Lodi del lunedì della IV settimana, Orazione dopo il Cantico

Soffermandosi un poco sull’orazione che era in previsione dopo la recitazione del Cantico veterotestamentario assegnato alle Lodi di oggi, lunedì della IV settimana, si scoprono alcune cose interessanti. Il testo che la liturgia delle Ore assume dal libro di Isaia (i versetti 10-16) è inserito nel contesto del capitolo 42 (primo canto del servo di Jahwe). La preghiera, sia nella prima versione sia in quella, la seconda, rivista da p. Braga su mandato della Congregazione per il Culto divino (cf. i precedenti post sull’argomento), pare contenere parecchi riferimenti a versetti di tale capitolo. Nella recitazione corale della liturgia delle Ore sono quindi utilizzati i versetti più lirici e adatti al tono della preghiera di lode, mentre gli altri elementi che accompagnano il cantico – titolo, versetto neotestamentario e orazione (1)- permettono di arricchire la recitazione con una meditazione più ampia, suggerendo collegamenti e aperture a tutta la Scrittura. Ad una prima lettura, infatti, l’insistenza della preghiera su temi quali la giustizia, la liberazione dagli errori, la formazione di un popolo nuovo non si comprendono facilmente se riferiti solamente al testo del cantico in se stesso. Ma è sufficiente allargare lo sguardo all’intero capitolo 42 per accorgersi di come l’orazione raccolga e riformuli in preghiera non solo i versetti del cantico (cf. l’espressione “la buona battaglia del vangelo” che rilegge le immagini ben più guerresche “il Signore avanza come un prode, come un guerriero eccita il suo ardore…. lancia urla di guerra”), ma anche altri dati contenuti nella profezia: cf., ad es., i versetti 6-7 “Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre”. Il tema del canto nuovo, poi, permette di allargare la preghiera fino all’Apocalisse, con il canto nuovo dei redenti davanti all’Agnello, come pure alla seconda lettera di Pietro: “Dato che tutte queste cose dovranno finire in questo modo, quale deve essere la vostra vita nella santità della condotta e nelle preghiere, mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli in fiamme si dissolveranno e gli elementi incendiati fonderanno! Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia” (2Pt 3,13).Quale ricchezza soggiace da questa mutua penetrazione fra Bibbia e Liturgia!

Vediamo i testi delle due versioni della preghiera e il testo biblico, con alcune sottolineature, che aiutano a cogliere gli elementi di cui sopra.

Omnium liberator Deus,
qui in Christo mortis victore
vim amoris tuis cunctis manifestati hominibus,
adiuva nos ut bonum certamen Evangelii certantes
fratres nostros ab errore et iniustitia
salvare possimus
ad populum de redemptis novo exitu efformadum,
qui duce Domino resurgente ad te venit.

O Dio, liberatore di tutti, che in Cristo, vincitore della morte, hai manifestato a tutti gli uomini la forza del tuo amore, a noi che combattiamo la buona battaglia del Vangelo concedi il tuo aiuto, perché possiamo salvare i nostri fratelli dall’errore e dall’ingiustizia, per formare, fra i redenti in un nuovo esodo, un popolo che guidato dal Signore risorto venga a te.

Deus, liberator noster,
qui in Christo de morte victore
potentiam novitatis, quae a te procedit, manifestasti,
adesto nobis bonum Evangelii certamen certantibus,
ut, ad fratres nostros ab errore et iniustitia liberandos
et ad terram novam in tua iustitia efformandam
tecum fidenter operemur.

O Dio, nostro liberatore, che in Cristo vincitore della morte hai manifestato la potenza della novità che da te procede, assistici mentre combattiamo la buona battaglia del vangelo, perché insieme con te ci adoperiamo fiduciosamente per liberare i nostri fratelli dall’errore e dall’ingiustizia e per formare una terra nuova nella tua giustizia.

Isaia 42,1-25

Primo canto del servo
Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio.
Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni.
Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce,
non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta;
proclamerà il diritto con verità.
Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra,
e le isole attendono il suo insegnamento.

Così dice il Signore Dio, che crea i cieli e li dispiega,
distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita
e l’alito a quanti camminano su di essa:
«Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano;
ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni,
perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri,
dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre.
Io sono il Signore: questo è il mio nome; non cederò la mia gloria ad altri,
né il mio onore agli idoli.
I primi fatti, ecco, sono avvenuti e i nuovi io preannuncio;
prima che spuntino, ve li faccio sentire».

