“E oggi c’è ancora da lavorare”. Ma ci saranno lavoratori?

Lo stesso Paolo VI, un anno prima della morte, diceva ai Cardinali riuniti in Concistoro: «E’ venuto il momento, ora, di lasciar cadere definitivamente i fermenti disgregatori, ugualmente perniciosi nell’un senso e nell’altro, e di applicare integralmente nei suoi giusti criteri ispiratori, la riforma da Noi approvata in applicazione ai voti del Concilio». E oggi c’è ancora da lavorare in questa direzione, in particolare riscoprendo i motivi delle decisioni compiute con la riforma liturgica, superando letture infondate e superficiali, ricezioni parziali e prassi che la sfigurano. Non si tratta di ripensare la riforma rivedendone le scelte, quanto di conoscerne meglio le ragioni sottese, anche tramite la documentazione storica, come di interiorizzarne i principi ispiratori e di osservare la disciplina che la regola.

Abbiamo volutamente lasciare qualche tempo dal giorno in cui queste parole di Papa Francesco sono state rivolte ai partecipanti alla 68° Settimana Liturgica nazionale, promossa dal Centro di Azione Liturgica, il 24 agosto scorso (l’intero testo qui).

Certamente il tempo è ancora troppo poco per i ritmi di preparazione e di pubblicazione di un articolo, per una rivista o per una miscellanea, a commento le parole del Pontefice. E’ ancora presto, a maggior ragione, per vedere organizzata qualche iniziativa accademica con tale oggetto.

Ma il tempo trascorso è sufficiente a registrare una tendenza, che si rispecchia in interviste, commenti a caldo e articoli nel mondo dei blog. Purtroppo, pare che si sia persa anche questa occasione propizia, e il timore che si preferisca la facile polemica e lo spirito di contraddizione ad un lavoro approfondito e di lunga durata è del tutto giustificato

Invano, infatti, si è atteso una parola esplicita e concreta sul citato passaggio del discorso papale. L’attenzione è rivolta – diremmo in modo pressoché generale – ad una frase che, se presa in senso assoluto, rischia di diventare solamente uno slogan vuoto e addirittura controproducente: «la riforma liturgica è irreversibile».

Personalmente, non avevamo bisogno dell’ultimo pronunciamento papale per essere convinti della bontà di quanto avviò dal Concilio Vaticano II, né ci viene spontaneo esultare come se questo discorso segnasse un punto a favore in una sorta di partita contro un avversario di una tendenza opposta.

Non basterà citare quest’affermazione, quando si tratterà di argomentare o andare in profondità nella ricerca e nel dibattito. Non ce la sentiamo di unirci al coro di quanti, soddisfatti del pronunciamento papale, pensano che ormai la questione sia chiusa. No, «c’è ancora da lavorare»!

Molto, molto più importante sarebbe, infatti, poter conoscere tutti i passaggi della riforma con una comprensione maggiormente profonda, con una fondata base storica e con ancor più precisi riferimenti documentari. Come si sa, finché si rimane nell’ambito del teorico e delle considerazioni generali, le differenti posizioni possono facilmente continuare a divergere, rimanendo personali e parziali. Al contrario, l’oggettività della documentazione costringe ad una scientificità che lascia poco spazio alle opinioni e ai gusti individuali: le convinzioni e i (pre-)giudizi partigiani possono continuare a resistere solo per malafede od ignoranza; uno studioso serio, infatti, accetta senza timore  o vergogna il dover abbandonare le proprie aspettative e le proprie visioni, arrendendosi al dato oggettivo che la documentazione gli presenta.

Ebbene, nell’ambito della riforma liturgica, ancora siamo lontani da una sufficiente conoscenza e da un minimo studio delle fonti documentarie! Ci si faccia caso: quanti manuali, quanti studi monografici passano allegramente dalla descrizione della situazione liturgica prima del Vaticano II ad un commento della prassi attuale, forse solo accennando a qualche passaggio di Sacrosanctum Concilium! Come si è arrivati ai nuovi libri liturgici? Quali decisioni sono state prese e perché, quando e in che modo furono approntate le scelte di cui oggi vediamo i frutti? Domande spesso lasciate in sospeso, talvolta neanche lontanamente adombrate.

