Peccati veniali (?) in un testo sulla confessione…

Da una parte non possiamo che rallegrarci per la possibilità di consultazione online, gratuitamente accessibile a tutti, di una raccolta di studi importante. Dall’altra ci dispiace segnalare delle omissioni ripetute: una leggerezza veniale, se reiterata, diventa più grave? Lasciamo la questione ai teologi moralisti, rimanendo sul piano della scientificità di una pubblicazione. Non abbiamo timore di confessare che la questione ci coinvolge – indirettamente – anche dal punto di vista personale, rammaricandoci; tuttavia ben più dispiacere ci dà constatare ancora una volta che la documentazione della riforma liturgica post-conciliare sia lasciata, per così dire, nell’ombra, non accessibile se non attraverso una mediazione. Ora, per moltissima parte, tale documentazione è ancora inedita e consultabile solo per pochi privilegiati e fortunati. Ma nel caso della riforma della penitenza, no! Pressochè la totalità degli schemi dei due gruppi di studio succedutisi nell’esecuzione del mandato conciliare è stata resa pubblica e disponibile. Non si capisce pertanto come si possa continuare a lasciare in sospeso quanti vogliano prendere visione diretta delle fonti.
Scendiamo nel concreto di un esempio, facendo riferimento ad un articolo pubblicato in un volume che raccoglie gli atti del XXV corso di aggiornamento per docenti di teologia (Roma, 29-31/12/2014) dell’associazione teologica italiana. Estrapoliamo un brano dal contributo di M. Busca, «L’attuazione della riforma della Penitenza voluta dal Concilio Vaticano II», in La Riconciliazione e il suo Sacramento (ed. M. Nardello), Padova – Roma 2015, 161-203; ecco una lunga citazione:

Lo spazio di questo contributo non ci permette una ricostruzione puntuale e dettagliata di tutto l’iter che ha seguito la riforma post-conciliare e ci limitiamo a verificare la congruenza dell’attuazione di tale riforma rispetto alle indicazioni conciliari, rinviando ad altri studi una presentazione più esaustiva dell’argomento.(25)

2.1 Le proposte di riforma del coetus XXIII bis De Paenitentia
In data 14.10.1966 il Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia costituì il coetus XXIII bis, De Rituali Romano III (De Paenitentia) al quale fu richiesto di indagare le fonti occidentali e orientali allo scopo di verificare quale ampiezza di riforma dei riti fosse legittimata dalla Tradizione e, in un secondo momento, di formulare alcune proposte in base al mandato di SC 72. (26) Il testo chiedeva di realizzare la riforma nel duplice aspetto delle formule e dei riti e, precisamente, in direzione di una maggiore evidenziazione della loro natura ecclesiale. Verifichiamo come il coetus ha inteso ottemperare al mandato conciliare….

(25)  Cf. M. BUSCA, Verso un nuovo sistema penitenziale? Studio sulla riforma della riconciliazione dei penitenti, Subsidia CLV 118, Roma 2002; ID., «La Riconciliazione: tra crisi, tentativi di riforma e ripensamento. Lo stato attuale della riflessione teologico-pastorale», in Il sacramento della Penitenza, Glossa, Milano, 2010, 4-73.
(26) Il gruppo era composto dai maggiori specialisti in materia: J. Lécuyer (presidente), F. Nikolasch (segretario), da Z. Alszeghy, P. Anciaux e K. Rahner per la parte dogmatica, C. Floristán e A. Kirchgässner per la competenza pastorale, A. Ligier esperto della tradizione orientale e C. Vogel per gli aspetti storici della tradizione latina. Il coetus elaborò 12 schemi successivi che confluirono nel testo finale: «De Sacramento Paenitentiae», Schemata n. 361, De Paenitentia 12, 31.1.1970, 1-57. Per la ricostruzione puntuale dei lavori del coetus cf. M. BUSCA, Verso…, 95-212.
[169]

Come si vede, dello Schema n. 361 se ne dà notizia, senza però indicare dove si possa consultare. Altre volte l’autore introduce citazioni più o meno corpose attinte da documentazione analoga, e di nuovo dandone solo un’indicazione cui non segue nulla  che possa permetterne la rintracciabilità. Anche per quel che riguarda la «ricostruzione puntuale dei lavori del coetus», non vi è dubbio che lo studio di Busca Verso un nuovo sistema penitenziale rappresenti un lavoro importante e apprezzato: si rimane tuttavia sorpresi e un poco delusi dal constare che l’autore, pur dimostrando l’onore e il merito di avere a disposizione la documentazione relativa, si limiti ad una generica indicazione della fonte, senza assumersi anche l’onere di rendere pubblica l’integralità del testo che cita parzialmente o solo indirettamente.

