Solo tre lettere, ma quanto preziose! Appunti sull’eucologia della II Domenica del tempo Ordinario

La formula n. 1049 del Sacramentario Veronense è la fonte ispiratrice di due testi dell’odierno Messale Romano. La prima è di derivazione diretta dall’antico testo, mentre la seconda è la rilettura del testo del Veronense fatta dal Sacramentario Gregoriano (GrH 382). Ancora, la prima è la preghiera dopo la comunione per la II domenica del tempo Ordinario, la seconda è pure una preghiera dopo la comunione, per la solenne Veglia Pasquale.

Spiritum nobis, Domine, tuae caritatis infunde, ut, quos uno caelesti pane satiasti, una facias pietate concordes.

Spiritum nobis, Domine, tuae caritatis infunde, ut, quos sacramentis paschalibus satiasti, tua facias pietate concordes

Come si vede, il testo della preghiera è strutturalmente identico; possiamo inoltre dire che i due sintagmi, caelesti pane e sacramentis paschalibus, siano equivalenti. La prima espressione, caelesti pane, al singolare, attira l’aggettivo numerale uno, qui con la sfumatura di significato uno solo, l’unico, il medesimo, lo stesso. Si crea così un parallelismo con l’aggettivo numerale, questa volta di genere femminile, che qualifica l’ablativo pietate. Nella versione del Sacramentario Gregoriano, che è quella usata dal Messale Romano per la post-communio della notte di Pasqua il riferimento alla comunione eucaristica viene indicato con il plurale sacramentis paschalibus, facendo saltare il parallelismo uno/una: l’aggettivo unito al sostantivo pietas diventa quindi un possessivo, tua (nel senso di te, genitivo oggettivo), che forma, a sua volta, un parallelismo con la prima parte della preghiera, tuae caritatis infunde. Queste considerazioni non sembrano essere state, appunto, molto considerate nella versione italiana del Messale.

Se la preghiera della vegli pasquale sembra conservare meglio il senso dell’originale, in quella per la II Domenica del tempo per annum si altera tutta la sintassi della seconda parte: non paiano, queste, osservazioni tecnicamente formali ed oziose, poiché financo il senso è modificato. Ad un rapido confronto con alcune altre traduzioni, quella italiana – paradossalmente – sembrerebbe quella che ha perso più affinità con lo stile e la struttura dell’originale latino (1).

Infondi in noi, o Padre, lo Spirito del tuo amore, perché nutriti con l’unico pane di vita formiamo un cuor solo e un’anima sola.

Infondi in noi, o Padre, lo Spirito della tua carità, perché nutriti con i sacramenti pasquali, viviamo concordi nel vincolo del tuo amore.

Una traduzione più letterale non sembrerebbe così ostica e difficile: Infondi in noi, o Signore, lo spirito della tua carità, perché quanti hai saziato con l’unico pane del cielo, tu li renda concordi in un’unica pietà; Infondi in noi, o Signore, lo spirito della tua carità, perché quanti hai saziato con i sacramenti pasquali, tu li renda concordi nel tuo amore. In entrambe le formule, nel latino si sente molto di più che il protagonista è il Signore e il suo Spirito: è detto esplicitamente, con la forma verbale personale, che è Dio a saziare i fedeli e a rendere possibile la concordia. Nell’italiano non è così chiaro: «un cuor solo e un’anima sola», pur essendo un’espressione di sapore biblico, non toglie il rischio di un’interpretazione troppo orizzontale. «Vincolo del tuo amore», pur aggiungendo un termine forse non necessario (vincolo), riesce a rendere esplicito la richiesta che l’assemblea sia concorde nell’amare il Signore, l’unione di inenti chiesta nella preghiera della II domenica è notevolmente più vaga. Forse esageriamo, ma un cuore solo è un’anima sola la hanno pure i tifosi di una squadra di calcio nel sostenere i loro beniamini, o anche due innamorati!

E’ pure vero che si tratta di due preghiere distinte, ma il traduttore – crediamo – avrebbe potuto trarre suggerimenti interessanti dal confronto fra i due testi: la lettura di quell’una pietate sarebbe stata certamente meglio compresa se letta insieme all’altra, tua pietate!

Comunque, almeno per quest’anno, l’ascolto attento della seconda lettura (ciclo C) dovrebbe evitare il pericolo di intendere la concordia e l’unità ad un livello superficiale e solamente umano: «Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti…» (1 Cor 12,4).


(1) Pour on us, o Lord, the Spirit of your love, and in your kindness make those you have nourished by this one heavenly Bread one in mind and heart;

Pénètre-nous, Seigneur, de ton esprit de charité, afin que soient unis par ton amour ceux que tu as nourris d’un même pain;

Derrama, Señor, sobre nosotros tu espiritu de caridad para que, alimentados con el mismo pan del cielo, permanezcamos unidos en el mismo amor;

Infundi em nós, Senhor, o espÍrito da vossa caridade, para que vivam unidos num só coraçao e numa só alma, aqueles que saciastes com o mesmo pão do Céu.

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