Imberbi a tavola: suggestioni a partire da un mosaico dell’Ultima Cena

iiimberbi

Mi auguro che si possa scusare il fatto che non possiamo, in questi giorni così particolari, verificare in modo approfondito un collegamento – forse improbabile, ma assai intrigante – che ci veniva suggerito dalla lettura di un commento ai mosaici della basilica di san Marco, in Venezia. Commentando il mosaico raffigurante l’Ultima Cena, l’autore di un interessante volume (1), oltre a sottolineare alcune caratteristiche orginali del mosaico veneziano, evidenzia come si possano identificare i più giovani fra i dodici apostoli. Un discorso a parte lo meriterebbe la figura di Giovanni, ma interessano ora altri quattro apostoli, raffigurati imberbi, per indicarne la giovane età. Secondo i tipi iconografici e gli studi degli specialisti, si possono identificare i quattro giovani apostoli con Tommaso, Filippo, Giuda Taddeo e Giuda l’Iscariota. Se escludiamo il Traditore, anche per il quale andrebbe riservata un’attenzione particolare che non possiamo dedicargli qui, rimangono Tommaso, Filippo e Giuda Taddeo. Ciascuno dei tre, secondo il Vangelo di Giovanni, durante la sera dell’Ultima Cena, ebbe a fare delle domande al Maestro.

«Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”» (Gv 14,5)

«Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”» (Gv 14,8)

«Gli disse Giuda, non l’Iscariota: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?”» (Gv 14,22).

L’autore del commento non si sbilancia, tuttavia registra: “Sono i giovani che nell’Ultima Cena pongono a Gesù le domande ingenue di chi non ha capito i discorsi del Maestro” (2). Ci sarebbe da aggiungere che, secondo la tradizione ebraica, nella cena pasquale, la trasmissione della fede ai bambini e ai giovani era particolarmente curata, anche grazie a domande e dialoghi. Lo schema classico, certamente strutturato con precisione in tempi più recenti, prevede che vi siano 4 “tipi” di bambini, che interrogano secondo la loro capacità: vi è il bambino saggio, lo stolto, il semplice e quello che non sa domandare. Vi sarebbero dunque tre domande fatte dai “bambini” durante l’haggadà pasquale, la grande narrazione durante il seder di Pesach.

Non è dunque curioso che i tre imberbi del mosaico, i più giovani fra gli apostoli, corrispondano – in questa commistione fra arti figurative e testo biblico – ai tre che interrogarono il Maestro? Si può, a proposito, dire di più o trarre qualche conclusione ulteriore. Non abbiamo l’ardire di farlo ora.

Rimane da notare che, ad illuminare ulteriormente la tavola della cena, nella disposizione musiva, il sottarco presenta “una splendida figura di Davide – il capo coronato e il volto profondamente triste – che tiene un rotolo completamente svolto nel quale si leggono le parole del Salmo: Qui edebat panem meu[m[ amplivati adversu[m] me supplantationem (Sal 41,10) [Colui che mangiava il mio pane ha levato contro di me la pianta del piede]” (3).

venezia imberbi a tavola

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(1) B. Bertoli, Arte, Bibbia, Preghiera. La basilica di San Marco e i suoi mosaici, Venezia 2009.

(2) Id., 126.

(3) Id., 127.

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Cf. altri post sul giovedì santo:

–  http://www.sacramentumfuturi.wordpress.com/2014/04/17/mangiare-la-pasqua/ ;

http://www.sacramentumfuturi.wordpress.com/2014/04/18/la-reposizione-della-santa-eucaristia-del-giovedi-santo-semplice-tabernacolo-sepolcro-o-giardino-incoerenze-e-suggestioni/

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