E’ scritto C come Cana, ma si legge E come Epifania. Osservazioni a margine della II domenica del tempo Ordinario

Saremmo veramente ridicoli se presumessimo di obiettare, dal nostro piccolissimo punto di vista, alle decisioni degli esperti e dei membri del Consilium, che secondo le indicazioni di Sacrosanctum Concilium plasmarono il nuovo lezionario. Tuttavia, senza apparire presuntuosi possiamo affermare che sì sarebbe auspicabile che si possa ricostruire quanto più esattamente possibile tutto il processo di revisione, sia con i criteri generali che orientarono le scelte come pure con le specificazioni concrete dei singoli casi. Perché, altrimenti, alcune domande sorgono spontanee.

Come mai assegnare al ciclo C, e solamente al ciclo C, la proclamazione del segno compiuto da Gesù alle nozze di Cana?

La Liturgia delle Ore ha giustamente mantenuto, nell’Ufficiatura dell’Epifania, il riferimento tradizionale ai tre episodi evangelici dai quali si assumevano i contenuti della festa: il cammino e l’adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù al Giordano, e le nozze di Cana. Gli inni e le antifone a Benedictus e Magnificat mettono insieme i tre misteri della vita di Cristo i cui brani evangelici troviamo distribuiti per tre domeniche, a partire appunto dall’Epifania, proseguendo con la Domenica del Battesimo del Signore per finire con la domenica delle nozze di Cana. Questo schema, come si è detto senza poterlo qui mostrare, è del tutto tradizionale. Il ciclo del lezionario domenicale di quest’anno – il ciclo C – mantiene ottimamente questa successione, che viene a mancare nei cicli A e B.

A tal proposito, pare un poco interlocutorio il paragrafo dell’Ordinamento delle letture della Messa relativo: «Nella II domenica del Tempo Ordinario il Vangelo si riferisce ancora alla manifestazione del Signore, celebrata nella solennità dell’Epifania: tale riferimento è sottolineato dalla pericope tradizionale delle nozze di Cana e da altre due pericopi, tratte esse pure dal Vangelo di Giovanni» (105).

Sarebbe stato eccessivo mantenere l’unico brano delle nozze di Cana per i tre schemi? E, se proprio si doveva assegnare a solo uno dei tre, perché al ciclo C, mentre per altri momenti al ciclo A viene riconosciuta una sorta di esemplarità particolare?

Quanto potrebbe essere interessante poter studiare le carte degli esperti che al lezionario lavorarono, sperando di trovare in esse le risposte!

Al di là di tali questioni, certo è che una vera ermeneutica liturgica del brano giovanneo non può fare a meno di questi dati. Non si dovrebbe isolare tale vangelo dagli altri due, relativi ai Magi e al Battesimo, e sarebbe magnifico se la sua meditazione avesse come sottofondo questi testi:

Oggi la Chiesa,
lavata dalla colpa nel fiume Giordano,
si unisce a Cristo, suo Sposo,
accorrono i magi con doni alle nozze regali
e l’acqua cambiata in vino rallegra la mensa, alleluia. (Ant. Benedictus, Epifania)

Hódie cælésti Sponso iuncta est Ecclésia, quóniam in Iordáne lavit Christus eius crímina: currunt cum munéribus Magi ad regáles núptias, et ex aqua facto vino lætántur convívæ, allelúia.

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