La delusione aumenta quando si riscontra che tale omissione continua anche anni dopo, pur potendo rinviare ad uno studio il cui pregio maggiore è proprio quello di aver pubblicato il corposo apparato documentario della produzione del Coetus XXIIIbis (1).
Sappiamo per esperienza che l’acquisizione di simile documentazione può essere fortuita, legata ad incontri e a conoscenze particolari, soggetta a condizioni curiose e bizzarre (si tratta talvolta di situazioni analoghe a quelle di una spy-story!), tuttavia ci pare un peccato (grave?) non mettere in comune e disponibile a molti quello che da più parti si è riusciti a trovare. Comprendiamo che si possa rimanere legati a promesse di anonimato o, ancora, si abbia una sorta di gelosia per l’esclusività di accesso a fonti inedite come pure per il prestigio della propria fatica, ma le ragioni della ricerca scientifica dovrebbero prevalere, a beneficio della comunità degli studiosi.

Quanto sarebbe utile e prezioso una sorta di archivio, aperto e pubblico, della produzione del Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia!!

Cosa lo impedisce e chi lo teme? E, all’opposto, come si potrebbe realizzare?


(1) Cf. M. Felini, La parola della riconciliazione (Studia Anselmiana 157 – Analecta liturgia 31), Roma 2013. Simile impostazione, su tutt’altro argomento, la si può trovare in S. Bocchin, La verginità «professata», «celebrata», «confessata» (Bibliotheca «Ephemerides Liturgica» 151), Roma 2009 come pure J. A. Goñi Beásoain, La riforma del año liturgico y del calendario romano tras el Concilio Vaticano II (Bibliotheca «Ephemerides Liturgicae» 157), Roma 2011. Si tratta di studi in cui oltre alla profondità di analisi si apprezza il corposo apparato documentale: il lettore viene messo così in grado di verificare le fonti e di ampliare eventualmente le indagini dell’autore.

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“E oggi c’è ancora da lavorare”. Ma ci saranno lavoratori?

Lo stesso Paolo VI, un anno prima della morte, diceva ai Cardinali riuniti in Concistoro: «E’ venuto il momento, ora, di lasciar cadere definitivamente i fermenti disgregatori, ugualmente perniciosi nell’un senso e nell’altro, e di applicare integralmente nei suoi giusti criteri ispiratori, la riforma da Noi approvata in applicazione ai voti del Concilio». E oggi c’è ancora da lavorare in questa direzione, in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano. Non si tratta di ripensare la riforma rivedendone le scelte, quanto di conoscerne meglio le ragioni sottese, anche tramite la documentazione storica, come di interiorizzarne i principi ispiratori e di osservare la disciplina che la regola.

Abbiamo volutamente lasciare qualche tempo dal giorno in cui queste parole di Papa Francesco sono state rivolte ai partecipanti alla 68° Settimana Liturgica nazionale, promossa dal Centro di Azione Liturgica, il 24 agosto scorso (l’intero testo qui).

Certamente il tempo è ancora troppo poco per i ritmi di preparazione e di pubblicazione di un articolo, per una rivista o per una miscellanea, a commento le parole del Pontefice. E’ ancora presto, a maggior ragione, per vedere organizzata qualche iniziativa accademica con tale oggetto.

Ma il tempo trascorso è sufficiente a registrare una tendenza, che si rispecchia in interviste, commenti a caldo e articoli nel mondo dei blog. Purtroppo, pare che si sia persa anche questa occasione propizia, e il timore che si preferisca la facile polemica e lo spirito di contraddizione ad un lavoro approfondito e di lunga durata è del tutto giustificato

Invano, infatti, si è atteso una parola esplicita e concreta sul citato passaggio del discorso papale. L’attenzione è rivolta – diremmo in modo pressoché generale – ad una frase che, se presa in senso assoluto, rischia di diventare solamente uno slogan vuoto e addirittura controproducente: «la riforma liturgica è irreversibile».

Personalmente, non avevamo bisogno dell’ultimo pronunciamento papale per essere convinti della bontà di quanto avviò dal Concilio Vaticano II, né ci viene spontaneo esultare come se questo discorso segnasse un punto a favore in una sorta di partita contro un avversario di una tendenza opposta.

Non basterà citare quest’affermazione, quando si tratterà di argomentare o andare in profondità nella ricerca e nel dibattito. Non ce la sentiamo di unirci al coro di quanti, soddisfatti del pronunciamento papale, pensano che ormai la questione sia chiusa. No, «c’è ancora da lavorare»!

