Alla destra (o alla sinistra) del re: Matteo 25,31-46 e alcuni dettagli liturgici.

La predicazione, di un testo come quello che sarà proclamato domenica prossima (Mt 25,31-46), sottolinea comprensibilmente – a torto o a ragione – alcuni aspetti più immediatamente comprensibili e traducibili in termini esistenziali e morali, tralasciando generalmente i dettagli della narrazione. La liturgia, invece, si dimostra più attenta ai particolari, riprendendo ed elaborando immagini e dettagli pur minini.
Ci riferiamo alle coordinate spaziali dell’inizio del brano evangelico: “Davanti a lui….alla sua destra…alla sinistra”.

La liturgia della penitenza, nell’antica celebrazione solenne e pubblica, anticipava quel giudizio escatologico, proclamando il testo di Matteo durante la celebrazione di ingresso in penitenza dei peccatori pubblici, ai quali veniva imposto il cilicio di lana caprina (cf. i capri del testo di Matteo) e assegnato un locum paenitentiae. Alcuni ordines medioevali, poi, notano esplicitamente che la porta attraverso la quale i penitenti vengono espulsi è quella del lato sinistro.

Una colletta nel messale tridentino citava l’immagine del giudizio di Mt, fra i formulari delle messe votive:

Domine Iesu Christe, qui de caelis ad terram de sinu Patris descendisti, et sanguinem tuum pretiosum in remissionem peccatorum nostrorum fudisti: te humiliter deprecamur; ut in die iudicii, ad dexteram tuam audire mereamur: Venite, benedicti: Qui cum eodem Deo Patre et Spritu Sancto vivis et regnas Deus, per omnia saecula saeculorum.
[Missae Votivae. Feria VI. Missa de Passione Domini]

Anche se le usanze e i simbolismi legate all’antica penitenza pubblica non sono più conosciuti, la liturgia conserva echi e reminiscenze della sottolineatura di quel particolare dettaglio matteano: ancora oggi, nell’innodia della Liturgia delle Ore, il tema della “parte sinistra” è ben presente, anche se di fatto poi la versione italiana lo trascura.

Nel Tempo Ordinario, per l’Ufficio delle letture sono assegnati due Inni, a seconda del momento in cui si celebra quell’Ora, o nel cuore della notte, o in ore diurne (tale differenziazione vale sono per i testi latini: la versione italiana degli inni non contempla questa duplice possibilità). Ebbene, negli Inni assegnati – per la celebrazione diurna – al mercoledì e al sabato, si trovano due riferimenti espliciti al testo di Matteo 25,31-34.

Mercoledì: Scientarum Domino

[…]
Ne terror irae iudicis affinché il terrore del giudice
nos haedis iungat reprobis,non ci congiunga ai capri reprobi
sed simul temet iudice ma avendo proprio te come giudice
oves aeternae pascuae. possiamo essere pecore dell’eterno pascolo.

May dread of the judge’s wrath not join us with the condemned goats, but may you, our judge, join us to the sheep of the eternal pasture.
Ne permets pas que l’effrayante colère du Juge nous fass rejoinder les chèvres réprouvèes mais que nous soyons avec toi, ô juge, les brebis du pâturage éternel.

Sabato: Auctor perennis gloriae

Septem dierum cursibus Nel corso di sette giorni
nunc tempus omne ducitur; ora trascorre tutto il tempo;
octavus ille ultimus quell’ultimo ottavo
dies erit iudicii. sarà il giorno del giudizio

In quo, Redemptor, quaesumus, nel quale, o Redentore, ti chiediamo
ne nos in ira arguas, non accusarci con ira,
sed a sinistra libera, ma liberaci dalla sinistra
ad dexteram nos colloca. e collocaci alla tua destra

For week by week, and year by year, the end of time is drawing near; the day will come, the eight and last, the day for judgment to be passed. Redeemer, on that dreadful day, Reject us not in wrath, we pray. Let us not with the wicked stand; Give us a place at your right hand.

Forse perché particolarmente adatto al sabato, quest’Inno è stato mantenuto per l’Ufficio delle Letture del sabato anche nella versione italiana del Salterio. La traduzione ufficiale sembra unire in una sola le due strofe, rendendole però più vaghe e generiche: “E quando verrà il giorno del tuo avvento glorioso, accoglici, o Signore, nel regno dei beati”.

Ma assai più interessante è una strofa dell’antica sequenza Dies Irae, che ora può essere usata, divisa in tre parti, come Inno per le Ore della XXXIV settimana del Tempo Ordinario

Inter oves locum praesta Offrimi un posto tra le pecore
et ab haedis me sequestra e separami dai capri,
statuens in parte destra mettendomi al lato destro.

Il verbo latino “sequestro” forse dice di più che semplice separazione: non è certo del tutto assimilabile al senso comune dell’italiano “sequestrare”. Ci piace pensare a questo giudice che fa di tutto per sottrarre la preda all’inferno, e che, fra l’altro, ha offerto se stesso come “riscatto”.

Questi sono gli scherzi che fa la liturgia. Liturgia semper admirabilis!

Annunci

3 pensieri su “Alla destra (o alla sinistra) del re: Matteo 25,31-46 e alcuni dettagli liturgici.

  1. Extraordinariamente sugestivo lo que cuentas, Marco.
    Contemporáneamente, recuerda el himno “Sol ecce surgit” (Laudes de los jueves I y III, segunda estrofa) deII Canto de Cathemerinon:
    Tandem facessat cæcitas,
    quæ nosmet in præceps diu
    lapsos “sinistris” gressibus
    errore traxit devio.
    Se disipa, por fin, la ceguera que desde hacía tiempo nos empujaba hacia el precipicio con mal pie y avieso engaño.
    Los pasos siniestros, o sea izquierdos, son los pasos del pecado. En la antigüedad, al pie derecho se le atribuía un simbolismo de felicidad y el izquierdo de desgracia. De ahí que se debiera entrar en los templos con el pie derecho. Y de ahí también la antigua rúbrica de la liturgia romana, según la cual, el sacerdote debe acceder al altar con el pie derecho. Esta precisión es un vestigio de la antigua mentalidad que se refleja en el dicho español ―que también existe en alemán y en otras lenguas― de: “entrar con el pie derecho” o, “entrar con buen pie”.
    Salutone, Félix María Arocena

    Mi piace

  2. Grazie!!
    Gli spunti sono davvero tanti, quasi inesauribili.
    Grazie delle osservazioni e della competenza, messa a disposizione degli altri lettori del blog.
    Il suo commento è entrato davvero con “buon piede”.
    Alla prossima volta!
    M.F.

    Mi piace

  3. Pingback: Dalla memoria viva della Liturgia, elementi che ritornano: ancora esempi. | sacramentumfuturi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...