Certo, non mancano coraggiosi e benemeriti autori, come per fortuna ancora ci sono editori che non guardano solo alle leggi di mercato. Oltre alla proliferazione di instant book, accompagnati da qualche lancio di agenzia condito con dettagli solleticanti, che però poi durano, appunto, un istante, senza lasciare nessun contributo alla scienza, vediamo pubblicati studi «imponenti» e volumi assai voluminosi, è il caso di dirlo: non si potranno leggere sul treno o in aereo, in viaggio, spesso rimarranno al chiuso delle biblioteche, ma – di certo – saranno strumento di consultazione e di riferimento per quanti vogliano davvero una formazione ed un’informazione più completa.

Spesso tali lavori sono frutti, non diremo estemporanei né occasionali, ma di certo non maturati in un sistema organico e pensato. Capita che un professore particolarmente esigente chieda ad un suo dottorando di produrre integralmente la documentazione su cui fonda la sua tesi; succede pure che conoscenze e contatti quasi clandestini con persone ed enti legati in passato con il movimento della riforma liturgica rendano possibile l’accesso a documenti altrimenti introvabili, ad es., ad un religioso della stessa congregazione di un perito che lavorò in qualche gruppo di studio può capitare di consultare le carte del suo illustre confratello; ancora, non manca qualche zelante ricercatore che si metta sulle tracce di un «sentito dire», riuscendo poi a ritrovare un archivio dimenticato; non si esclude il caso di porte solitamente chiuse che si aprono dopo una telefonata di un amico più alto in grado…

Insomma, non sembra si  possa parlare di un coordinamento né tantomeno di un indirizzo comune o di una pista aperta e battuta insieme da una molteplicità di ricercatori. Eppure le possibilità ci sarebbero, gli archivi conservano materiale abbondante; è vero, documentazione ancora grezza e da riordinare – e in latino ! -, ma del resto così accade in una miniera quando si scopre un nuovo filone: prima di poter attingervi direttamente ed immediatamente, occorre provvedere a tutta una serie di accorgimenti per mettere in sicurezza e permettere un più agile e proficuo sfruttamento del giacimento.

Questo occorrerebbe fare, nell’ambito della ricerca liturgica sul Vaticano II e, soprattutto, sul periodo di riforma che ne seguì. Organizzare meglio la ricerca, mettere in circolazione, nella comunità scientifica, informazioni e dati; tentare di inserire lo studio di ciascuno in un progetto più ampio, collaborando, pur da diversi ambiti e con differenti prospettive, ad una storia della riforma liturgica il più possibile obiettiva e aderente ai testi. Ci sarà chi sia pronto a mettere mano a simile progetto? Interesseranno ancora faldoni polverosi e quasi dimenticati, nei quali – solamente nei quali – si trovano le tracce e le ragioni dei processi che hanno portato al nostro attuale modo di celebrare?

