Nemmeno una parola

Dalle ricostruzioni ad opera di alcuni protagonisti sappiamo qualcosa – manca ancora molto – delle prime vicende dell’organismo preposto alla riforma liturgica auspicata dal Concilio Vaticano II. Si intuiscono le tensioni e le incomprensioni intorno ad una Commissione per certi versi del tutto nuova e innovativa, per altri aspetti del tutto in linea con le dinamiche ecclesiali messe in moto da un evento così particolare come un concilio ecumenico. Era certamente nella logica delle cose che la guida, nell’opera di attuazione della Costituzione liturgica, non la potesse assumere un dicastero di Curia; allo stesso tempo, pare del tutto legittima e assolutamente in buona fede la pretesa o, meglio detto, l’aspettativa del personale della Congregazione dei Riti, convinto che proprio a tale organismo sarebbe stata affidata la messa in pratica delle indicazioni conciliari.

Non vogliamo qui ricostruire tutta la storia, ma solamente apportare un nuovo dettaglio, un curioso particolare, scoperto grazie alla possibilità di consultare le carte di un testimone qualificato.

Se nel periodo conciliare ad essere contrariato e deluso fu Bugnini, già Segretario della Commissione Preparatoria De Liturgia, perché estromesso dal ruolo di Segretario della Commissione Conciliare De Liturgia (1), dopo l’approvazione della Costituzione liturgica si ebbe un curioso rovesciamento. E, a quanto pare, alcuni protagonisti non la presero affatto bene.

Si può con probabile certezza individuare nell’entourage del Prefetto della Congregazione dei Riti chi volle sostituire il religioso vincenziano. Qualche tempo dopo, fu il medesimo Cardinale Larraona a vedersi sopravanzato dal Cardinale Lercaro nel ruolo di Presidente del Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia. Nei primi e preliminari incontri di questo nuovo organismo si cercò di non turbare gli animi e di non provocare inutili tensioni e gelosie (2), ma quando si tenne la prima riunione plenaria alla presenza dei membri (11 marzo 1964), era già evidente che l’influenza della Congregazione dei Riti era stata di molto ridimensionata. Attiva e propositiva era la nuova Commissione creata ad hoc,  mentre l’antica istituzione curiale diventava spettatrice passiva di quanto ormai si sarebbe deciso fra Santa Marta (dove era la Segreteria e la sede del Consilium) e il Palazzo Apostolico. In verità, gli equilibri non furono mai così statici e netti, eppure nei primi mesi del 1964 tale era la situazione.

Di tutto ciò abbiamo un’immagine assai eloquente negli appunti personali di mons. H. Jenny, vescovo di Cambrai. Nell’annotare le impressioni sulla prima riunione plenaria del Consilium, la primissima  cosa che scrive – ed è significativo che le sue note esordiscano in tal modo – è una frase lapidaria, che sintetizza in modo chiaro le impressioni di un estraneo alle dinamiche curiali:

«Le Card. Larraona ni a pa dit un mot» (3)

Non sappiamo il motivo di tale silenzio. Possiamo solo affermare che fu una scelta volontaria: altri cardinali presenti, oltre naturalmente al cardinale Presidente, Lercaro, intervennero sovente nella discussione. Larraona aveva, ovviamente, pure lui facoltà di parlare, ma preferì non avvalersene. Non disse una parola, nemmeno una parola soltanto. Nec verbum tantum!


(1) cf., ad esempio, qui.

(2) Il primo incontro fra i tre Cardinali incaricati e il Segretario avvenne nell’Ospizio Pontificio di Santa Marta, in una stanzetta messa a disposizione dalla Segreteria generale del Concilio, il 15 gennaio 1964. Il secondo incontro «per deferenza, si tenne nell’appartamento del card. Larraona, in via Servitori, 10»: A. Bugnini, La riforma liturgica (1948-1975), (Bibliotheca Ephemerides Liturgicae Sussidia 30), Roma 1997, 64. Cf. anche qui.

(3) H. Jenny, Notes personnelles après notre I reunion (Rome 11.3.1964), 1: Archivio Diocesano di Cambrai, Fondo Jenny, 3A2 – 2.1

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