I periti della Commissione liturgica: tutti così fondamentalisti? Replica fondata ad una consueta accusa ai liturgisti.

Sebbene non si possa pretendere di scoprire grandi cose e di riportare alla luce sensazionali novità, la consultazione diretta della documentazione relativa alla redazione della Costituzione liturgica del Vaticano II, riserva sempre – almeno così abbiamo sperimentato – qualche piccola utilità. Certamente c’è una gerarchia di valore nella documentazione, dalla quale discende una diversa autorità ed importanza: una cosa è il testo della Sacrosanctum Concilium approvato e altra cosa sono le bozze redazionali di passaggio; scendendo a un livello ancora più basso, un diverso valore ha la prima bozza di schema generale, assemblata dalla Segreteria della Commissione preparatoria, rispetto alle singole relazioni preparate dalle Sottocommissioni.
Dovremmo essere tutti molto grati al prof. Angelo Lameri per il grande sforzo di reperimento e pubblicazione di tutto questo materiale, ora facilmente a disposizione di molti, benché rimanga lo scoglio del latino e, pare, la mole della documentazione prodotta sia ancora tutta da studiare (1).
Eppure, essendo stata la preparazione del Concilio e dei suoi documenti opera così vasta e complessa, rimane ancora molto da ricercare, anche se – lo ripetiamo – non consti di documentazione ufficiale. Si tratta, invece, di tutta una serie di interpellanze, di note, di studi che i periti delle diverse sottocommissioni produssero e si scambiarono prima di redigere le relazioni che poi furono presentate nella Plenaria della Commissione preparatoria, a fine aprile 1961. In tale documentazione si intravedono le dinamiche progettuali, le correnti di pensiero e le diverse istanze che confluirono nello schema conciliare, come pure le visioni e i temperamenti dei periti stessi. Non si tratta di curiosità accademica: la ricerca – seppur su dettagli anche minimi – può comunque offrire uno spaccato della metodologia, dello spirito e delle questioni che si agitavano in quella fase di lavoro di preparazione. E tutto ciò favorisce l’approfondimento oggettivo e fondato, che non cessa di essere necessario, del periodo, così gravido, della preparazione al Vaticano II. Si può vedere infatti come il lavoro collegiale facesse risaltare le intuizioni e le peculiarità dei singoli e insieme garantisse la moderazione e l’equilibrio di una visione più condivisa.
Un esempio, legato alla tematica del post precedente (il recupero della Parola di Dio nella liturgia), ci viene offerto dallo scambio di opinioni fra alcuni dei membri della IX Sottocommissione, De participatione fidelium. I lavori di questo gruppo furono travagliati, oltre alla delicatezza della questione, anche dall’improvvisa morte del relatore, l’abate benedettino padre Cannizzaro (2). Il compito di raccogliere il lavoro svolto fino ad allora fu assegnato al liturgista francese Pierre Jounel. Era uno dei periti che hanno più di altri contribuito al recupero dell’importanza e della presenza della Parola di Dio nelle celebrazioni liturgiche. Tale sensibilità lo aveva indotto a proporre una modifica esplicita nella disciplina canonica: nella bozza della relazione che la Sottocommissione avrebbe dovuto presentare, aveva inserito infatti la richiesta che il Concilio affermasse, ex lege, che il precetto della partecipazione alla messa non poteva essere considerato soddisfatto se non si fosse arrivati in chiesa entro la prima lettura. Jounel riteneva che una semplice chiarificazione dottrinale non fosse sufficiente per educare i fedeli che indugiavano fuori dalla chiesa per entrare poi all’offertorio (3).
Il testo di questa bozza venne inviato agli altri membri della Sottocommissione, perché valutassero e correggessero, fornendo eventualmente osservazioni e proposte. Riportiamo la risposta di p. Giulio Bevilacqua, assai interessante per l’equilibrio mostrato e per la sapienza pastorale: le argomentazioni sono attualissime! In un prossimo post, poi, si vedrà il risultato di questa mediazione.

