Ancora dal primo Sinodo dei Vescovi

Riportiamo la seconda parte della relazione preparatoria ai lavori del Sinodo dei Vescovi.[ https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2014/10/07/il-sinodo-dei-vescovi-prima-assemblea-generale-ordinaria-autunno-1967/ ]

Il testo, preparato dalla Segreteria del Consilium, pur soffermandosi ancora su tematiche piuttosto generali, è comunque interessante, anche perché registra difficoltà e inconvenienti. Colpisce, fra l’altro, la ripetuta stigmatizzazione degli esperimenti creativi che si andavano diffondendo ad opera di quanti si ritenevano al di sopra delle istituzioni preposte. Una delle accuse ricorrenti contro il Consilium fu proprio quella di aver favorito e avallato una sperimentazione indiscriminata. La documentazione attesta il contrario.

(Segue) 7. Difficoltà e rimedi (Difficultates et remedia)
a) Non si può negare che da allora siano cresciuti dappertutto l’interesse e lo studio per la sacra liturgia. Ma ciò, mentre favorisce una più profonda conoscenza sia dottrinale sia pastorale, ha portato con sé difficoltà e inconvenienti.
Infatti si nota una certa differenza tra le diverse parti della liturgia, alcune delle quali sono già state almeno in parte rivedute, mentre altre sono rimaste nella forma tradizionale. La stessa lingua vernacola non raramente fa risaltare che questo o quel testo, questo e quel rito sono poco conformi alla mentalità dell’uomo d’oggi. Per cui è successo che qua e là persone private hanno tentato esperimenti arbitrari per cambiare cerimonie o testi.
In realtà non si può negare che la struttura e le formule odierne dei sacri riti presentano non poche difficoltà, specialmente se si considera la liturgia con spirito e animo pastorali. Ad esse il Consilium sta appunto cercando di ovviare organicamente con una riforma generale. Ci sia consentito elencare alcune tra le maggiori difficoltà che riguardano oggi la liturgia e indicare in qualche modo le soluzioni proposte.
8. Un’esperienza abbastanza lunga della lingua vernacola ha messo in rilievo che: a) le traduzioni popolari oggi in uso sono state preparate talvolta più in fretta del conveniente, e perciò spesso risultano meno adatte; b) alcuni testi della Sacra Scrittura, isolati dal contesto per essere inseriti nella liturgia, suonano meno bene quando vengono detti nelle lingue vive; c) per poter cantare i testi in lingua vernacola non vi sono ancora musiche composte a regola d’arte, di un certo valore e di sufficiente dignità.
La riforma liturgica ovvierà certo a questi inconvenienti. Infatti: a) poiché tutti gli schemi dei riti dovranno essere sottoposti a esperimento per un congruo periodo di tempo, si avrà tutto l’agio di preparare una traduzione popolare dei testi liturgici;b)  i testi biblici verranno scelti con nuovi criteri pastorali, tenendo conto della norma già stabilita secondo cui tutto il popolo deve partecipare attivamente e tutti i fedeli devono poter recitare o cantare i suddetti testi; c) gradatamente si verrà formando anche un patrimonio musicale per i testi in lingua vernacola. Il tempo, infatti, l’iniziativa degli artisti e l’esperienza coopereranno ad aggiungere questa nuova parte del patrimonio musicale a quella che la Chiesa già possiede, come già si verifica in alcuni paesi, almeno inizialmente.