Ci sia permesso citare episodi personali, a sostegno di quanto si va dicendo. Nel corso delle nostre ricerche ci è capitato più volte di rimanere confusi e sbigottiti di fronte all’enorme mole di documentazione inedita, sconosciuta e inaccessibile ai più, che giace sparsa in diversi (1) archivi: noi avevamo poco tempo e dovevamo concentrarci sull’oggetto della nostra indagine, ma di fronte ad tesori così importanti non si poteva non sognare di avere disponibilità di tempo e risorse per studiare e pubblicare l’intera produzione del Consilium, gli schemi e le bozze dei rituali, la corrispondenza e le note personali dei membri e degli esperti. Ciò che una persona sola può appena immaginare di fare può , invece, essere compiuto in team: non si potrà arrivare a documentare ogni passaggio, è vero – ormai la grandissima parte dei testimoni è passata a celebrare la liturgia del cielo  – ma rimangono i testi, le carte e la documentazione da vagliare al setaccio e da pubblicare criticamente, per garantire quanta più oggettività possibile alla discussione. Un’altra volta ci capitò di notare che nella sala di consultazione dell’Archivio Segreto Vaticano c’era un’altra persona che chiedeva agli addetti di sala gli stessi faldoni che servivano a noi per le nostre ricerche. Dopo alcuni giorni, cercammo di capire chi fosse, ci presentammo e chiedemmo il motivo di una così sorprendente somiglianza di interessi: non fu un colloquio esaltante. Dopo qualche tempo, venimmo a sapere, indirettamente, che si stava preparando la pubblicazione on line dei documenti della Commissione Preparatoria De Liturgia… Averlo saputo prima, ci saremmo risparmiati ore e ore di consultazione e di trascrizione di testi, o avremmo offerto la nostra collaborazione a tale meritevole progetto (2)! Parte di tale documentazione è stata pubblicata anche nello studio di A. Lameri (3): quindi, tre persone hanno lavorato, senza saperlo, sugli stessi testi, in tempi quasi identici. Davvero un peccato lo spreco di energia, almeno così lo abbiamo vissuto noi: avevamo tantissimo altro materiale da esaminare. I testi della Commissione Preparatoria li avremmo potuti studiare grazie al lavoro di ricerca e di pubblicazione altrui, nel frattempo ci si poteva dedicare ad altre carte.

Ci stiamo allungando oltremodo per gli spazi di un post sul nostro minuscolo blog. Nei prossimi giorni tenteremo di chiarire il senso delle nostre riflessioni e lo scopo di questa sorta di appello.

Nel frattempo, siamo apertissimi ad ogni contributo.


(1) Per quanto ne sappiamo, l’unico archivio che permetta il superamento della comprensibile frammentarietà di fondi privati o di istituti particolari, è quello della Congregazione per il Culto Divino, che – guarda caso – è chiuso alla consultazione di esterni. Il che ci pare un vero peccato, se non addirittura uno scandalo. Dopo il discorso di Francesco, non sarebbe più degno di accademici e di studiosi chiedere, ad esempio, l’apertura di tale archivio piuttosto che, come è successo, chiedere la testa di qualche ecclesiastico o di qualche teologo «nemico»?

(2) Cf. qui. Purtroppo la promessa scritta sull’home page, che annuncia un prossimo caricamento di altro materiale, non è stata compiuta. L’aggiornamento è fermo al 22 novembre 2013. Invano è stato tentato di mettersi in contatto con i responsabili della pagina web.

(3) A. Lameri, La «Pontificia Commissio de sacra Liturgia Praeparatoria  Concilii Vaticani II». Documenti, Testi, Verbali (Ephemerides Liturgicae Subsidia 168), Roma 2013.

Giovanni XXIII e la futura Sacrosanctum Concilium, una decisione “marginale” ma decisiva

Nei cruciali momenti della preparazione del Concilio Vaticano II, pare significativo un dettaglio attribuibile senz’altro alla volontà dell’ormai santo Papa Giovanni XXIII. Il 17 maggio 1959 venne resa nota l’istituzione di una Commissione Antipreparatoria, con l’incarico “di prendere gli opportuni contatti con l’Episcopato Cattolico delle varie Nazioni per averne consigli e suggerimenti; raccogliere le proposte formulate dai Sacri Dicasteri della Curia Romana; tracciare le linee generali degli argomenti da trattare nel Concilio, uditi anche i pareri delle facoltà teologiche e canoniche delle università cattoliche; suggerire la composizione dei diversi Organi (Commissioni, Segretariati, ecc.), i quali dovranno curare la preparazione prossima dei lavori, che il Concilio sarà chiamato a svolgere” (1). Il presidente di tale Commissione Centrale Antipreparatoria, il card. Tardini, già nell’adunanza del 26 maggio, presentò un progetto di questionario da inviare ad ogni vescovo. La bozza era articolata in 5 sezioni, con due articoli direttamente concernenti la liturgia:

