Un’opera senza risonanza? Forse. Comunque da farsi

In un recentissimo volume dell’Opera Omnia di Inos Biffi raccoglie una varietà di saggi, apparsi in differenti tempi e luoghi, su liturgia, sacramenti e feste, come suggerisce il titolo (1). Il capitolo settimo tratta di La riforma liturgica e i suoi frutti. Non neghiamo che abbiamo letto queste pagine con attenzione e interesse, prime fra le circa 600 dell’intero volume. Molte delle osservazioni dell’autore meriterebbero di essere sottolineate: ora preferiamo riportare per esteso una citazione autorevole, estrapolandola dal contesto (2), credendo tuttavia che non sia operazione del tutto arbitraria. Infatti, le osservazioni che il cardinale Colombo, Arcivescovo di Milano, tratteggiò presentando il nuovo messale ambrosiano, valgono anche per la riforma liturgica del rito latino e, più mai, ci paiono incoraggianti per l’opera che intendiamo, nel nostro piccolo, portare avanti con questo blog. Quindi, con la mediazione di Inos Biffi, lasciamo la parola al Cardinal Colombo.

Il nuovo messale postula di essere capito, penetrato nella sua ricchezza, tradotto nella vita spirituale del nostro popolo. La pubblicazione di un testo definitivo – per quanto definitivo possa essere detto ciò che è posto nel flusso del tempo – è un richiamo a tutti i cultori di liturgia a passare dalle elaborazioni delle ipotesi e dai vagheggiamenti delle sperimentazioni al lavoro – più faticoso ma anche più fruttuoso – di guidare alle scoperte dei tesori che la Chiesa custodisce nei suoi libri e offre instancabilmente alla pietà dei credenti. E’ un’opera senza risonanza e apparentemente monotona, perché è sempre più agevole e clamoroso cambiare un rito che un cuore. Quando l’interesse liturgico è affidato alla novità del rito più che al rinnovamento del cuore, è in agguato l’insidia della superficialità e della teatralità. Solo il ritorno a uno spirito umile e veritiero di penetrazione nell’intimo valore dei gesti e delle parole permetterà al movimento liturgico di superare il senso si sazietà e di mantenere le sue promesse. […] Attendiamo una rinascita dell’autentico spirito liturgico, alieno tanto dalle nostalgie arcaicizzanti di chi non riesce ancora a vibrare nel soffio di giovinezza con cui lo Spirito Santo in questo anni ha vivificato la Chiesa, quanto dallo sperimentalismo incontentabile di cui, inseguendo attraverso i continui cambiamenti e le effimere novità il miraggio di una celebrazione senza passività, finisce con l’essere inconcludente e con l’ingenerare nei fedeli un senso di smarrimento e di ripulsione. Lo spirito liturgico è calmo, paziente, contemplativo; è proteso più a vivere con animo nuovo i riti di sempre che ad anticipare i riti del futuro. Non si attacca sullo scoglio alle proprie concezioni, ma si immerge nel mistero ecclesiale con l’umile coscienza di chi sa che la liturgia della Chiesa trascende sempre ogni personale illuminazione e ogni erudizione. Lo spirito liturgico non ama insegnare alla Chiesa, ma preferisce mettersi alla scuola della Chiesa, desideroso di imparare ogni giorno dalla sua tradizione e dal suo vivo e attuale magistero.

G. Colombo, «Il rinnovamento della liturgia ambrosiana», in Il nuovo messale Ambrosiano. Atti della “3 giorni” 28-29-30 settembre 1976, Centro Ambrosiano di Documentazione e Studi religiosi, Milano 1976, 9-10.12.

________

(1) I. Biffi, Liturgia, Sacramenti, Feste (Opera Omnia, Spirito e Liturgia), Milano 2015.
(2) La citazione dell’intervento del Cardinale si estende, inframmezzata da commenti e riprese, per varie pagine, integrandosi con le riflessioni dell’autore, cf. Biffi, Liturgia, Sacramenti…, 74-81

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