Intersezioni biblico-liturgiche: ermeneutica a volte sfasata, ma pur sempre ermeneutica!

Anche in questi giorni la liturgia ci porta suggestioni curiose, che si intrecciano quasi scherzosamente, pur mostrando la serietà e la fondatezza della comprensione di Bibbia e Liturgia come un’unica realtà, nelle loro specifiche peculiarità.

La colletta prevista per la settimana appena conclusa (XXVII del tempo Ordinario) ci faceva pregare chiedendo anche oltre le nostre aspettative, confidando nella sovrabbondanza generosa di Dio: «O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare».

Non ci fermiamo, questa volta, ad analizzare la discutibile – anche questa volta – traduzione italiana dell’antica colletta gelasiana. Vorremmo invece sottolineare come tale colletta, che la Chiesa ha pregato per l’intera settimana appena trascorsa, sia curiosamente legata tematicamente ad alcuni aspetti delle letture proclamate nell’odierna domenica, XXVIII dell’anno A.

La prima lettura ci ricordava l’eccedenza del dono divino della sapienza: «Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile» (Sap 7,11). Il giovane Salomone avrebbe potuto con ragione pregare con la nostra colletta, perché il Signore gli concesse anche quanto non ebbe domandato: «Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato  questa cosa [la saggezza nel governare]. Dio gli disse: “Perché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandanto la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te. Ti concedo anche quanto non hai domandato, cioè ricchezza e gloria, come a nessun altro fra i re, per tutta la tua vita. Se poi camminerai nelle mie vie osservando le mie leggi e i miei comandi, come ha fatto Davide, tuo padre, prolungherò anche la tua vita.» (1 Re 3,10-14).

Dio è così, generoso oltremodo, eccedente: «in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare» (Ef 3,20). E’ buono. Con Lui non reggono i nostri calcoli: sarebbe assurdo vantare meriti o ragionare su quanto si possa ricevere in cambio, su quello che ci spetterebbe come eredità.

Il Vangelo domenicale di questa settimana ci presentava una contro-figura dell’atteggiamento di Salomone. Il tale che si avvicina a Gesù per chiedergli cosa dovesse fare per avere assicurata, come eredità, la vita eterna; misteriosamente, l’osservanza scrupolosa e irreprensibile dei comandamenti e la disponibilità di molti beni lo rendono poco aperto alla gratuità: non ha timori di coscienza da farsi perdonare, rimane centrato sul merito e sulle opere da fare, per questo forse non può chiedere al di là di ogni desiderio. A lui Dio non può aggiungere l’impensabile e l’impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio. E così il ricco non può essere liberato dall’attaccamento ai beni, e si allontana rattristato, mentre può capitare che discepoli molto meno brillanti e irreprensibili possano diventare apostoli, con tutte le loro fragilità, grazie all’apertura all’onnipotenza di Dio, e quindi sperimentare il centuplo e nel tempo che verrà la vita eterna.

Da queste semplici osservazioni non possiamo dedurre niente di più che uno stupore di fronte agli scherzi che ci gioca la liturgia. E’ indubbio che il contesto eucologico e celebrativo fornisca coordinate ermeneutiche per i testi biblici proclamati nella celebrazione, ma nel nostro caso la colletta era quella della domenica precedente! Ermenutica bizzarra?

Non crediamo di poter dare altro valore alle presenti osservazioni se non quello di un’ennesima conferma dello strettissimo rapporto esistente fra Bibbia e Liturgia: fra di esse infatti il circolo ermeneutico, talvolta, pare funzionare anche quando i testi sono sfasati di una settimana! Quest’anno, la preghiera della Chiesa ci ha preparato, nelle ferie della XXVII settimana, ad ascoltare le letture bibliche della domenica XXVIII, secondo il ciclo B e, viceversa, alla luce delle letture di questa domenica, possiamo avere raffigurazioni plastiche dei contenuti teologici della colletta della settimana passata. Non è sorprendentemente bello?

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