Tentativi, fallimenti, asperità: il piano di Dio e la sua disposizione nella storia. Divagazioni strambe a partire dalla liturgia.

La liturgia della solennità della Santissima Trinità ci ha permesso di gettare uno sguardo nell’abisso del mistero della vita di Dio, invitandoci al contempo a rimanere stupiti di come Dio abbia voluto che la creazione e l’uomo, in particolare, fossero immersi in tale mistero. Contemplando la Trinità abbiamo potuto guardare con gli occhi della fede pure la nostra personale storia; Lui è con noi, tutti i giorni.

Senza pretendere di offrire argomentazioni articolate, ci permettiamo di cogliere alcuni dati che la liturgia ci offre, lasciando poi alla teologia speculativa il compito di circoscrivere tali dati in una dottrina coerente. L’attenzione ad alcuni particolari dei testi usati nelle celebrazioni, tuttavia, è davvero soprendente per il portato che può arrecare.

Il primo dato che si vuole sottilineare è la singolare testualità della prima lettura della domenica della Trinità: per sottolineare il mistero grande dell’elezione divina, Mosè chiedeva: «Ha mai tentato un dio di andare a scegliersi una nazione in mezzo a un’altra..?» (Dt 4,34). Davvero curiosa questa immagine, di Dio che si inventa dei tentativi, che si mette all’opera per vedere di riuscire nel suo intento.

Il giorno dopo, il lunedì (IX settimana del tempo Ordinario), la preghiera colletta ci rassicurava: «O Dio, che nella tua provvidenza tutto disponi secondo il tuo disegno di salvezza (Deus, cuius providentia in sua dispositione non fallitur; traduzione più aderente alla lettera: Dio, la cui provvidenza non fallisce in ciò che dispone)…». L’originale latino è assai più forte della traduzione italiana: l’ordine e la strategia della provvidenza di Dio non si ingannano nè rimangono inefficaci, anche se permane quanto mai tragico e reale il dramma del dispiegarsi di tale piano di salvezza, essendo lasciata libertà agli uomini e agli spiriti ribelli.

E’ ancora la preghiera liturgica che ci può venire in aiuto, benché si faccia riferimento ora a un testo che il lunedì era solamente evocato. Infatti, l’Inno delle Lodi dell’edizione italiana, O sole di giustizia, è una versione ridotta dell’Inno santambrosiano Splendor paternae gloriae: una vera opera d’arte teologica e stilistica, che nella quarta strofa – non tradotta nell’italiano – recita: «informet actus strenuos, dentem retundat invidi, casus secundet asperos, donet gerendi gratiam» (1). L’inno meriterebbe, tutto, un commento approfondito; ci dobbiamo limitare ora al terzo stico di questa strofa: casus secundet asperos. Ambrogio conosce la serietà della vita, sa che si passano momenti difficili e circostanze aspre, avversità che a volte sono vere e proprie trappole messe lì da un’avversario invidioso del bene. Ma sa pure che Dio può concedere la forza per compiere atti virtuosi e degni di persone forti e valorose, ma ancora di più – ed è ancora più bello – confida che Dio possa rendere propizie anche le asperità. E’ assai interessante quel verbo «secundare»: assecondare, favorire, rendere propizio e prospero, condurre a buon fine. Di fronte alla furia frettolosa del nemico che ha poco tempo e si illude di stravincere subito, la paziente provvidenza di Dio si gloria nel vincere alla distanza, e tutto può ricondurre al bene, anche le circostanze più sfavorevoli. Non ha urgenza di mostrarsi come il primo: il suo arrivare dopo non è segno di debolezza, ma di potenza magnanima e solennemente vittoriosa. E’ sua, l’ultima parola. Nella storia, la sua opera di salvezza si dispiega con tenacia instancabile, e i tentativi di Dio, nel dramma della libertà e dei fallimenti umani, riuscirebbero pur efficaci anche se apparentemente contraddetti dalle avversità: Lui è capace di aspettare, conducendo a buon fine tutto, in coloro che si aprono a tale mistero: che cioè non si scoraggiano o si scandalizzano per l’asprezza delle vicende che ogni giorno sperimentiamo ma attendono con fede il bene che Dio efficacemente fa seguire ad ogni cosa: tutto con-corre al bene, per quelli che amano Dio!

Ah, se si lasciasse parlare la liturgia!!

Guardando insieme questi spunti, che coincidono nelle celebrazioni di questi giorni, forse ci confondiamo un poco, forse si perde la chiarezza sistematica di una teologia dogmatica precisa, forse lo sguardo deve allargarsi troppo, e si diventa in certo senso strabici, ma è pur vero che queste considerazioni, appunto, strambe (secondo l’etimologia della parola) ci paiono curiosamente suggerite dagli stessi testi: Dio è capace di vincere pur arrivando secondo. Non dovrebbe essere così paradossale, per il Dio Uno, in Tre Persone!

_______

(1) In italiano si potrebbe rendere così: Ci sostenga negli atti virtuosi, spezzi i denti dell’invidioso serpente, ci aiuti nelle situazioni difficili, ci doni la grazia di operare bene; oppure, ci formi alle azioni dei forti, il dente smussi dell’invidioso, i casi avversi riduca propizi, ci doni di vivere in grazia.

Vediamo altre lingue:

O Abglanz der Herrlichkeit des Vaters. […] Daß er uns Kraft verleihe zu männlichen Taten, ausstoße die Zähne des Neiders, uns beistehe in harter Lage und Anleitung gebe recht zu handeln.

Splendeur de la gloire du Père. […] Qu’il donne force à nos actes, Qu’il terrasse l’ennemi, Et qu’il nous donne dans les épreuves, La grâce pour agir

O splendor of God’s glory bright […] To guide whate’er we nobly do, With love all envy to subdue, To make ill-fortune turn to fair, And give us grace our wrongs to bear.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...