISR è conservata copia di alcuni documenti. (p. 58)

[…]

Cannizzaro Giovanni Bruno o.s.b. (membro della commissione preparatoria per la liturgia): presso la biblioteca del monastero benedettino di Quarto Castagna (Genova) sono state reperite alcune lettere relative al breve periodo in cui partecipò alla commissione; alcuni suoi documenti sono presenti presso il “Centre National de Pastoral Liturgique” di Paris. Copia di alcuni documenti è conservata presso ISR.

Capelle Bernard o.s.b. (abate di Keizersberg/Mont-César – Leuven; consultore della commissione preparatoria per la liturgia): i suoi documenti dovrebbero essere conservati presso l’abbazia di Keizersberg/Mont-César a Leuven. (p. 61)

[….]

Daniélou Jean s.j. (perito conciliare): i suoi documenti sono conservati presso l’Archivio della Provincia francese dei gesuiti a Vanves. Presso ISR è disponibile un inventario parziale del fondo documentario. (p. 70)

[…]

Diekmann Godfrey o.s.b (consultore della commissione preparatoria per la liturgia, poi perito conciliare): le sue carte sono conservate presso la “Saint John’s University of Collegeville” (Minnesota – USA). (p. 75-76)

[…]

Jenny Henry (ausiliare, poi coadiutore con diritto di successione di Cambrai – Francia; membro della commissione preparatoria per la liturgia): le carte sono conservate presso l’archivio diocesano di Cambrai e in fotocopia presso il “Centre de Pastoral Liturgique” a Paris; un inventario parziale del fondo e copia di alcuni documenti sono presenti presso ISR

Jounel Pierre (consultore per la commissione preparatoria per la liturgia): le sue carte sono conservate presso il “Centre de Pastoral Liturgique” di Paris. Presso ISR si trova copia di alcuni documenti. (p. 97)

[…]

Martimort Aimé Georges (consultore della commissione preparatoria per la liturgia e poi perito conciliare): ha conservato presso di sé la documentazione personale. (p. 108)

Il Concilio inedito. Fonti del Vaticano II (Testi e ricerche di scienze Religiose, Fonti e strumenti di ricerca 1), M. Faggioli – G. Turbanti (edd.), Bologna 2001

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(1) Sono certamente fondamentali due studi: il primo, del Bugnini stesso, La riforma liturgica (1948-1975), Roma 1997², e il secondo, N. Giampiero, Il Card. Ferdinando Antonelli e gli sviluppi della riforma liturgica dal 1948 al 1970, Roma 1998. Tuttavia crediamo che l’accesso diretto alle carte possa fornire ulteriori elementi e portare nuova luce su passaggi ancora non del tutto chiari. In questo campo non manca chi consideri l’opera del Bugnini una troppo sbilanciata apologia pro domo sua, e pure lo studio di Giampietro non pare immune da parzialità ed omissioni (cf., ad es., https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2014/03/24/commissio-conciliaris-de-liturgia-le-adunanze-con-un-convitato-di-pietra/).