Molto, molto più importante sarebbe, infatti, poter conoscere tutti i passaggi della riforma con una comprensione maggiormente profonda, con una fondata base storica e con ancor più precisi riferimenti documentari. Come si sa, finché si rimane nell’ambito del teorico e delle considerazioni generali, le differenti posizioni possono facilmente continuare a divergere, rimanendo personali e parziali. Al contrario, l’oggettività della documentazione costringe ad una scientificità che lascia poco spazio alle opinioni e ai gusti individuali: le convinzioni e i (pre-)giudizi partigiani possono continuare a resistere solo per malafede od ignoranza; uno studioso serio, infatti, accetta senza timore  o vergogna il dover abbandonare le proprie aspettative e le proprie visioni, arrendendosi al dato oggettivo che la documentazione gli presenta.

Ebbene, nell’ambito della riforma liturgica, ancora siamo lontani da una sufficiente conoscenza e da un minimo studio delle fonti documentarie! Ci si faccia caso: quanti manuali, quanti studi monografici passano allegramente dalla descrizione della situazione liturgica prima del Vaticano II ad un commento della prassi attuale, forse solo accennando a qualche passaggio di Sacrosanctum Concilium! Come si è arrivati ai nuovi libri liturgici? Quali decisioni sono state prese e perché, quando e in che modo furono approntate le scelte di cui oggi vediamo i frutti? Domande spesso lasciate in sospeso, talvolta neanche lontanamente adombrate.

Certo, non mancano coraggiosi e benemeriti autori, come per fortuna ancora ci sono editori che non guardano solo alle leggi di mercato. Oltre alla proliferazione di instant book, accompagnati da qualche lancio di agenzia condito con dettagli solleticanti, che però poi durano, appunto, un istante, senza lasciare nessun contributo alla scienza, vediamo pubblicati studi «imponenti» e volumi assai voluminosi, è il caso di dirlo: non si potranno leggere sul treno o in aereo, in viaggio, spesso rimarranno al chiuso delle biblioteche, ma – di certo – saranno strumento di consultazione e di riferimento per quanti vogliano davvero una formazione ed un’informazione più completa.

Spesso tali lavori sono frutti, non diremo estemporanei né occasionali, ma di certo non maturati in un sistema organico e pensato. Capita che un professore particolarmente esigente chieda ad un suo dottorando di produrre integralmente la documentazione su cui fonda la sua tesi; succede pure che conoscenze e contatti quasi clandestini con persone ed enti legati in passato con il movimento della riforma liturgica rendano possibile l’accesso a documenti altrimenti introvabili, ad es., ad un religioso della stessa congregazione di un perito che lavorò in qualche gruppo di studio può capitare di consultare le carte del suo illustre confratello; ancora, non manca qualche zelante ricercatore che si metta sulle tracce di un «sentito dire», riuscendo poi a ritrovare un archivio dimenticato; non si esclude il caso di porte solitamente chiuse che si aprono dopo una telefonata di un amico più alto in grado…

Insomma, non sembra si  possa parlare di un coordinamento né tantomeno di un indirizzo comune o di una pista aperta e battuta insieme da una molteplicità di ricercatori. Eppure le possibilità ci sarebbero, gli archivi conservano materiale abbondante; è vero, documentazione ancora grezza e da riordinare – e in latino ! -, ma del resto così accade in una miniera quando si scopre un nuovo filone: prima di poter attingervi direttamente ed immediatamente, occorre provvedere a tutta una serie di accorgimenti per mettere in sicurezza e permettere un più agile e proficuo sfruttamento del giacimento.

Questo occorrerebbe fare, nell’ambito della ricerca liturgica sul Vaticano II e, soprattutto, sul periodo di riforma che ne seguì. Organizzare meglio la ricerca, mettere in circolazione, nella comunità scientifica, informazioni e dati; tentare di inserire lo studio di ciascuno in un progetto più ampio, collaborando, pur da diversi ambiti e con differenti prospettive, ad una storia della riforma liturgica il più possibile obiettiva e aderente ai testi. Ci sarà chi sia pronto a mettere mano a simile progetto? Interesseranno ancora faldoni polverosi e quasi dimenticati, nei quali – solamente nei quali – si trovano le tracce e le ragioni dei processi che hanno portato al nostro attuale modo di celebrare?

