Una pecora perduta ora baldanzosa in spalla al suo pastore: ancora una preghiera, questa volta sì liturgica.

La bella supplica santambrosiana che abbiamo riportato nel post precedente partiva da un versetto del lungo salmo 118: “Mi sono perso come pecora smarrita; cerca il tuo servo: non ho dimenticato i tuoi comandi [Erravi, sicut ovis, quae periit: quaere servum tuum, quia mandata tua non sum oblitus]” (v. 176). Questo versetto è l’ultimo dell’ultima sezione in cui è suddiviso il nostro salmo alfabetico: la sezione Tau è la ventiduesima e comprende i versetti 169-176. La Liturgia delle Ore assegna questa sezione all’Ora Media del sabato della IV settimana del salterio, come primo salmo, seguito poi da due sezioni del salmo 44. La liturgia delle Ore quindi considera questa sezione come unità salmica a sè stante: non stupisce il fatto che siano state create collette salmiche appropriate appositamente a tale sezione. Fra le tre orationes super psalmos, corrispondenti alle tre Serie di orazioni reperite dagli esperti (1), spicca quella della seconda Serie, conosciuta come Serie Italica o romana. Solamente in essa, infatti, compare anche un riferimento al buon pastore (2).

Palma totius beatitudinis, Deus, qui fideles tuos, ut in lege tua ambulent, testimonia scrutentur, mandata custodiant, salubris provisor informas; concede nobis iustificationes tuas toto cordo quaerere, eloquia intelligere, mirabilia praedicare; ut, qui hactenus quasi perditae oves erravimus, tuis piis humeris restitui paradiso gloriemur.

Assai efficace l’immagine evocata dalla preghiera: addirittura si chiede che le pecore che fino ad allora hanno errato quasi come pecore smarrite, possano ora invece vantarsi di essere ricondotte al Paradiso sulle benevole spalle del Pastore. Il testo del vangelo dice che ad essere tutto contento era il pastore (cf. Lc 15,5), mentre qui sono le pecore a godere della benevolenza di colui che non solo le ha cercate, ma le riconduce sulle proprie spalle. Su di esse si deve stare davvero comodi! E su di esse queste pecore che se l’erano vista brutta, ora possono avere uno sguardo fiero e onorato, possono trarre gloria dal fatto di essere oggetto di tanta cura e di tanto amore: insomma, non rientrano all’ovile a testa bassa, umiliate dai loro errori, ma rientrano in Paradiso, restituite alla loro piena dignità – tanto da potersi vantare! – dalla speciale attenzione e benevolenza del loro pastore. E’ proprio buono, e bello, questo Pastore!

Ed è bella la Liturgia, che ci permette di godere di questi testi e di queste immagini evocative!

– cf. http://www.sacramentumfuturi.wordpress.com/2015/04/23/una-splendida-preghiera-al-buon-pastore/

– cf. http://www.sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/09/14/questa-pecorella-non-e-in-realta-una-pecorella-e-questo-pastore-e-tuttaltro-che-un-pastore/

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(1) Per un’agile consultazione cf. l’opera curata da F. M. Arocena e J. A. Goñi, Psalterium liturgicum, I, Città del Vaticano 2005, 429-430.

(2) Senza potere ora, ovviamente,trarre conclusioni di nessun genere, registriamo il dato secondo cui questa Serie di orationes sarebbe riconducibile a Cassiodoro. Allora, non sarebbe del tutto estraneo a questa preghiera un influsso del testo santambrosiano? Cassiodoro conosceva il Commento al Salmo 118 di sant’Amborgio? Una questione da approfondire…

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Un pensiero su “Una pecora perduta ora baldanzosa in spalla al suo pastore: ancora una preghiera, questa volta sì liturgica.

  1. Pingback: Non vicende umane, ma misteri divini adombrati…: anche in Luca 15 c’è la Pasqua. | sacramentum futuri

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