Lo “zelo”: per meglio entrare nella pericope evangelica domenicale, due contributi dei “padri” del blog

Dai testi di alcuni nostri “maestri” di riferimento per questo blog, offriamo alcuni spunti interessanti per capire meglio lo “zelo” di cui parla il brano evangelico di questa domenica (Giovanni 2,13-25).

Il primo testo è tratto da J. Daniélou, Saggio sul mistero della storia, Brescia 2012³, 342-358 passim: a partire dal commento di alcuni brani biblici, ci viene offerta una meditazione assai interessante su aspetti che difficilmente sono comprensibili se non si legge la Scrittura come un tutto (il tema della “violenza” di Dio, ad es…); il discorso sullo zelo divino passa poi ad essere applicato allo “zelo apostolico”, nel senso più profondo. Non riportiamo per intero le citazioni bibliche, presenti invece per esteso nell’orginale.

Cf. 2Cor 11,1-2; Ez 16

In queste espressioni si sente tutta la violenza dell’amore di Dio, tutta quella violenza del Dio biblico che scandalizza i farisei, i razionalisti i quali vi vedono dell’antropomorfismo, e preferiscono un Dio del tutto astratto, che non li disturba, e se ne sta nel suo cielo. Ma il Dio della Scrittura non è così! E’ un Dio che ama, e quando si ama non si ammettono le infedeltà di colui che si ama…e qui precisamente si manifesta quella violenza dell’amore di Dio, che non ammette il tradimento delle anime ch’egli ama, e che non si rassegna al peccato. Se noi infatti ci adattiamo così facilmente ad offendere Dio, Lui non si adatta, Lui non accetta i nostri peccati. […]

cf. Os 2,9

Ma se Dio castiga il suo popolo, non lo fa mai in modo definitivo, perché, in realtà, egli non cerca il piacere della vendetta: per Lui la vendetta non ha sapore alcuno. La sola cosa ch’egli desidera è di guadagnare i cuori e di convertirli. Perciò il castigo, nelle sue mani, è sempre soltanto lo strumento per cercar di ricondurre l’infedele a prendere coscienza della sua infedeltà attraverso quella sofferenza che già è nel rimorso o nelle prove che possono seguire. Come abbiamo visto nel passo appena citato, nell’infedele si risveglia questo pensiero: ‘Andrò e ritornerò verso il mio primo marito, perché ero più felice allora di adesso’. Il castigo consiste dunqe nel far provare all’infedele l’amarezza della sua infedeltà per tentare di ricondurlo. Sono queste le astuzie dell’amore di Dio, attraverso le quali, all’agguato in ogni anima, egli tenta ora con le prove ed ora con le gioie, di conquistarla e di guadagnarla. Uno degli aspetti più misteriosi di queste astuzie divine è il modo in cui Dio eccita la gelosia…[…] Ma bisogna che qualcuno sia fedele ad essa (l’anima) contro lei stessa, rappresenti la testimonianza di quel ch’essa è veramente contro ciò ch’essa mostra d’essere divenuta. Questo è, in senso preciso, lo selo apostolico, quella forma dell’amore che consiste nell’essere esigenti verso l’altro, e che è il vero modo di amarlo. Fare del bene non significa sempre far piacere, dobbiamo ricordarcelo incessantemente; al contrario far piacere è l’opposto di fare del bene. Non confondiamo dunque la carità con quei compromessi cui ci pieghiamo così spesso. E infine lo zelo è attivo, ossia, come la gelosia divina è una forza vivente perpetuamente operante e non una disposizione platonica; come il Dio geloso manifesta la sua gelosia con l’intromettersi nell’esistenza degli altri, intervenendo in qualche modo a turbarne il piacere fallace per infonder loro il rimpianto di qualche cosa d’altro, e suscitare tutto ciò che v’è di buono in loro, così il vero zelo apostolico è uno zelo attivo, divorante. Il che non significa zelo indiscreto, ma uno zelo reale: zelo perfettamente rispettoso dunque, ma nello stesso tempo ben attento.

Il secondo brano è l’ultima parte di un testo più ampio (tutto da leggere! qui:  http://vangelodelgiorno.blogspot.it/2011/11/j-ratzinger-benedetto-xvi-la.html), tratto da Gesù di Nazaret di J. Ratzinger – Benedetto XVI:

Come stanno allora le cose circa lo «zelos» di Gesù? Riguardo a questa domanda, Giovanni – proprio nel contesto della purificazione del tempio – ci ha donato una parola preziosa che costituisce una risposta precisa ed approfondita alla domanda stessa. Egli ci dice che, in occasione della purificazione del tempio, i discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà» (2,17). È questa una parola tratta dal grande Salmo 69 riguardante la passione. A causa della sua vita conforme alla parola di Dio, l’orante è spinto nell’isolamento; la parola diventa per lui una fonte di sofferenza recatagli da quelli che lo circondano e lo odiano. «Salvami, o Dio, l’acqua mi giunge alla gola… Per te io sopporto l’insulto… mi divora lo zelo per la tua casa …» {Sai 69,2.8.10). Nel giusto sofferente il ricordo dei discepoli ha riconosciuto Gesù: lo zelo per la casa di Dio lo porta alla passione, alla croce. È questa la svolta fondamentale che Gesù ha dato al tema dello zelo. Ha trasformato nello zelo della croce lo «zelo» che voleva servire Dio mediante la violenza. Così Egli ha eretto definitivamente il criterio per il vero zelo – lo zelo dell’amore che si dona. Secondo questo zelo il cristiano deve orientarsi; in ciò sta la risposta autentica alla questione circa lo «zelotismo » di Gesù. Questa interpretazione trova la sua conferma nuovamente nei due piccoli episodi con cui Matteo conclude il racconto della purificazione del tempio. «Gli si avvicinarono nel tempio ciechi e storpi, ed egli li guarì» (21,14). Al commercio di animali e agli affari col denaro Gesù contrappone la sua bontà risanatrice. Essa è la vera purificazione del tempio. Gesù non viene come distruttore; non viene con la spada del rivoluzionario. Viene col dono della guarigione. Si dedica a coloro che a causa della loro infermità vengono spinti ai margini della propria vita ed ai margini della società. Egli mostra Dio come Colui che ama, e il suo potere come il potere dell’amore. In piena armonia con tutto ciò sta poi anche il comportamento dei fanciulli i quali ripetono l’acclamazione dell’osanna che i grandi gli rifiutano (cfr Mt 21,15). Da questi « piccoli » Gli verrà sempre la lode (cfr Sal 8,3) – da coloro che sono in grado di vedere con un cuore puro e semplice e che sono aperti alla sua bontà. Così in queste due piccole vicende si preannunzia il nuovo tempio che Egli è venuto a costruire.

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