Inno di vittoria
Cantate al Signore un canto nuovo, lodatelo dall’estremità della terra;
voi che andate per mare e quanto esso contiene, isole e loro abitanti.
Esultino il deserto e le sue città, i villaggi dove abitano quelli di Kedar;
acclamino gli abitanti di Sela, dalla cima dei monti alzino grida.
Diano gloria al Signore e nelle isole narrino la sua lode.
Il Signore avanza come un prode, come un guerriero eccita il suo ardore;
urla e lancia il grido di guerra, si mostra valoroso contro i suoi nemici.
«Per molto tempo ho taciuto, ho fatto silenzio, mi sono contenuto;
ora griderò come una partoriente, gemerò e mi affannerò insieme.
Renderò aridi monti e colli, farò seccare tutta la loro erba;
trasformerò i fiumi in terraferma e prosciugherò le paludi.
Farò camminare i ciechi per vie che non conoscono, li guiderò per sentieri sconosciuti;
trasformerò davanti a loro le tenebre in luce, i luoghi aspri in pianura.
Tali cose io ho fatto e non cesserò di fare».
Retrocedono pieni di vergogna quanti sperano in un idolo,
quanti dicono alle statue: «Voi siete i nostri dèi».

Cecità e sordità d’Israele
Sordi, ascoltate, ciechi, volgete lo sguardo per vedere.
Chi è cieco, se non il mio servo?
Chi è sordo come il messaggero che io invio?
Chi è cieco come il mio privilegiato?
Chi è cieco come il servo del Signore?
Hai visto molte cose, ma senza farvi attenzione,
hai aperto gli orecchi, ma senza sentire.
Il Signore si compiacque, per amore della sua giustizia,
di dare una legge grande e gloriosa.
Eppure questo è un popolo saccheggiato e spogliato;
sono tutti presi con il laccio nelle caverne, sono rinchiusi in prigioni.
Sono divenuti preda e non c’era un liberatore,
saccheggio e non c’era chi dicesse: «Restituisci».
Chi fra voi porge l’orecchio a questo, vi fa attenzione e ascolta per il futuro?
Chi abbandonò Giacobbe al saccheggio, Israele ai predoni?
Non è stato forse il Signore contro cui peccò, non avendo voluto camminare per le sue vie
e non avendo osservato la sua legge?
Egli, perciò, ha riversato su di lui la sua ira ardente e la violenza della guerra,
che lo ha avvolto nelle sue fiamme senza che egli se ne accorgesse,
lo ha bruciato, senza che vi facesse attenzione.

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(1) “Inno al Signore vittorioso e salvatore. Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono di Dio (Ap 14,3)“. Come si sa, per i testi ufficiali delle orazioni dopo i salmi e dopo i cantici ancora si deve attendere il promesso quinto volume della Liturgia delle Ore.

Le Orationes post Cantica. Due assaggi e una questione

Secondo quanto anticipato (Cf. https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2014/08/25/p-carlo-braga-un-servo-umile-ma-fecondo-un-piccolo-esempio/), offriamo un semplice esempio delle preghiere che p. Braga, su incarico di mons. Noè (Congregazione per il Culto divino), doveva rivedere.
Presentiamo due preghiere. La prima è in relazione al cantico dei Vespri di questa sera (mercoledì della seconda settimana) e la seconda in relazione al cantico delle Lodi di domani (giovedì della seconda settimana). Riportiamo il testo latino della prima versione con una nostra traduzione (per la verità non troppo curata stilisticamente e in un passaggio assai contorta e poco chiara) e di seguito il testo della redazione rivista con, di nuovo, una nostra traduzione, a beneficio di quanti non possono intendere il latino.
Come mi faceva notare un assiduo lettore del blog, l’incarico affidato a p. Carlo non risolve una questione previa. La preghiera dopo un Cantico dell’Antico Testamento ha un valore, la preghiera dopo un Cantico del Nuovo Testamento assume tutt’altro significato.
Nell’esempio che mostriamo si capirà bene cosa intendiamo dire. La preghiera dopo il Cantico dell’Antico Testamento, nel caso specifico Isaia 12,1-6, offre una rilettura orante del Cantico proiettandolo nella rivelazione neotestamentaria. Si noteranno i riferimenti a Gv 7, 37 (che, fra l’altro, è la sentenza neotestamentaria che segue il titolo) e a Gv 4,14, l’episodio della samaritana. In questo caso, si addice anche a questa preghiera dopo il Cantico quanto i Praenotanda affermano delle preghiere dopo i salmi: “Le orazione sui salmi hanno il fine di aiutare coloro che li recitano a interpretarli in senso soprattutto cristiano. […] Così terminato il salmo e fatta una pausa di silenzio, l’orazione raccoglie e conclude i sentimenti di coloro che hanno recitato il salmo” (PNLO, 112).
La preghiera che potrebbe seguire il Cantico del Nuovo Testamento, nel caso specifico Col 1,3.12-20, ricorre a concetti e temi che paiono un poco estranei al senso del Cantico, senso che di per sé non deve essere approfondito in senso cristologico, essendo già esplicito e compiuto. Non si può quindi applicare a questo tipo di orazioni il significato inteso dal paragrafo dei Praenotanda citato sopra. Forse, con un po’ di forzatura, si potrebbe associare al senso delle preghiere dopo i Cantici del Nuovo Testamento quanto gli stessi Praenotanda dicono a riguardo delle preces, ossia le invocazioni e le intercessioni che alle Lodi e ai Vespri seguono il Cantico evangelico: «La Liturgia delle Ore celebra senza dubbio le lodi di Dio. Tuttavia la tradizione sia giudaica che cristiana non separa dalla lode divina la preghiera di domanda anzi non di rado fa in qualche modo scaturire questa da quella» (PNLO, 179).
Per ora non abbiamo modo di verificare se le modifiche apportate da p. Braga vennero accolte dalla Congregazione e se siano state pubblicate da qualche parte. Se qualche lettore ha informazioni a proposito o è interessato alla questione, siamo ben felici di continuare l’approfondimento e la pubblicazione di altri testi.