Ci sia permesso citare episodi personali, a sostegno di quanto si va dicendo. Nel corso delle nostre ricerche ci è capitato più volte di rimanere confusi e sbigottiti di fronte all’enorme mole di documentazione inedita, sconosciuta e inaccessibile ai più, che giace sparsa in diversi (1) archivi: noi avevamo poco tempo e dovevamo concentrarci sull’oggetto della nostra indagine, ma di fronte ad tesori così importanti non si poteva non sognare di avere disponibilità di tempo e risorse per studiare e pubblicare l’intera produzione del Consilium, gli schemi e le bozze dei rituali, la corrispondenza e le note personali dei membri e degli esperti. Ciò che una persona sola può appena immaginare di fare può , invece, essere compiuto in team: non si potrà arrivare a documentare ogni passaggio, è vero – ormai la grandissima parte dei testimoni è passata a celebrare la liturgia del cielo  – ma rimangono i testi, le carte e la documentazione da vagliare al setaccio e da pubblicare criticamente, per garantire quanta più oggettività possibile alla discussione. Un’altra volta ci capitò di notare che nella sala di consultazione dell’Archivio Segreto Vaticano c’era un’altra persona che chiedeva agli addetti di sala gli stessi faldoni che servivano a noi per le nostre ricerche. Dopo alcuni giorni, cercammo di capire chi fosse, ci presentammo e chiedemmo il motivo di una così sorprendente somiglianza di interessi: non fu un colloquio esaltante. Dopo qualche tempo, venimmo a sapere, indirettamente, che si stava preparando la pubblicazione on line dei documenti della Commissione Preparatoria De Liturgia… Averlo saputo prima, ci saremmo risparmiati ore e ore di consultazione e di trascrizione di testi, o avremmo offerto la nostra collaborazione a tale meritevole progetto (2)! Parte di tale documentazione è stata pubblicata anche nello studio di A. Lameri (3): quindi, tre persone hanno lavorato, senza saperlo, sugli stessi testi, in tempi quasi identici. Davvero un peccato lo spreco di energia, almeno così lo abbiamo vissuto noi: avevamo tantissimo altro materiale da esaminare. I testi della Commissione Preparatoria li avremmo potuti studiare grazie al lavoro di ricerca e di pubblicazione altrui, nel frattempo ci si poteva dedicare ad altre carte.

Ci stiamo allungando oltremodo per gli spazi di un post sul nostro minuscolo blog. Nei prossimi giorni tenteremo di chiarire il senso delle nostre riflessioni e lo scopo di questa sorta di appello.

Nel frattempo, siamo apertissimi ad ogni contributo.


(1) Per quanto ne sappiamo, l’unico archivio che permetta il superamento della comprensibile frammentarietà di fondi privati o di istituti particolari, è quello della Congregazione per il Culto Divino, che – guarda caso – è chiuso alla consultazione di esterni. Il che ci pare un vero peccato, se non addirittura uno scandalo. Dopo il discorso di Francesco, non sarebbe più degno di accademici e di studiosi chiedere, ad esempio, l’apertura di tale archivio piuttosto che, come è successo, chiedere la testa di qualche ecclesiastico o di qualche teologo «nemico»?

(2) Cf. qui. Purtroppo la promessa scritta sull’home page, che annuncia un prossimo caricamento di altro materiale, non è stata compiuta. L’aggiornamento è fermo al 22 novembre 2013. Invano è stato tentato di mettersi in contatto con i responsabili della pagina web.

(3) A. Lameri, La «Pontificia Commissio de sacra Liturgia Praeparatoria  Concilii Vaticani II». Documenti, Testi, Verbali (Ephemerides Liturgicae Subsidia 168), Roma 2013.

“Ottimamente composta”. Un endorsement ante litteram del giovane Ratzinger.

Più e più volte abbiamo cercato di contribuire ad una ricostruzione più possibile oggettiva e fedele dell’importante periodo che va dall’approvazione della Costituzione liturgica conciliare alle prime realizzazioni di ordine pratico ed effettivo delle disposizioni generale in essa contenute. In questa ricerca sono importanti i documenti ufficiali e gli atti, così come possono aiutare anche le testimonianze delle persone direttamente coinvolte e contemporanee. Testi e testimoni, dunque. Naturalmente, una serie critica storica impone di contestualizzare e di pesare con attenzione la qualità e l’oggettività di una valutazione personale. Nondimeno, a rendere il quadro sempre più completo, giovano pareri pur contrastanti fra loro.

In questo post segnaliamo quello che potremmo definire un endorsement ante litteram, di un futuro Pontefice, alla speciale Commissione, appositamente studiata ed organizzata, incaricata dell’attuazione di Sacrosanctum Concilium. Non è un mistero che sul Consilium ad exsequendam Constitutionem De Sacra Liturgia, sulla sua composizione e sulle sue competenze si siano registrate diverse valutazioni, talora espresse anche in modo assai sgarbato e sgradevolmente risentito.

E’ vero che alcuni aspetti della sua stessa origine non sono ancora del tutto chiariti, eppure il testo che riproduciamo ci testimonia un clima sereno e fiducioso, e la persona che lo esprimeva non era affatto, e non lo è tuttora, usa a giudizi avventati o, peggio, abituata a riportare dati non personalmente verificati. Per questo, nonostante sia un giudizio iniziale e relativo ad un periodo previo alle grandi realizzazioni del lavoro, crediamo che il testo dell’allora giovane professor J. Ratzinger abbia un valore assai significativo, proprio perché ci permette di intuire una certa corrispondenza fra i Padri conciliari e l’incipiente lavoro del Consilium. Se non altro a riguardo delle persone che lo componevano. E, in confronto a tante valutazioni senza fondamento, non è davvero poco, credeteci.

