Concilio (solo) pastorale? La voce, passata eppure attuale, di uno dei protagonisti del Vaticano II

E’ davvero impressionante come considerazioni sull’attualità di oltre 50 anni fa siano ancora freschissime e attinenti anche a nostre e contemporanee questioni. Probabilmente ciò è dovuto allo straordinario significato dell’evento di allora come pure alla sapiente lungimiranza dell’autore delle stesse.

Parliamo infatti di alcune osservazioni di mons. H. Jenny, padre conciliare e membro fra i più attivi e impegnati nelle diverse commissioni che delinearono prima e portarono a compimento poi il rinnovamento liturgico disegnato a grandi tratti nella Costituzione liturgica Sacrosanctum Concilium (1). L’occasione di mettere per iscritto le riflessioni – inedite – che riportiamo più sotto – fu la terza ed ultima plenaria della Commissione Preparatoria, dall’11 al 13 gennaio 1962. Purtroppo, di quella sessione abbiamo solo qualche parola di commento generale nel pur ottimo articolo di p. C. Braga, «La terza redazione del primo capitolo della “Sacrosanctum Concilium”», Ephemerides Liturgicae 115 (2001) 35-67. Diversamente da quanto lodevolmente riporta il sito di documentazione http://www.fontescl.com per le due plenarie precedenti – con verbali e bozze della futura Costituzione -, il link al verbale della terza plenaria indirizza ad una pagina del tutto vuota (cf. qui). Non possiamo quindi affermare con certezza se il testo che riproduciamo sia stato tradotto in latino e quindi effettivamente pronunciato da Jenny nel corso della plenaria, oppure se si tratti di riflessioni per un circolo più ristretto. Non possiamo escludere che siano solo appunti e note esclusivamente personali, anche se il fatto che si tratti di un testo dattiloscritto fa pensare che sia stato pensato per una qualche comunicazione.

Fatto sta che le due pagine che recano annotata a mano la data del 12 gennaio 1962 descrivono alcune tensioni di allora che si ripresentano – mutatis mutandis – anche nell’oggi del dibattito ecclesiale. Mons. Jenny, di certo non classificabile fra quanti si opponevano alla dinamica del ritorno alle fonti per una riforma generale, insiste sul necessario fondamento cristologico di ogni pastorale e di ogni riforma. Mancando un radicato e profondo pensiero biblico e teologico-liturgico, le riforme sarebbero solo nuove rubriche, ritocchi esterni condannati a passare di moda molto presto, inseguendo l’ultima tendenza…. Abbiamo varie volte mostrato come Jenny abbia preso la parola e abbia combattuto anche su questioni minime e di dettaglio con assoluta precisione ed efficacia, la sua preparazione glielo consentiva. Tuttavia nei primi giorni del 1962, quando i periti della Commissione Preparatoria lavoravano alacremente per limare e riformulare i singoli numeri della Costituzione, il nostro vescovo francese non dimenticava l’orizzonte più ampio all’interno del quale ci si doveva muovere. Lasciamo a lui la parola:

On dit que le Concile sera surtout pastoral et apostolique: il pensera à ce monde immense et compliqué, affamé de pain et de vérité, attiré par le progrès, le bien-être, le plaisir. Mais pour que le Concile soit vraiment l’expression de la volonté du Sauveur, ne doit-il pas proclamer solennellement, pour le monde d’aujourd’hui, le message toujours actuel, toujours nouveau, du Règne de Jésus-Seigneur? Ne doit-il pas affirmer à nouveau, de façon à être entendu, que Jésus est le seul Sauveur, par sa Croix et sa Résurrection?

Même les chrétiens, même les prêtres, oublient parfois de proclamer le «testimonium Resurrectionis». Et le Seigneur ressuscité vit et agit dans sa liturgie, dans ce Passage incessant de l’Eucharistie.

Pour ce qui concerne la liturgie, ne convient-il pas, avant de proposer des «réformes», portant sur les «rites», les cérémonies, les formes extérieures, la langue, etc., ne faut-il pas d’abord rappeler le caractère réel et objectif de l’action mystérieuse du Christ Seigneur à travers les «faits» de la liturgie, qui sont les fêtes successives de l’Année chrétienne, qui sont les «merveilles du salut» renouvelées pour notre temps?  (Cambrai, fond Jenny, boite 14) (2)


(1) Cf. M. Felini, «Contributo alla storia della genesi della Sacrosanctum Conciliumgli interventi di Mons. Jenny e il suo influsso nel primo capitolo della Costituzione liturgica», Ecclesia Orans 31 (2014) 481-503; cf. anche i vari post sul blog, digitando «Jenny» nella casella  «cerca».