 

Ad Col 1, 3.12-20

Christe Iesu, invisibilis Dei
facies aspectabilis,
homo cum sis pro ceteris ac Deo,
Homo inveniris et hominis Veritas:
tribue nobis assidue te cernentibus
humanitatis nostrae famen explere
atque unionis cum Deo sitim extinguere.

Signore Gesù, volto visibile del Dio invisibile,
essendo uomo per gli altri e per Dio,
sei apparso Uomo e Verità dell’uomo:
concedi a noi di riconoscerti assiduamente
appagare la fame della nostra umanità
ed estinguere la sete dell’unione con Dio.

Ineffabilis Deus, qui te nobis revelasti
per Christum, formam visibilem effectum divinitatis tuae,
et per ipsum semitam nobis ostendisti
qua ad te pervenire possimus,
concede ut te in ipso semper inspiciamus
et, corpori eius perenniter sociati,
digni efficiamur in partem sortis sanctorum.

Ineffabile Dio, che ti sei rivelato a noi in Cristo,
immagine visibile della potenza della tua divinità,
e in Lui ci ha mostrato la via
con la quale a Te possiamo giungere
concedi che in Lui stesso contempliamo sempre Te,
e perennemente uniti al suo corpo,
siamo fatti degni della sorte dei santi.

 

Ad Is 12, 1-6
Domine Iesu, qui dixisti:
“Si quis sitit, veniat ad me et bibat,
is qui in me credit”,
sitim nostram torrentibus aquarum
de tuo Spiritu vitam manantibus
propitius exstingue,
ut amoris tui modo sitientes
ispum nos fontem gaudii
in vitam aeternam salientem inveniamus.

Signore Gesù, tu che hai detto:
Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me,
estingui benigno la nostra sete con i fiumi d’acqua viva
che dal tuo Spirito diffondono la vita,
perché assetati solo del tuo amore
troviamo la fonte della gioa
che zampilla per la vita eterna.

 

Domine Iesu Christe, qui dixisti:
Si quis sitit, veniat ad me et bibat qui credit in me,
concede ut aquas hauriamus in gaudio de fontibus salutis,
et, amorem tuum sitientes,
fontem inveniamus in vitam aeternam salientem.

Signore Gesù Cristo, che hai detto:
Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me
concedi che attingiamo con gioia alle sorgenti della salvezza,
e, assetati del tuo amore,
troviamo la fonte d’acqua che zampilla per la vita eterna.

Uno dei “padri” del blog in cielo, il giorno successivo la solennità dell’Assunzione della beata Vergine Maria.

Questa mattina, nella Casa della Congregazione della Missione in Siena, si è celebrata la liturgia esequiale per padre Carlo Braga, che ha terminato la sua corsa il 16 agosto, quando la liturgia della Chiesa ritrovava la sua andatura feriale dopo la grande festa dell’Assunta.

E’ noto a tanti il suo impegno per la formazione e l’insegnamento della liturgia, come pure la sua opera di divulgazione della scienza liturgica: con numerose sue pubblicazioni e con la sua cura nell’edizione di studi altrui, era senza dubbio uno dei più grandi esperti della liturgia rinnovata dal Concilio. Sicuramente ci saranno occasioni per commemorare la persona e sottolinearne l’importanza.

Personalmente, devo a lui, in gran parte, la riuscita della mia ricerca dottorale e la mia passione per gli studi intorno alla riforma liturgica. Primo collaboratore di p. Bugnini, conservava memoria precisa e documentata del periodo conciliare e, poi, del periodo del Consilium. Con gentilezza e cortesia davvero inaspettate, mise a disposizione di un semplice studente il suo tempo, i suoi ricordi e il tesoro prezioso della sua documentazione. Non potrò mai dimenticare quando, dopo aver ascoltato i miei progetti di ricerca, si assentò per qualche momento dalla saletta del Collegio Leoniano, dove mi aveva ricevuto, per tornare con in mano il volume della prima redazione della Sacrosanctum Concilium: “Quando terminerà la sua ricerca, me lo vorrà riportare!”. Era la prima volta che ci incontravamo: un allora giovane studente di liturgia un poco audace e sprovveduto, e un Maestro, signorile e gentile.

Ho imparato a riconoscere la sua calligrafia minuta, nelle note apposte su innumerevoli documenti di ogni tipo passati per le sue mani. Davvero un umile, nascosto, lavoratore nella vigna del Signore. Voglia il cielo che ci siano donati ancora, e numerosi, Maestri generosi e solleciti come padre Carlo.

In Paradisum deducant te Angeli…