Dopo una lunga serie di votazioni, sono state accettate e promulgate solennemente come deliberazioni conciliari la Costituzione sulla sacra liturgia e il Decreto sui mezzi d’informazione. Ma qui, innanzitutto, bisogna osservare che la Costituzione sulla liturgia è una specie di legge quadro che necessita una duplice attuazione per poter esercitare la sua piena efficacia. Essa traccia le linee guida, che dovranno essere tradotte in concreti ordinamenti liturgici soltanto da una commissione post-conciliare appositamente creata nel frattempo (presieduta dal Cardinal Lercaro e ottimamente composta) (1).


(1) J. Ratzinger, Opera Omnia VII/1, L’insegnamento del Concilio Vaticano II. Formulazione – trasmissione – interpretazione, Città del Vaticano 2016, 418. Il testo citato fa parte di un volume, la cui prefazione è datata Pasqua 1964, che raccoglie conferenze tenute in Germania e Svizzera, il cui titolo era Il Concilio in cammino. Sguardo retrospettivo sul secondo periodo di Sessioni del Concilio Vaticano II. La citazione è tratta da quelle che erano le pagine finali del volumetto (Le mete raggiunte).

B&B, una sorprendente comunione.

Nell’omelia nella Solennità del Corpus Domini dell’anno 2012, Benedetto XVI iniziava affrontando una questione che a lui stava molto a cuore:

Cari fratelli e sorelle! Questa sera vorrei meditare con voi su due aspetti, tra loro connessi, del Mistero eucaristico: il culto dell’Eucaristia e la sua sacralità. E’ importante riprenderli in considerazione per preservarli da visioni non complete del Mistero stesso, come quelle che si sono riscontrate nel recente passato. Anzitutto, una riflessione sul valore del culto eucaristico, in particolare dell’adorazione del Santissimo Sacramento. E’ l’esperienza che anche questa sera noi vivremo dopo la Messa, prima della processione, durante il suo svolgimento e al suo termine. Una interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II aveva penalizzato questa dimensione, restringendo in pratica l’Eucaristia al momento celebrativo. […] In effetti – come spesso avviene – per sottolineare un aspetto si finisce per sacrificarne un altro. In questo caso, l’accentuazione giusta posta sulla celebrazione dell’Eucaristia è andata a scapito dell’adorazione, come atto di fede e di preghiera rivolto al Signore Gesù, realmente presente nel Sacramento dell’altare. Questo sbilanciamento ha avuto ripercussioni anche sulla vita spirituale dei fedeli. (1)

Interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II, dunque. Senza dubbio, ci sarà stato chi dalle parole del Papa si sarà sentito confermato nella sua personale ostilità verso la riforma liturgica, in essa avrà individuato l’obiettivo del rilievo papale e, in generale, la causa di ogni male nella Chiesa dei nostri giorni. Non possiamo certo fare qui una sintesi della documentazione prodotta dagli esperti del Consilium a riguardo del culto eucaristico; sia sufficiente citare un brevissimo testo, che potrebbe far storcere il naso a qualcuno:

Non sarà fuori luogo ricordare che lo scopo primario e originario della conservazione nella Chiesa delle sante Specie al di fuori della celebrazione della Messa è l’amministrazione del Viatico; scopi secondari sono la distribuzione della comunione al di fuori della Messa e l’adorazione del Signore nostro Gesù Cristo, presente sotto quelle specie.

Questa sorta di gerarchizzazione delle motivazioni della riserva eucaristica in effetti compare nel testo (al n. 49) dell’Istruzione post-conciliare Eucharisticum Mysterium (1967), e potrebbe sembrare una certa svalutazione dell’adorazione eucaristica. Ma se così fosse, la responsabilità non sarebbe da attribuire al Consilium. Si tratta infatti di un citazione di un’altra Istruzione precedente, la Quam plurimum, pubblicata dalla Sacra Congregazione dei Riti nel 1949!

Se qualcosa invece nel 1967 cambiò furono alcuni aspetti della terminologia. Sentiamo, a tal proposito, la testimonianza di Bugnini: «Con “preghiera davanti al Sacramento” si sostituisce la terminologia devozione precedente, che parlava di “visita al SS.mo Sacramento”. Per qualche consultore essa indicava ancora bene l’atto di “andare pellegrinando al Signore”, ma alla maggior parte dava l’impressione di atti di cortesia o di conforto al “Divino prigioniero”. Tutti concetti che non hanno nulla a che vedere con la dottrina proposta sulla presenza reale. Perciò sono sembrati termini più appropriati: “prev” oppure “oratio”» (2). Sempre a riguardo di tale preghiera, Bugnini afferma ancora: «Porta alla familiarità e all’apertura del cuore con Cristo e insieme a considerare che la presenza di Cristo nel Sacramento è frutto del sacrificio e conduce alla comunione. Perciò spinge all’offerta di sé e all’intima comunione di sentimenti con il Signore morto e risorto» (3).

