Gaudium et Spes: echi liturgici inattesi.

Ci perdoneranno i salesiani e i devoti di san Giovanni Bosco, se ci permettiamo un piccolo rilievo sulla seconda lettura dell’Ufficio del giorno di oggi, 31 gennaio, sabato della terza settimana del Tempo Ordinario. La lettura propria della memoria liturgica offre certamente considerazioni interessanti e attuali per ogni educatore, ma dal punto di vista liturgico è degno di nota il fatto che nella seconda lettura proposta per l’ufficio del giorno, un brano della Gaudium et Spes (n. 18.22 Il mistero della morte), sia incastonata una citazione tratta dalla liturgia bizantina.

Tale e così grande è il mistero dell’uomo che si manifesta agli occhi dei credenti attraverso la rivelazione agli occhi dei credenti attraverso la rivelazione cristiana! Per Cristo e in Cristo riceve luce quell’enigma del dolore e della morte, che senza il suo Vangelo sarebbe insopportabile. Cristo è risorto, distruggendo la morte con la sua morte, e ci ha donato la vita, perché, figli nel Figlio, esclamiamo nello Spirito: Abbà, Padre! (GS 22) [Christus resurrexit, morte sua mortem distruens, vitamque nobis largitus est].

La nota del testo ufficiale recita: Liturgia Paschalis Byzantina. In effetti, si tratta di un tropario che dalla Pasqua a Pentecoste i cristiani orientale ripetono migliaia di volte: “Cristo è risorto dai morti, con la morte ha distrutto la morte, e a quelli nelle tombe ha donato la vita!“. Evidentemente, al Concilio, un Padre o un perito conservava potente nel cuore un eco delle celebrazioni liturgiche.

cf. http://www.calendariobizantino.it/calendario-4.923176800.html; o anche: http://www.cantualeantonianum.com/2012/04/tropario-pasquale-cristo-ha-calpestato.html;

Anche nella tradizione romana e papale si riscontrano tracce di questo tropario. Da qualche anno è di nuovo rientrato nelle consuetudini particolari della liturgia pontificia: cf. http://www.vatican.va/news_services/liturgy/documents/ns_lit_doc_20010415_pasqua2001_it.html

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