Brescia, 7 aprile 1961
Rev.mo e caro Padre,
ho ricevuto gli “Altiora principia” ed i “Vota”; il mio consenso è pieno con la sapiente redazione sia dei principi come dei voti.
Sopra due punti mi permetto di dissentire:
a. sopra l’invocazione di una misura canonica che dichiari invalida l’osservanza del precetto da parte di chi arrivi dopo le letture. Non possono sorgere dubbi sull’importanza della Liturgia della parola; non credo opportuna la via scelta per trasmettere ai fedeli una vera convinzione. Nel mondo attuale si accentua sempre di più la opposizione irritata verso ogni obbligazione imposta ab estrinseco. Non discuto: faccio solamente una constatazione per dedurre che un comando canonico in tale mentalità ambientale porterebbe a sospetti di alienazione, a diserzioni più totali e massicce da parte di chi si sente ancora legato da tenuissimo filo all’essenziale pratica cristiana. Ora, essendo spesso il ritardo non sistematico, si potrà arrivare allo scopo con opera lenta ed approfondita di persuasione. Non dimentichiamo soprattutto che si potrà ottenere la presenza convinta alla Liturgia della Parola solo quando da parte della Chiesa e del clero si solleverà come problema di emergenza il problema della predicazione contro la quale la critica è oggi unanime e decisa. I fedeli arriveranno a comprendere l’importanza della Liturgia della Parola solo quando la predicazione sarà ricondotta alla storia della salvezza, all’essenzialità, al rispetto dei valori umani e della persona – ad un senso di misura e ad un minimo di pensie-[2]ro e di forma: finchè la parola di Dio è troppo velata o letteralmente sepolta sotto la parola, il ragionamento, le finalità umane, i fedeli non si persuaderanno mai a ritenere precetto grave la presenza fino dall’inizio della Messa.
[…]
Quanta pena per la morte del caro Abate Canizzaro, non resta che adorare le vie misteriose del Signore.
Con devoto ossequio e cordialmente. (4)

_________

(1) cf. A. Lameri, La «Pontificia Commissio de sacra liturgia praeparatoria Concilii Vaticani II». Documenti, Testi, Verbali (Bibliotheca «Ephemerides Liturgicae» «Subsidia» 168), Roma 2013.

(2) Per maggiori dettagli sui lavori e sui contributi della IX Sottocommissione si veda, oltre a A. Bugnini, La riforma liturgica (Bibliotheca «Ephemerides Liturgicae» «Subsidia» 30), Roma 1997², C. Braga, «La genesi del primo capitolo della “Sacrosanctum Concilium”», EL 114 (2000) 3-21.

(3) «Voeu fondamental. Tous les efforts pastoraux pour faire participer activement les fidèles à la célébration liturgique et spécialement à la célébration de la sainte Messe n’aboutiront qu’a des résultats partiels et perpétuellement remis en question per le simple poids de la nature humaine, si le Saint Concile ne consent à faire une déclaration doctrinale et à en promulguer une loi: – une déclaration doctrinale sur le fait que la messe, acte principal du culte chrétien, comprend deux parties distinctes, liées étroitement l’une à l’autre: une liturgie de la Parole de Dieu et le sacrifice eucharistique. La Parole de Dieu est un élément essentiel de l’assemblée liturgique. Elle est nourriture pour les âmes (De imitatione Christi IV, II); elle est aussi proclamation dans l’Eglise du mystère du salut que réalise l’Eucharistie. – une promulgation canonique: le fidèle n’a pas satisfait au précepte de l’assistance à la messe dominicale s’il n’est pas arrivé avant l’epître.
La conviction dans le peuple chrétien est trop ancrée qu’il suffit d’arriver à la messe pour l’offertoire, la négligence est trop grande en ce qui concerne l’exactitude horaire, pour qu’on puisse déraciner l’une et l’autre par un seul effort de catéchèse. Celui-ci doit s’appuyer sur une promulgation solennelle de la loi»: Pierre Jounel, Bozza di relazione su Altiora Principia e Vota De Participatione fidelium in sacra liturgia, Parigi 16/01/1961, 18: Archivio della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII, Fondo Jounel, FJNL 16, f. 18.

(4) Archivio della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII, Fondo Jounel, FJNL 15, f. 1.

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