Scherzando un poco, prendendo in prestito le parole citate, se si leggerà con attenzione la continuazione dell’omelia, si potrà notare una sorprendente comunione di sentimenti e di concetti fra Bugnini e Benedetto XVI. In questo, almeno, non si può arruolare Ratzinger nella campagna contro il Segretario del Consilium.

L’ultima parola al Papa:

In realtà, è sbagliato contrapporre la celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra. E’ proprio il contrario: il culto del Santissimo Sacramento costituisce come l’«ambiente» spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in verità l’Eucaristia. Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore. […] Comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme. Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale. E purtroppo, se manca questa dimensione, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale.


(1) Cf. Omelia del Santo Padre Benedetto XVI, 7 giugno 2012.

(2) A. Bugnini, La riforma liturgica (1948-1975) (Bibliotheca «Ephemerides Liturgicae», «Subsidia » 30), Roma 1997, 827.

(3) Ibid.

A “bristled” Bugnini: unexpected notes from yellowed pages.

We have already welcomed the laudable project to make accessible online the entire collection of Notitiae, the review of the Congregation for Divine Worship (1). It may be useful to recall the prehistory of this prestigious and authoritative periodical.

In the very first period of activity of the Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia, it was all to be organized, from the locals to staff, from the method of work to the legal configuration.

Right from the start that the Commission was characterized by different backgrounds of members and experts: the frequent plenary meetings were an opportunity to clear up the point of the various problems and issues; in addition to the reports, the talks and the oral meetings, the Secretariat had taken the use of draft sets of notes and notices, the directions and the progress of the work, as well as on new assignment and tasks. Those internal connecting sheets were, exactly, entitled “Notitiae” .

Of course, they are not on the same level of historical and scientific interest the “Schemata” have: the last, in fact, testify to more closely the work of reform in specific areas of the various study groups; but skimming through these old yellowed pages may hold significant surprises .

Not only critics of liturgical reform but, frequently, also advisers and experts of ecclesiastical affairs attribute, with the slight shallowness of those who repeat  granted interpretations, every liability to Msgr. Annibale Bugnini, the Secretary of the Consilium. Although in fact it was not he who operate directly and specifically in the actual revision of the liturgical books , he was accused of having allowed experts , liturgists and not, to put hand, impunity and disrespectfully, to the destruction of the building of the Catholic worship.

In a short note of one of the dossiers which are the antecedents of Notitiae, Bugnini proves himself very different from how somebody, in his imagination, wants to sketch the Consilium Secretary. To him, therefore, the turn to speak:

«Quo vadis, Liturgy?
Not rarely, about new initiatives in liturgy, disconcerting things are heard, disconcerting things are read in magazines, diaries, disconcerting things are seen in the photographs, disconcerting things are said in the conference, in declarations and talks.
Not infrequently, I sincerely admit, “the hairs of my body bristled” (Job 4:15).
Quo vadis, Liturgy? Or rather, where do you bring liturgy, you liturgists and pastoralists?
With courage, without conformity, we must resist the temptation of “experiments.” Without a doubt this is a temptation “from evil”; it is not an “inspiration” from on High.
The path of renewal is safe, bright, wide, vast, it is indicated by the Church, by the chief Shepherd; any other path is a false path.
And it is appropriate that the Directors of magazines may support the renewal effort, no one may yield to the temptation to do or say newness, so as to woo readers with empty delight: so the readers are deceived, and  not built up.
All, then especially the Consilium members and staff, may experience right now their responsibility».

This was our translation of the following latin original:

Quo vadis, Liturgia?
Non raro, circa inceptus in re liturgica, mira audiuntur; mira leguntur in foliis periodicis, in diariis; mira videntur in photographiis; mira dicuntur in conferentiis, in declarationibus, in colloquiis.
Non raro, candide fateor, “inhorruerunt pili carnis meae” (Iob 4,15).
Quo vadis, Liturgia? Vel potius, quo fertis Liturgiam, liturgistae vel pastoralistae?
Fortiter, absque ullo conformismo, resistendum est tentationi “experimentorum”. Est certissime tentatio “ex maligno”; non est “inspiratio” ex Alto.
Via renovationis, secura, luminosa, lata, spatiosa, indicatur ab Ecclesia, a summo Pastore; quaevis alia via est falsa via.
Periodicurum Moderatores sustineant oportet conatum renovationis, nulli cedant tentationi novum faciendi vel dicendi, ut lectores inani voluptate emulceant: lectores decipiuntur, non aedificantur.
Omnes, praecipue autem Consilii Sodales, sentiant hoc momento propriam “responsabilitatem”.
A. Bugnini

Notitiae n. 2, die 15 februarii 1965, III. Varia, 13: Cambrai Diocesan Archives (France), Fund Jenny, Series 3A2 – 5.1


(1) Cf. here.

