La liturgia nel giorno di San Martino. Un piccolo miracolo?

Senza prendersi troppo sul serio, può essere comunque interessante notare come talvolta la liturgia permetta di rileggere testi di per sé poco affini in una comprensione unitaria che li supera o che li amplifica, rendendoli allo stesso tempo meno distanti e indefiniti.
Mettendo insieme i testi della Liturgia delle Ore con il Lezionario della Messa di questo giorno, si possono individuare sorprendenti legami. Di certo non voluti, perché è un caso che il giorno della memoria di san Martino coincida con le letture della messa del martedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario, secondo il ciclo feriale II. Ma la liturgia ci abitua a questi “scherzi”: sono forse dei piccoli miracoli?

Vediamo:
La lettura agiografica dell’Ufficio delle Letture presenta il racconto degli ultimi giorni della vita del santo, fino agli estremi momenti della vita terrena. Giunto ormai al termine dell’agonia, “si accorse che il diavolo gli stava vicino. Gli disse allora: Che fai qui, bestia sanguinaria? Non troverai nulla in me, sciagurato! Il seno di Abramo mi accoglie”. E’ impressionante il piglio sicuro di Martino, che con coraggio scaccia il tentatore, che rivendica qualche proprietà sulla sua anima.
Il testo della prima lettura della Messa può illuminarsi di una nuova luce, anche se – evidentemente – la lettera del versetto dell’epistola a Tito non si riferisce direttamente a Satana: “…perché il nostro avversario resti svergognato, non avendo nulla di male contro di noi” (Tito 2,8b).
Anche il brano evangelico può essere riletto con più gusto dopo aver ascoltato un altro passaggio della lettura agiografica: recatosi nella diocesi di Candes per un ultima missione, sentì avvicinarsi il compimento del suo desiderio di essere con Cristo e di entrare nella beatitudine eterna. Ma, mosso a compassione di quanti protestavano di aver ancora bisogno di lui, offrì di nuovo la sua disponibilità al servizio. “Signore, se sono ancora necessario al tuo popolo, non ricuso la fatica: sia fatta la tua volontà. O uomo grande oltre ogni dire, invitto nella fatica, invincibile di fronte alla morte! Egli non fece alcuna scelta per sé. Non ebbe paura di morire e non si rifiutò di vivere”.
“Egli non fece alcuna scelta per sé”, una felice espressione che potrebbe integrare l’interpretazione della frase evangelica “siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10).

Cf. anche un post precedente, scritto per la XXVII domenica del Tempo Ordinario, anno C (6 ottobre 2013): https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/10/05/servi-inutiles-sumus-divagazioni-liturgiche/

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