Schema questionum exc.mis Episcopis ponendarum pro futuro Concilio Oecumenico
I) De veritate sancte custodienda
II) De sanctitate et apostolatu clericorum et fidelium
a) De clericis
[…]
4. De sacra liturgia fovenda. (sull’incremento della sacra liturgia)
5. Qua opportuniore ratione fideles ad participandum cultum liturgicum invitari queant. Quidam hodie serpentes et ideo oppugnandi hac in materia errores. (con quale ragione più opportuna possano essere invitati i fedeli a partecipare al culto liturgico. Alcuni errori che oggi si insinuano, e perciò devono essere combattuti, in questa materia)
[…]
III) De ecclesiastica disciplina
IV) De scholis.
V) De Ecclesiae unitate. (2)

Il Papa non gradì questa impostazione e prevalse la decisione coraggiosa di non incanalare gli orientamenti dei pastori in schematizzazione precostituite a tavolino. Pertanto il 18 giugno 1959 venne inviata ai Vescovi e ai Superiori religiosi una lettera in cui si chiedeva loro di esporre “omni cum libertate et sinceritate, animadversiones, consilia et vota, quae pastoralis sollicitudo zelusque animarum Excellentiae Tuae suggerant circa res et argomenta quae in futuro Concilio tractari poterunt (con ogni libertà e sincerità, proposte, consigli e desideri, che la sollecitudine pastorale e lo zelo delle anime suggerisco alla Tua Eccellenza, intorno a questioni ed argomenti che potranno essere trattati nel futuro Concilio)” (3).
Questi suggerimenti e vota, man mano che pervenivano alla Commissione, erano riassunti ed espressi in forma di diverse propositiones, raccolte poi in uno schema organico e sintetico, l’Analyticus conspectus consiliorum et votorum quae ab Episcopis e Praelatis data sunt, in due tomi, dal quale le varie Commissioni preparatorie attinsero spunti e riflessioni per la redazione degli schemi preparatori. Padre C. Braga ha valutato la consistenza delle propositiones legate a questioni liturgiche in una percentuale del 20 % (4): sembra dunque che la liturgia occupasse uno spazio considerevole nelle riflessioni dei vescovi, lungi dall’essere oggetto di speculazioni di specialisti e di esteti cultori di archeologia.
Nella documentazione ufficiale, di questo cambio di impostazione rimane una traccia nel verbale dell’adunanza della Commissione Antipreparatoria del 30 giugno 1959, in cui il card. Tardini spiegava ai membri che era stata riformulata la lettera che, nel frattempo, era stata già inviata ai vescovi (5). Si deve alla fede coraggiosa di Giovani XXIII questo maggiore coinvolgimento della “periferia” – come va di moda dire oggi -; la questione liturgica poteva così assurgere all’importante posto che le spettava.
Abbiamo un motivo in più per gioire con tutta la Chiesa per la prossima canonizzazione: Sacrosanctum Concilium ha un santo patrono in più, in Paradiso.

(1) ACTA ET DOCUMENTA CONCILIO OECUMENICO VATICANO II APPARANDO (=AD), SERIES I, Acta Summi Pontificis Ioannis XXIII, Città del Vaticano 1960, 23.
(2) ACTA SYNODALIA, Appendix, Città del Vaticano 1983, 12.
(3) AD, SERIES I, Consilia et Vota Episcoporum et Praelatorum, Pars I, Città del Vaticano 1960, X-XI.
(4) Cf. C. BRAGA, «La “Sacrosanctum Concilium” nei lavori della Commissione Preparatoria», Notitiae 20 (1984) 87-88.
(5) Cf. ACTA SYNODALIA, Appendix, Città del Vaticano 1983, 14-15.