 

Un Bugnini da far drizzare i peli: note inaspettate da vecchie pagine ingiallite

Abbiamo già salutato il lodevole progetto di rendere accessibile on-line l’intera collezione della rivista Notitiae (1). Può essere utile ricordare la preistoria di tale prestigioso e autorevole periodico.

Nel primissimo periodo di attività del Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia era tutto da organizzare, dai locali al personale, dal metodo di lavoro alla configurazione giuridica. Fin da subito tale Commissione si caratterizzò per diversissima provenienza dei membri e dei periti: le frequenti riunioni plenarie erano l’occasione per fare il punto sulle varie problematiche e questioni; oltre alle relazioni, ai colloqui e agli incontri orali, la Segreteria aveva preso l’uso di redigere dei fascicoli di note e comunicazioni, sugli indirizzi e sull’andamento del lavoro, nonché sulle nuove nomine e incarichi. Tali fogli di collegamento interno erano, appunto, titolati «Notitiae».

Naturalmente non siamo sullo stesso livello di interesse storico e scientifico che possiedono invece gli «Schemata», che testimoniano più da vicino i lavori di riforma negli specifici ambiti dei diversi gruppi di studio; eppure, sfogliare queste vecchie pagine ingiallite può riservare notevoli sorprese.

Non solamente i critici della riforma liturgica, ma frequentemente anche divulgatori e cultori di vicende ecclesiastiche attribuiscono, con la leggera superficialità di chi ripete interpretazioni date ormai per scontate, ogni responsabilità ad mons. Annibale Bugnini, il Segretario del Consilium suddetto. Anche se di fatto non fu lui ad operare direttamente e nello specifico nella revisione concreta dei libri liturgici, lo si accusa di aver permesso a periti, liturgisti e non, di mettere mano, impunemente e irrispettosamente, alla distruzione dell’edificio intoccabile quale si riteneva fosse l’impianto della liturgia cattolica.

In una breve nota di uno di quei fascicoli che sono gli antecedenti della rivista Notitiae, Bugnini si rivela assai diverso da come lo si vuole tratteggiare nell’immaginario di alcuni. A lui, dunque, la parola:

«Quo vadis, Liturgia?
Non raramente, a proposito di nuove iniziative in ambito liturgico, si ascoltano cose incredibili, cose incredibili si leggono nelle pagine delle riviste, nei diari, incredibili cose si vedono nelle fotografie, cose incredibili vengono dette nelle conferenze, in dichiariazioni, in colloqui.
Non raramente, lo ammetto sinceramente, “si drizzarono i peli sulla mia pelle” (Gb 4,15).
Quo vadis, Liturgia? O piuttosto, dove portate la liturgia, voi liturgisti e pastoralisti?
Con coraggio, senza alcun conformismo, bisogna resistere alla tentazione degli “esperimenti”. Senz’alcun dubbio è una tentazione “dal maligno”; non è un’ispirazione dall’Alto.
La strada del rinnovamento è sicura, luminosa, larga, vasta, è indicata dalla Chiesa, dal sommo Pastore; qualsiasi altra strada è una falsa strada.
E’ opportuno che i Direttori delle riviste sostengano lo sforzo del rinnovamento, nessuno ceda alla tentazione di compiere o dire novità, così da blandire i lettori con vuota voluttà: i lettori sono ingannati, non edificati.
Tutti, specialmente poi il personale del Consilium, avvertano in questo momento la loro responsabilità».

Questa era una nostra traduzione dell’originale latino:

Quo vadis, Liturgia?
Non raro, circa inceptus in re liturgica, mira audiuntur; mira leguntur in foliis periodicis, in diariis; mira videntur in photographiis; mira dicuntur in conferentiis, in declarationibus, in colloquiis.
Non raro, candide fateor, “inhorruerunt pili carnis meae” (Iob 4,15).
Quo vadis, Liturgia? Vel potius, quo fertis Liturgiam, liturgistae vel pastoralistae?
Fortiter, absque ullo conformismo, resistendum est tentationi “experimentorum”. Est certissime tentatio “ex maligno”; non est “inspiratio” ex Alto.
Via renovationis, secura, luminosa, lata, spatiosa, indicatur ab Ecclesia, a summo Pastore; quaevis alia via est falsa via.
Periodicurum Moderatores sustineant oportet conatum renovationis, nulli cedant tentationi novum faciendi vel dicendi, ut lectores inani voluptate emulceant: lectores decipiuntur, non aedificantur.
Omnes, praecipue autem Consilii Sodales, sentiant hoc momento propriam “responsabilitatem”.
A. Bugnini

Notitiae n. 2 die 15 februarii 1965, III. Varia, 13: Archivio Diocesano di Cambrai, Fondo Jenny, Serie 3A2 – 5.1


(1) cf. qui.

