Un genere, due sostanze (e due specie). Sembra filosofia ma è liturgia!

Riscontriamo una curiosa terminologia, nel latino della preghiera sulle Offerte della domenica XI del tempo Ordinario, mentre la traduzione italiana semplifica forse la sintassi, ma esaspera la prassi!

Sia chiaro che non intendiamo offrire un’analisi completa e serrata della storia, della struttura stilitica e della teologia di questa preghiera. Ci piace giocare un pò con le parole, lasciando che esse echeggino liberamente, destando pensieri nascosti.

Deus, qui humani generis utramque substantiam praesentium munerum et alimento vegetas et renovas sacramento, tribue, quaesumus, ut eorum et corporibus nostris subsidium non desit et mentibus.

O Dio, che nel pane e nel vino (?) doni all’uomo il cibo che lo alimenta e il sacramento che lo rinnova, fà che non ci venga mai a mancare questo sostegno del corpo e dello spirito.

Interessante che la preghiera affermi che l’uomo (qui il genere umano) sia composto di due sostanze: esse, nell’amplificazione, sono solamente sottintese (l’una e l’altra sostanza), poi, nello scopo della domanda (finis petitionis) sono invece esplicitate (il corpo e l’anima, in latino corpus et mens). Naturalmente la preghiera non intende fare una lezione di antropologia, benché usi – casualmente? – termini che richiamano la filosofia aristotelica (genere e sostanza). Se ricollochiamo la preghiera nel contesto primitivo (il digiuno di dicembre) appare evidente che gli oranti avessero ben presenti questa loro duplice componente: mentre stavano celebrando la liturgia eucaristica e si predisponevano a ricevere il sacramento dell’eucaristia nel segno del pane e del vino, i morsi della fame causati dal digiuno ricordavano loro che un disincantato e angelico spiritualismo è contrario alla fede cristiana, e che Dio nella sua ammirabile e divertente sapienza ha legato la sua grazia più eccelsa ad un atto umilmente materiale quale è l’assumere pane e vino.

Quindi, evitiamo di derivare dal teso della preghiera considerazioni di antropologia o di dogmatica: non si può stabilire un legame, né stilistico né teologico, fra la duplice sostanza del genere umano e la doppia consistenza delle offerte eucaristiche, il pane e il vino: non ci è permesso intravedere, qui, nella specie del pane o del vino una corrispondenza precisa con una o l’altra della componente strutturale dell’uomo, il corpo e l’anima.

Nel testo della preghiera le offerte da consacrare e da ricevere come sacramento non paiono contemplate nella loro differenza materiale, di pane e vino, ma sempre come un tutto (munera praesentium….eorum subsidium), senza differenze. Proprio per questo appare un pò paradossale che la traduzione italiana abbia voluto esplicitamente specificare i doni, anche se con una locuzione più generale (nel pane e nel vino).

A tal proposito, dobbiamo registrare un’inversione a cui si dovrebbe finalmente – in qualche modo – rimediare compiutamente. Abbiamo visto che il latino non dettagliava le offerte eucaristiche, rimanendo generico. Possiamo, poi, con buona probabilità pensare che al tempo della primitiva preghiera tutti i fedeli comunicassero al pane e al vino consacrati, senza la distinzione fra clero e fedeli laici. Ora, senza tirare in ballo la dottrina della sufficienza della sola specie del pane per una valida e piena comunione, vorremmo semplicemente chiederci se sia davvero necessario nominare, nella versione italiana, le diverse specie del pane e del vino, quando si continua a non offrire a tutti i fedeli la pienezza del segno sacramentale sotto le due specie eucaristiche.

Non sarebbe convenuto rimanere – perciò – più generici, se non si vogliono offrire poi le due specie?

Infine, un’altra curiosa osservazione. Nel testo della preghiera l’aggettivo uterque (uterque, utraque, utrumque) è riferito al termine substantia (per cui l’accusativo femminile utramque). Nel latino ecclesiastico odierno, uterque è assai più frequentemente associato al termine species:  guarda caso proprio per designare la questione della comunione al pane e al vino consacrati, appunto la communionem sub utraque specie!!!

Scherzi della liturgia, che sembra davvero una realtà viva, capace di sorprenderci con i suoi continui intrecci e legami imprevedibili!

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