Il ginepraio si sta diradando? In margine a recenti pubblicazioni sul sacramento della penitenza.

A distanza ravvicinata, in questi ultimi tempi sono stai pubblicati studi interessanti sulla storia liturgica del sacramento della penitenza: che si stia per colmare quella lacuna ormai ingiustificabile sulla dimensione celebrativa del quarto sacramento? In effetti, se abbondano studi con taglio giuridico, dogmatico e morale, che ci rendono edotti su dettagli anche minimi dell’amministrazione della riconciliazione sacramentale, se cercassimo monografie e approfondimenti sulla vera e propria liturgia penitenziale, rimarremmo sorpresi dalla scarsità di bibliografia. Il grande J. Jungmann, a proposito della complessità delle questioni intorno alla storia liturgica della penitenza, parlava espressamente di «ginepraio» (1)! Ma, dicevamo, questo fenomeno pare in controtendenza. Oltre ad alcuni contributi apparsi negli atti di Convegni organizzati dalla Penitenzieria Apostolica (2), anche la prestigiosa collana «Subsidia» delle «Ephemerides Liturgicae» pubblica, in numeri piuttosto ravvicinati, due saggi sulla liturgia della penitenza (3): il primo, di qualche anno fa, sulla penitenza pubblica nel Sacramentario Gelasiano ed il secondo, recentemente, sulla penitenza – questa volta privata – nel Pontificale Romano-Germanico. Non possiamo che apprezzare questi tentativi di ricostruzione e di interpretazioni di ritualità poco studiate, intorno alle quali rimane ancora incertezza. Ricordiamo, fra l’altro, la discussione della tesi del Florentino, durante la quale il censore, il prof. C. Folsom, si disse ammirato del notevole sforzo di ricostruzione del contesto simbolico e rituale che può, tuttavia, essere accettato scientificamente solo affermando che nel Sacramentario stesso non ve ne è menzione esplicita.

Ci sia permessa un’annotazione altrettanto personale a proposito dell’ultimo volume – comunque ricchissimo di informazioni e dati -: stupisce vedersi citati e considerati quasi come un’autorità, per una questione che era stata trattata solo di passaggio, mentre il centro e la forza del nostro studio era diretta a tutt’altro argomento. Infatti,  cercando di focalizzarci sull’ultima riforma della penitenza, abbiamo dovuto tratteggiare – davvero troppo brevemente – la storia della penitenza nel corso dei secoli, fra i quali quelli in cui si passò dall’assoluzione al termine di un processo penitenziale più o meno lungo all’assoluzione concessa immediatamente dopo la confessione delle colpe. Anche se l’autore ci cita senza alcuna critica e in modo categoricamente assertivo – «M. Felini situa questo cambiamento all’interno dell’epoca della penitenza tariffata e lo descrive così:….» (4), dobbiamo confessare umilmente che su quest’aspetto non ci sentiamo affatto autorità e che probabilmente lo stesso giovane autore dello studio sul Pontificale Romano-Germanico ne sa molto più di noi.

(1) Cf. J. A. Jungmann, «L’ottava di Pentecoste e la penitenza ecclesiastica nella Liturgia Romana», in Id., Eredità liturgica e attualità pastorale, Roma 1962, 385.

(2) M. Sodi – J. Ickx (edd.), La Penitenzieria Apostolica e il Sacramento della Penitenza. Percorsi storici – giuridici – teologici e prospettive pastorali, Città del Vaticano 2009; M. Sodi – R. Salvarani (edd.), La penitenza tra I e II millennio. Per una comprensione delle orgini della penitenzieria apostolica, Città del Vaticano 2012; R. Rusconi – A. Saraco – M. Sodi (edd.), La penitenza tra Gregorio VII e Bonifacio VIII. Teologia – Pastorale – Istituzioni, Città del Vaticano 2014.

(3) M. Florentino, La penitenza pubblica nel gelasiano antico. Uno studio a partire dai suoi segni visibili (Bibliotheca «Ephemerides Liturgicae» «Subsidia» 154), ;  Roma 2010; K. Palikša, La penitenza privata nel Pontifical Romano-Germanico. Origini e diffusione (Bibliotheca «Ephemerides Liturgicae» «Subsidia» 172), Roma 2015.

(4) Palikša, La penitenza privata…, 65: «Il secolo X fu contrassegnato dalla transizione in due tappe (confessione e riconciliazione) a una sola tappa (l’assoluzione segue immediatamente la confessione), per questo anche nella teologia la confessione con tutte le sue caratteristiche doveva assumere un significato centrale. M. Felini situa questo cambiamento all’interno dell’epoca della penitenza tariffata e lo descrive così: “Quella che inizialmente era un’eccezione, dovuta comunque a motivazioni di ordine pratico, diventa prassi frequente, determinando un cambio nella comprensione dogmatica e pastorale: la riflessione teologica e spirituale arriva, poi, a considerare come avente valore di conversione ed espiazione non più la pratica penitenziale, quanto l’umiliazione e la vergogna – l’erubescentia – che sono associate alla confessione dettagliata delle colpe”: cit. M. Felini, La parola della riconciliazione. L’ascolto della Parola di Dio nel rituale della Penitenza di Paolo VI (Studia Anselmiana 157 Analecta liturgica 31), Roma 2013, 39.

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