 

Nemmeno una parola

Dalle ricostruzioni ad opera di alcuni protagonisti sappiamo qualcosa – manca ancora molto – delle prime vicende dell’organismo preposto alla riforma liturgica auspicata dal Concilio Vaticano II. Si intuiscono le tensioni e le incomprensioni intorno ad una Commissione per certi versi del tutto nuova e innovativa, per altri aspetti del tutto in linea con le dinamiche ecclesiali messe in moto da un evento così particolare come un concilio ecumenico. Era certamente nella logica delle cose che la guida, nell’opera di attuazione della Costituzione liturgica, non la potesse assumere un dicastero di Curia; allo stesso tempo, pare del tutto legittima e assolutamente in buona fede la pretesa o, meglio detto, l’aspettativa del personale della Congregazione dei Riti, convinto che proprio a tale organismo sarebbe stata affidata la messa in pratica delle indicazioni conciliari.

Non vogliamo qui ricostruire tutta la storia, ma solamente apportare un nuovo dettaglio, un curioso particolare, scoperto grazie alla possibilità di consultare le carte di un testimone qualificato.

Se nel periodo conciliare ad essere contrariato e deluso fu Bugnini, già Segretario della Commissione Preparatoria De Liturgia, perché estromesso dal ruolo di Segretario della Commissione Conciliare De Liturgia (1), dopo l’approvazione della Costituzione liturgica si ebbe un curioso rovesciamento. E, a quanto pare, alcuni protagonisti non la presero affatto bene.

Si può con probabile certezza individuare nell’entourage del Prefetto della Congregazione dei Riti chi volle sostituire il religioso vincenziano. Qualche tempo dopo, fu il medesimo Cardinale Larraona a vedersi sopravanzato dal Cardinale Lercaro nel ruolo di Presidente del Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia. Nei primi e preliminari incontri di questo nuovo organismo si cercò di non turbare gli animi e di non provocare inutili tensioni e gelosie (2), ma quando si tenne la prima riunione plenaria alla presenza dei membri (11 marzo 1964), era già evidente che l’influenza della Congregazione dei Riti era stata di molto ridimensionata. Attiva e propositiva era la nuova Commissione creata ad hoc,  mentre l’antica istituzione curiale diventava spettatrice passiva di quanto ormai si sarebbe deciso fra Santa Marta (dove era la Segreteria e la sede del Consilium) e il Palazzo Apostolico. In verità, gli equilibri non furono mai così statici e netti, eppure nei primi mesi del 1964 tale era la situazione.

Di tutto ciò abbiamo un’immagine assai eloquente negli appunti personali di mons. H. Jenny, vescovo di Cambrai. Nell’annotare le impressioni sulla prima riunione plenaria del Consilium, la primissima  cosa che scrive – ed è significativo che le sue note esordiscano in tal modo – è una frase lapidaria, che sintetizza in modo chiaro le impressioni di un estraneo alle dinamiche curiali:

«Le Card. Larraona ni a pa dit un mot» (3)

Non sappiamo il motivo di tale silenzio. Possiamo solo affermare che fu una scelta volontaria: altri cardinali presenti, oltre naturalmente al cardinale Presidente, Lercaro, intervennero sovente nella discussione. Larraona aveva, ovviamente, pure lui facoltà di parlare, ma preferì non avvalersene. Non disse una parola, nemmeno una parola soltanto. Nec verbum tantum!


(1) cf., ad esempio, qui.

(2) Il primo incontro fra i tre Cardinali incaricati e il Segretario avvenne nell’Ospizio Pontificio di Santa Marta, in una stanzetta messa a disposizione dalla Segreteria generale del Concilio, il 15 gennaio 1964. Il secondo incontro «per deferenza, si tenne nell’appartamento del card. Larraona, in via Servitori, 10»: A. Bugnini, La riforma liturgica (1948-1975), (Bibliotheca Ephemerides Liturgicae Sussidia 30), Roma 1997, 64. Cf. anche qui.

(3) H. Jenny, Notes personnelles après notre I reunion (Rome 11.3.1964), 1: Archivio Diocesano di Cambrai, Fondo Jenny, 3A2 – 2.1