Inizia la Quaresima, ma sembra già sia Pasqua

No, non si sta alludendo alla mitezza delle temperature invernali che, almeno in alcune parti d’Italia, ci fanno respirare anticipatamente un aria di primavera.

E’ la stessa liturgia che ci permette di vivere l’inizio della Quaresima in modo sorprendente, con una tensione che ci obbliga a considerare lo spirito e gli atti penitenziali nel loro giusto orizzonte.

Si tratta certamente di iniziare un austero cammino (1), mossi tuttavia da un annuncio che è gioioso già da subito: viene il giorno di Pasqua.

La versione italiana del Salterio opera una scelta, fornendo una traduzione di solo uno dei due inni latini proposti alle Lodi: chi infatti conoscesse il latino, potrà fare distinzione fra l’ufficio feriale e quello domenicale. Il testo che in italiano è sacrificato è l’inno Iam, Christe, sol iustitiae (2). In questo post vogliamo pertanto evidenziare alcuni elementi di questa ricchezza perduta.

La penultima strofa recita:

Dies venit, dies tua,

per quam reflorent omnia;

laetemur in hac ut tuae

per hanc reducti gratiae.

[Viene il giorno, il tuo giorno, in cui tutto rifiorisce; rallegriamoci in esso, per esso siamo stati riportati alla grazia]

Non è difficilissimo rintracciare alcuni passi della Scrittura che possono aver ispirato la redazione del testo, o comunque fare collegamenti con citazioni bibliche. Viene in mente il versetto 24 del Salmo 117: Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo [haec est dies quam fecit Dominus exultemus et laetemur in ea]. Questo passo rinvia ad un altro inno, assai più celebre, che la liturgia propone per l’Ufficio delle Letture nel tempo di Pasqua: Ecco il gran giorno di Dio, splendente di santa luce… [Hic est dies verus Dei, sancto serenus lumine…]. Un pochino più complicato è risalire al salmo 27 (28),7, che citiamo secondo la Vulgata latina, perché nella traduzione italiana si perde molto del dato tradizionale che la liturgia invece ha conservato (3): Dominus adiutor meus et protector meus in ipso speravit cor meum et adiutus sum et refloruit caro mea et ex voluntate mea confitebor ei [Il Signore è mia forza e mio scudo, in lui ha confidato il mio cuore. Mi ha dato aiuto: esualta il mio cuore, con il mio canto voglio rendergli grazie]. La lezione latina del salmo facilita evidentemente il passaggio fra quel rifiorisce la mia carne e la resurrezione di Cristo (4).

Dies.., dies tua…reflorent…laetemur: come non intravedere la Pasqua!? E come non capire che solamente con questa luminosa tensione è possibile vivere una feconda penitenza quaresimale, che non sia vuoto e sterile virtuosismo ascetico scrupolosamente concentrato sulle nostre piccole opere!? Il nostro inno lo dice nella strofa che precede immediamente la nostra: concedici almeno un pò di penitenza, il resto sarà un tuo dono (5)

Non c’è Quaresima senza Pasqua, dunque! E questo dovrebbe essere chiaro fin dall’inizio del cammino dei quaranta giorni.

In altri termini, con una diversa profondità esistenziale, possiamo citare alcune parole di J. Ratzinger: «Siamo qui in presenza di una reciprocità dalla quale tutto dipende: senza saperci accolti dallo sguardo del Redentore – che non cancella a parole le nostre colpe, ma se ne fa carico e le patisce – non si può sopportare la verità della propria colpa e ci si rifugia subito nella prima non-verità – il dissolvimento della propria colpa – dalla quale conseguono tutte le altre menzogne, e da ultimo una generale incapacità a riconoscere il vero. E viceversa: senza il coraggio di essere fino in fondo veri con se stessi, non è possibile conoscere il Salvatore e avere fede in Lui. Per questo motivo, i Padri hanno descritto l’atto fondamentale della conversione anche come “confessione”, e ciò in una duplice accezione: ammissione della propria colpa come “agire nella verità” in senso esistenziale; e testimonianza resa a Gesù Cristo redenroe. Ne consegue che l’atto della conversione implica una obbligatorietà che vincola la nostra libertà, e cioè un legame; e di qui anche l’esigenza di permanere nella verità, che si esprime nell’attaccamento all’insegnamento degli Apostoli e nell’appartenenza alla realtà sacramentale della Chiesa. Con l’esortazione al cambiamento, dunque non si intende richiamare ad un impegno spasmodico per raggiungere standard elevati di realizzazione o di coerenza morale, bensì a permanere in un’apertura e in una vigile sensibilità per il vero e ad aderire a Colui che non solo ci rende “sopportabile” la verità, ma anche la rende per noi feconda e salvifica»: Conversione, penitenza e rinnovamento, in Id., Cantate al Signore una canto nuovo, Milano 1995, 178-179.


(1) Protesi alla gioia pasquale, / sulle orme di Cristo Signore, / seguiamo l’austero cammino / della santa Quresima: così il salterio italiano rende l’originale: Ex more docti mystico / servemus abstinentiam, / deno dierum circulo / ducto quater notissimo; non si vede traccia, almeno di qui, di austerità!

(2) Avevamo già trattato di parte di questo testo qui.

(3) Cf., ad es., qui.

(4) Cf., ad es., il commento di Sant’Agostino: «Il Signore è mio aiuto e mio protettore. Il Signore mi aiuta nel subire tante sofferenze, e con l’immortalità mi protegge nel risorgere. In lui ha sperato il mio cuore, e sono stato soccorso. E rifiorì la mia carne, cioè è risorta la mia carne. E con la mia volontà confesserò a lui. Ne consegue che, già vinto il timore della morte, non costretti dal timore sotto la legge, ma per libera volontà con la legge, lo confesseranno coloro che credono in me; e in essi anch’io confesserò, poiché sono in loro»: cf. il commento all’intero salmo.

(5) Quiddamque paenitentiae / da ferre, quo fit demptio, / maiore tuo munere, / culparum quamvis grandium. Anche su questa strofa si potrebbe dire qualcosa di interessante, ma ora siamo costretti a rimandare la questione ad un futuro prossimo. Per tornare al passato, ci permettiamo, invece, di segnalare un nostro vecchio post sul mercoledì delle ceneri: qui.

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  1. Pingback: L’origine della quaresima? La liturgia risponde | sacramentum futuri

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