(2) Si dice che il Concilio sarà prevalentemente pastorale e apostolico: avrà a cuore questo mondo vasto e complicato, affamato di pane e di verità, attratto dal progresso, dal benessere, dal piacere. Ma affinché il Concilio sia veramente l’espressione della volontà del Salvatore, non dovrebbe annunciare solennemente al mondo di oggi, il messaggio sempre attuale, sempre nuovo, del Regno di Gesù il Signore? Non dovrà affermare ancora una volta, in modo da essere ascoltato, che Gesù è l’unico Salvatore, attraverso la sua croce e risurrezione? Anche i cristiani, anche gli stessi preti a volte dimenticano di annunciare il «Testimonium Resurrectionis». E il Signore risorto vive e agisce nella sua liturgia, in questo passaggio incessante dell’Eucaristia. Per quanto riguarda la liturgia, non si conviene, prima di proporre «riforme» in riferimento ai «riti», alle cerimonie, alle forme esterne,  alla lingua, etc., non si dovrebbe come prima cosa ricordare il reale ed oggettivo carattere dell’azione misteriosa di Cristo Signore attraverso gli «eventi» della liturgia, che sono le feste successive dell’anno cristiano, che sono le «meraviglie della salvezza» rinnovate per il nostro tempo?

Ex archivis. Pagine curiose di cui nessuno vi parlerà.

Siamo ora in grado di riprodurre un documento (1) a cui avevamo accennato in un post di qualche tempo fa [ https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2015/06/16/un-biblista-bacia-la-scrittura-niente-di-strano-a-meno-che-quella-scrittura-non-sia/ ].

Si tratta del resoconto scritto di un aneddoto curioso, riguardante la ricezione di un desiderato fascicolo del testo emendato dello schema di costituzione, durante una delle adunanze della Commissione Conciliare De Liturgia. Ci pareva significativo – come parve all’estensore della lettera, il Segretario della stessa Commissione – registrare l’incosueta reazione di un vescovo biblista, che dimostrò simbolicamente di non venerare con adorazione solamente i testi Sacri dell’Antico e del Nuovo Testamento, ma di attribuire analoga importanza al testo della Costituzione liturgica, esprimendo tale venerazione, baciandone il fasicolo.

Lettera di Antonelli a Lercaro

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(1) Archivio Lercaro, AGL. A. CCCXLVIII.

Autobus e liturgia, associazioni improbabili…

fuori servizio

Per varie ragioni il nostro viaggio verso Cambrai [cf. https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2015/01/29/parleranno-le-pietre-e-anche-le-carte-mons-jenny-il-vaticano-ii-e-la-liturgia/], la sede episcopale di mons. Jenny, è passato per Bruxelles. Mentre si attendeva una coincidenza, si notava nel display di un autobus la scritta “Geen dienst” (fuori servizio), che si alternava con la scritta “Hors service” [Per inciso, pochi sanno del bilinguismo esasperato che vige nella città in cui si concentra l’apparato burocratico della Commissione Europea: Bruxelles è un’isola a parte nella divisione regionale del Belgio (Vallonia e Fiandre) ma non è raro che nei sobborghi della Capitale, francofoni e fiamminghi simulino di non capirsi, e ancor di più questo capita con gli stranieri: in una zona fiamminga, guai se ci si presentasse in un ufficio pubblico parlando francese! e viceversa! Ma la Commissione Europea, talvolta così solerte nel segnalare irregolarità e violazioni, in questo caso tace…]. Tornando a noi, quella scritta ci suggeriva alcune associazioni di idee. Pur non conoscendo bene il fiammingo, era facilmente intuibile il senso, anche grazie alla somiglianza con il tedesco. “Dienst” dovrebbe essere una parola familiare per un liturgista: “Gottesdienst” è uno dei termini usati per la Liturgia, simile al latino Opus Dei.

Per una persona di lingua tedesca, olandese o fiamminga forse sarà scontato ritrovare il termine Dienst, usato nel comporre la parola Gottesdienst, in diversi e più disparati ambiti, ma l’effetto può essere diverso per noi. Ci si ripropone ancora una volta il dato che originariamente  il termine greco leitourgia non aveva assolutamente un significato specificamente e tecnicamente cultuale quanto piuttosto un senso del tutto profano e generico.

Quanto farebbe bene ricordarlo, per bilanciare la deriva esageratamente “cultuale” e “rubricale” che si registra in alcune comprensione della liturgia! Ci viene in aiuto Pio XII, che nel 1947 scriveva: “Non hanno, perciò, una esatta nozione della sacra Liturgia coloro i quali la ritengono come una parte soltanto esterna e sensibile del culto divino o come un cerimoniale decorativo; né sbagliano meno coloro, i quali la considerano come una mera somma di leggi e di precetti con i quali la Gerarchia ecclesiastica ordina il compimento dei riti” (Lett. enc. Mediator Dei, 25).

Occorre poi fare attenzione a quel termine: è certamente vero che Gottesdienst, servizio di Dio, può essere inteso come genitivo oggettivo, servizio reso a Dio, culto prestato a Dio, ma ancor più, e in modo teologicamente più rilevante, possiamo intenderlo come genitivo soggettivo: è Dio che viene incontro all’uomo, che lo salva e redime: è Lui il protagonista, il “servitore” e Lui, in Cristo, che non venne per essere servito ma per servire. E’ necessario tenere bene bilanciati questi due significati.

Infine, segnaliamo che anche questo blog, se non del tutto Geen Dienst, se non proprio fuori servizio, sarà a “mezzo servizio” per un paio di settimane, non avendo materialmente tempo per comporre post per lo meno accettabili con frequenza maggiore. Se qualche lettore del blog volesse proporre qualche suo contributo, se rispecchiasse l’intenzione originale del nostro spazio telematico, saremmo ben contenti di pubblicarlo: per questo non si esiti a contattare dtmarcofelini@gmail.com