Utile o inutile? Divagazioni sulla XXVII domenica anno C

Riproponiamo un vecchio post, pubblicato ormai tre anni fa. Eravamo ai primi mesi vita del blog: ancora oggi ci accompagna la stessa domanda: è utile o inutile il nostro piccolo lavoro? I testi di questa domenica ci aiutano a ritrovare una qualche risposta.

Non possiamo, perché non ne siamo capaci, addentrarci con proprietà in analisi esegetiche sul valore della traduzione che anche l’ultima versione della CEI ha scelto per questa espressione – siamo servi inutili. Il testo è questo, con questo pertanto ci si deve confrontare. Però ci sorprende, ancora una volta, come il contesto eucologico che circonderà, in questa domenica, la proclamazione di questo vangelo, apra prospettive interessanti. Vediamo, forse sono solo divagazioni. Oppure no?

Colletta. Omnipotens sempiterne Deus, qui abundatia pietatis tuae et merita supplicum excedis et vota, effunde super nos misericordiam tuam, ut dimittas quae conscientia metuit, et adicias quod oratio non praesumit.

Traduzione più letterale. Dio onnipotente et eterno, che con la sovrabbondanza della tua clemenza oltrepassi i meriti e i desideri di quanti ti supplicano, effondi su di noi la tua misericordia, così da rimettere ciò che la coscienza teme ed aggiungere ciò che la preghiera non osa chiedere.

Versione Messale CEI. O, Dio fonte di ogni bene che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.

Si parla di meriti, non corrispondenti tuttavia alla più grande sovrabbondanza della clemenza, che eccede rispetto a quanto invece sarebbe giusto e, appunto,  meritato; si parla di aggiunta rispetto a quanto si ha timore persino di chiedere. Da una parte, dunque, c’è una professata impossibilità nel pretendere, nel presumere, vantando crediti nel ricevere; dall’altra, una munificenza assolutamente non retributiva. Con Dio non si possono fare conti, non si potrà mai millantare credito. Sono abolite le categorie quantitative (aumenta la nostra fede, daccene di più…. se aveste fede quanto un granello di senape…). Dio ci pone in un altro ordine, quello della gratuità, appunto, che è sovrabbondante, generosa, sorprendente, inaspettata, non dovuta.

E nel Vangelo? I servi che faranno quanto gli è stato ordinato, dovranno dire: “Siamo servi inutili“. Cosa significa? Inutile…. in-utile…Nei nostri tempi, in cui ogni giorno i notiziari ci dilettano sull’andamento della borsa, su ogni sorta di indicatori economici… il termine “inutile” risuona con sfumature nuove… non dà utili, non fruttica, non produce “utile”. “Utile” significa anche “guadagno”, “profitto”, “rendita”… “Inutile” potrebbe voler intendere, allora, ciò che non profitta, ciò che non dà guadagno, ciò che non avanza. In effetti, nell’originale greco del Nuovo Testamento, l’altra occorrenza del termine usato in Lc 17,10 è Matteo 25,30 (“E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre..”): il contesto parla di talenti, di guadagno, di banchieri! Il servo «inutile» è inutile proprio perchè non ha affidato il denaro del padrone ai banchieri e così, ritornato, il padrone non ha potuto ritirare il suo denaro con gli interessi!!

Forse stiamo fantasticando troppo e occorre tornare alla serietà di analisi di biblisti (cf. ad es.: qui), tuttavia il contesto offerto dall’eucologia era troppo invitante per non pensare ad una lettura simile. Gesù chiede ai suoi discepoli di servirlo senza aspettarsi ricompense straordinarie, chiede di servire senza aspettarsi «utili» e tornaconti, senza fare calcoli. Non può valere un simile ragionamento: «Dunque, ho arato tutto il giorno, ho pascolato il gregge…adesso tornato a casa del padrone, sicuramente lui mi farà accomodare alla sua mensa…., ne ho diritto, me lo sono meritato….»! No! Ricordiamo l’altra parabola, quella degli operai mandati nella vigna a diverse ore: quelli che avevano lavorato tutto il giorno pensavano di guadagnare di più, calcolavano…pensavano di meritare di più.. e invece: «Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono» (Mt 20,13-15). Lui è buono! La preghiera di colletta ce lo annuncia e ce lo ricorda facendoci pregare, per questo possiamo dire anche noi «siamo servi inutili»! Non ci interessa fare calcoli, perchè comunque Dio ci darà sovrabbondantemente anche quello che non osiamo nemmeno sperare.

E’ interessante anche la Post Communio. Concede nobis, omnipotens Deus, ut de perceptis sacramentis inebriemur atque pascamur, quatenus in id quod sumimus transeamus.

Traduzione più letterale: Concedici, Dio onnipotente, di essere inebriati e nutriti dai sacramenti che abbiamo ricevuto, così da divenire ciò che riceviamo.

Versione Messale CEI. La comunione a questo sacramento sazi la nostra fame e sete di te, o Padre, e ci trasformi nel Cristo tuo Figlio.

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