Apparuit Simoni?

Notiamo che da alcune parti si è levato un grido di sdegno, o comunque si è fatto notare insistentemente il fatto che Papa Francesco e il suo Maestro delle Celebrazioni abbiano scelto di omettere il rito del Resurrexit, un rito proprio della liturgia papale nella mattina di Pasqua (per una spiegazione del rito, si veda qui).

Non vorremmo fare ulteriori polemiche. Già altrove ci siamo espressi in modo forse irrispettoso e smodato, definendo come “un mortorio” la veglia pasquale papale, quest’anno celebrata senza concorso di popolo (ma anche con concorso di popolo le cose non sarebbero andate molto meglio…). Peraltro, dal nostro modestissimo modo di vedere, tale scelta risulta sensata: essendo in origine, e in ultima istanza, il Resurrexit un rito di pace, nell’ordo eccezionale di questi giorni,  in cui lo scambio della pace è omesso, avrebbe potuto risultare eccessivo e contraddittorio.

Comunque, altri sono gli interrogativi che possiamo far emergere da quanto abbiamo sentito e visto.

La prima considerazione riguarda la superficiale disinvoltura con cui sono state interpretate alcune espressioni della liturgia. Anche Papa Francesco, o chi per lui ha scritto la bozza del Messaggio Urbi et Orbi, ha citato l’antifona di Introito della Messa di Pasqua (senza peraltro citarla con precisione), su cui noi abbiamo rinviato tante volte nel corso di questi giorni (cf. qui). Eppure lo ha fatto forzandone il senso, per assecondare quanto si voleva esprimere, fra l’altro su un tema controverso come quello dell’impossibilità di partecipare alle celebrazioni pasquali: «Siamo certi che il Signore non ci ha lasciato soli! Rimanendo uniti nella preghiera, siamo certi che Egli ha posato su di noi la sua mano (cfr. Sal 138,5), ripetendoci con forza: non temere, “sono risorto e sono sempre con te” (cfr. Messale Romano)!»

Ora, l’espressione “Sono risorto e sono sempre con te“, è stata tradizionalmente interpretata come parola di Cristo rivolta al Padre. Come se le parole del Salmista, dopo la morte e resurrezione del Signore Gesù, fossero ora diventate il Suo ringraziamento: «Tu hai posto su di me la tua mano, è stupenda per me la tua saggezza». La mano è quella del Padre. Almeno secondo la tradizione interpretativa della liturgia. Ci volle la finezza, seria e corretta, di Benedetto XVI, per immaginare che questo dialogo, diciamo, intra-trinitario potesse diventare anche una parola rivolta da Cristo all’uomo.

Quello che stigmatizziamo qui, ciò che ci infastidisce e ci preoccupa, è il fatto che in un momento così importante, il discorso di Papa Francesco, questo discorso, e più in genere la comunicazione pontificia di questo periodo, mostri una tale superficialità: la sensazione è che su alcuni temi non si abbia voglia di insistere, e ci si accontenti di frasi veloci e quasi di circostanza. Mentre su altri – e in genere non sono mai questioni proprie all’ufficio di Pietro, quello cioè di confermare nella fede i fratelli – l’attenzione è molto più marcata, le parole sono puntuali e precise.

Chi ha preparato quel discorso mostra una singolare contemporaneità con questioni politiche, sociali ed economiche.

Come se il Messaggio Urbi et Orbi lo si abbia pensato dopo un’accurata rassegna stampa su giornali, e sappiamo quali siano i preferiti e gli unici che arrivano a Santa Marta, piuttosto che nella contemplazione dei misteri pasquali proclamati nei Vangeli e celebrati efficacemente nella liturgia.

Da quello che si è visto esternamente, più che il Maestro e Signore Risorto, al successorre di Simone il pescatore parrebbe essere apparso un ghostwriter, collaterale al governo italiano o, certamente, politicamente schierato. In effetti, nell’entourage papale, ce ne sono vari di personaggi che amano dilettarsi su questioni che attengono la scena politica ed economica.

Ma la mattina di Pasqua, dalle parti del Vaticano, farebbe piacere – e sarebbe assai più necessario – sentirsi ripetere l’antico saluto di pace, ispirato a Luca 24,34: Surrexit Dominus vere! A cui volentieri si risponderebbe, secondo l’uso romano, Et apparuit Simoni!

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