What a wonderful way!

Ci permettiamo di parafrasare la nota canzone di Louis Armstrong, per sottolineare una  felice particolarità della traduzione inglese della Colletta della IV domenica di Quaresima: O God, who through your Word reconcile the human race to yourself in a wonderful way, grant, we pray, that with prompt devotion and eager faith the Christian people may hasten toward the solemn celebrations to come, che rende l’originale latino: Deus, qui per Verbum tuum humani generis reconciliationem mirabiliter operaris, praesta, quaesumus, ut populus christianus prompta devotione et alacri fide ad ventura sollemnia valeat festinare.

L’avverbio mirabiliter è degno di nota: secondo le osservazioni del liturgista, e biblista, R. De Zan (1), l’uso di tale lessema è, nel temporale del messale romano, è associato alla creazione e alla redenzione. In questo, ci potrebbe essere un’analogia con un fenomeno che i biblisti conoscono bene: nell’Antico Testamento, alcuni verbi sono riservati esclusivamente a Dio come soggetto; Dio solo crea, Dio solo perdona.

Solo le azioni di Dio sono mirabili, solo le sue opere destano meraviglia e suscitano stupore. Tutto il resto è noia, si potrebbe dire,  usando ancora altre parole da vecchie canzoni.

Sono sfumature, si potrebbe eccepire. Eppure sarebbe stato utile considerare bene il senso e il significato di quell’avverbio. Di fronte ad un’opera mirabile, in risposta alla contemplazione stupita del mistero della redenzione, suona alquanto strano un richiamo ad un generico «generoso impegno», come recita la versione italiana della Colletta. Che ci sia accorti di qualcosa che non andava, lo fa trasparire il fatto che il traduttore ha dovuto invertire i due sintagmi: ha dovuto anticipare «fede viva» – che nel latino viene dopo -, posticipando quel «generoso impegno» (2).

Concludiamo questa breve nota, evidenziando come davvero questa colletta aiuti a sentire la Pasqua vicina. Quel «mirabiliter» fa risuonare l’eco della liturgia della santa notte della Veglia, durante la quale ci sarà di che stupirsi! Nei suoi formulari, infatti, il lessico della meraviglia è più volte usato:

O mira circa nos tuae pietatis dignatio (Preconio)

…Deus, qui es in omnium operum tuorum dispensatione mirabilis (Colletta dopo la 1° lettura)

Deus, qui mirabiliter creasti hominem et mirabilius redimisti (Colletta alternativa dopo la 1° lettura)

Deus, qui invisibili potentia per sacramentorum signa mirabilem operaris effectus (Benedizione dell’acqua battesimale)

..nobis, mirabile nostrae creationis opus, sed et redemptionis nostrae mirabilius, memorantibus… (Benedizione dell’acqua del fonte, nel caso in cui non ci siano battezzandi)

What a wonderful way! Ci sarà prima da stupirsi, dovremmo contemplare – a bocca aperta – le meraviglie della salvezza, poi seguirà l’impegno (?). Senza il primo momento, si rischia di cadere in quello che una volta J. Ratzinger chiamò il pelagianismo dei pii.


(1) R. De Zan, «La Misericordia del Padre. Itinerario biblico-liturgico di un’esplorazione», Notitiae 51 (2015) 209.

(2) Cf. qui e qui.

XXII Domenica del T.Ordinario (B): “Giacomo bis” ovvero la rivicinta dell’apostolo Giacomo e della sua breve lettera

Chissà se i curatori della traduzione italiana delle Collette del Messale Romano si saranno accorti della circostanza, assai rara per il tempo Ordinario, prodotta dalle loro scelte linguistiche: fra eucologia e testi biblici vi è una corrispondenza non solo tematica o allusiva ma, pare proprio così, una vera citazione esplicita. Anche se, ovviamente, si tratta solo di alcune parole, considerando la brevità della sua Lettera il trovare due citazioni dello stesso passo di Giacomo in un sola domenica pare proprio degno di menzione.

Il primo e più importante testo è la seconda lettura, che secondo il calendario dell’Anno B, propone una sezione del primo capitolo, che inizia con il versetto 17: «Ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce…».

Ma tale espressione risuona già qualche minuto prima: «O Dio, nostro Padre, unica fonte di ogni dono perfetto, suscita in noi l’amore per te…», recita la lezione italiana della Colletta. Si potrebbero sollevare diverse questioni sulla traduzione dell’intera colletta, ma per ora soprassediamo per sottolineare questo dato: pare che in questo specialissimo caso la resa dei traduttori, nonostante non paia una traduzione rigorosamente fedele, si risolve in una coincidenza a nostro avviso felice.

L’originale latino recita così: «Deus virtutum, cuius est totum quod est optimum…», da alcuni reso più letteralmente: «Dio degli eserciti, al quale appartiene tutto ciò che è perfettamente buono». La traduzione ufficiale preferisce usare un’espressione biblica, prendendola in prestito dalla Lettera di Giacomo. Se tale eco ci pare intenzionale e voluta, altrettanto non possiamo dire della curiosa ripetizione della stesse parole nei testi della stessa messa. Giacomo avrà giocato, tramite la liturgia, un piccolo scherzo? Allora, davvero, dietro i tecnicismi, le tabelle e gli altri strumenti umani con cui è stato composto il messale, è possibile immaginare un’organismo vivo, che trascende l’opera dei pur necessari liturgisti. Ogni tanto questo è più evidente.

Altri legami potrebbero essere trovati fra la colletta di questa domenica e i testi biblici dell’anno B. Per ora fermiamoci qui, onorando san Giacomo e la sua ripetuta presenza.

Per i più curiosi offriamo la possibilità di un confronto con alcune altre lingue.

Inglese: «(C) God of might, giver of every good gift..; (L) All good giving and every percet gift is from above…».

Francese: «(C) Dieu puissant de qui vient tout don parfait…; (L) …les présents les meilleurs, les dons parfaits, proviennent tous d’en haut…».

Spagnolo: «(C) Dios todopoderoso, de quien procede todo bien..; (L) Todo beneficio y todo don perfecto viene de arriba…».

Portoghese: «(C) Deus do universo, de quem procede todo o dom perfeito..; (L) Toda a boa dádiva e todo o dom perfeito vêm do alto…».