9. Con l’introduzione delle lingue vernacole è nato il problema particolare delle cosiddette ‘grandi lingue’, quelle cioè parlate in diversi paesi. Il Sommo Pontefice ha stabilito che per queste lingue si abbia un unico testo liturgico, e ciò sia per conservare una qualche unità almeno parziale, per quanto è possibile nelle presenti condizioni, sia per risolvere più facilmente le questioni pratiche direttamente connesse con la stampa dei libri liturgici.
La molteplicità dei testi, inoltre, nell’ambito di una stessa lingua, renderebbe difficili, per non dire impossibili, le liturgie particolari dei religiosi e intralcerebbe il loro servizio nella Chiesa.
Per queste ragioni, la Sede Apostolica ha appreso con soddisfazione ed ha approvato le decisioni di quelle Conferenze Episcopali che hanno stabilito Commissioni miste incaricate di preparare un’unica traduzione popolare; similmente tiene pure in gran conto la decisione di quelle Conferenze Episcopali che, guidate dal senso della collegialità, han preferito lavorare in collaborazione con le altre Conferenze piuttosto che lavorare e procedere da sole.
10. Se si esamina la parte rubricale e rituale della liturgia, è facile costatare una certa incertezza nella situazione attuale, per il fatto che alcune norme, valide finora, non corrispondono sempre perfettamente con quelle introdotte dalla riforma. Di qui anche la necessità di supplire attraverso interpretazioni private, e su questa strada non pochi sono andati avanti per proprio conto (e quo etiam factum est ut nonnulli proprio marte ultra processerint). Sono fin troppo evidenti gli esperimenti arbitrari (arbitraria experimenta) attuati qua e là, specialmente perché mancano di sufficiente fondamento dottrinale e pastorale.
A queste difficoltà, facilmente comprensibili in un tempo segnato da tante e così profonde trasformazioni ed evoluzioni, sembra si possa ovviare in tre modi: 1) Portando a compimento il più presto possibile la riforma generale, in modo da avere un fondamento sicuro su cui basare leggi stabili sul culto divino. Bisogna dire, però, che gli studi, le ricerche e specialmente un sufficiente periodo di esperimenti richiedono ancora del tempo. 2) Nel frattempo, tuttavia, almeno in alcune parti e per quelle cose che evidentemente entreranno nei riti rinnovati e che sono ritenute utili all’azione pastorale e ad un più chiaro ordinamento delle azioni liturgiche, si potrà portare avanti la riforma in maniera progressiva, sì che i pastori e i fedeli meglio comprendano le varie parti della stessa riforma, senza produrre di colpo rotture troppo violente con tutta la tradizione. 3) Occorrerà sottoporre a più ampio esperimento, attraverso le Commissioni liturgiche nazionali, gli schemi dei nuovi riti preparati dal Consilium e approvati dal Romano Pontefice, tendendo conto anche del parere di laici esperti soprattutto dal lato culturale, psicologico e sociale.

11. In questo modo, cooperando con animo concorde e unendo le forze, si potrà sperare che il Consilium e le competenti autorità territoriali potranno portare all’auspicata conclusione il lavoro arduo ma necessario e fruttuoso della riforma liturgica, sia attraverso la revisione dei riti e delle leggi, sia attraverso una conveniente istruzione dei fedeli.
Secondo le norme stabilite dal Concilio, alle Conferenze Episcopali è attribuita una grande parte nella regolamentazione della sacra liturgia. È loro compito, infatti, studiare i singoli adattamenti e forse necessari, e proporli alla Sede Apostolica perché vengano sottoposti a esperimento e in seguito possano essere approvati; decidere sull’impiego della lingua vernacola e preparare traduzioni popolari; emanare nell’ambito della propria giurisdizione leggi particolari, in quelle cose in cui il testo generale le richiede.
Compito specifico però delle stesse Conferenze sarà specialmente di curare (sia attraverso la Commissione liturgica nazionale, sia attraverso gli Istituti liturgici, pastorali e catechistici) una conveniente formazione del clero e dei fedeli, affinché vengano ben comprese le nuove forme dei riti e il loro spirito; infondere nell’animo del clero e dei fedeli l’amore e il culto della Sacra Scrittura, che della liturgia è come il fondamento e l’anima, nonché preparare e diffondere quesi sussidi pratici utili a favorire l’attiva partecipazione.
Per raggiungere con più sicurezza questo scopo, con l’aiuto della esperienza e della scienza dei vescovi di tutto il mondo, il Sommo Pontefice ha stabilito che venissero proposti all’esame dei Padri partecipanti al Sinodo dei vescovi i principi e i criteri che dovranno regolare la struttura generale delle due parti principali della liturgia, cioè della messa e dell’ufficio divino. (Continua)

Il Sinodo dei Vescovi, prima assemblea generale ordinaria, autunno 1967.

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In questi giorni è del tutto logico che l’attenzione sia riservata ai lavori del Sinodo dei Vescovi, riunito in assemblea straordinaria. Nonostante questo, può essere interessante volgere un poco indietro lo sguardo, per ritornare al primo Sinodo svoltosi, dopo il Concilio Vaticano II, dal 29 settembre al 29 ottobre 1967 (http://www.vatican.va/news_services/press/documentazione/documents/sinodo_indice_it.html#1%20-%20I%20ASSEMBLEA%20GENERALE%20ORDINARIA%20%2829%20SETTEMBRE-29%20OTTOBRE%201967%29). Fu quella un’occasione per il Consilium ad exsequendam Constitutionem de sacra Liturgia di presentare una relazione generale sulla riforma, sui lavori in corso e, più particolarmente, sulla messa e sull’ufficio divino. A consolazione di quanti si stupiscono esterrefatti e sgomenti per le pressioni indebite e i tentativi di diffondere confusione, a cui abbiamo assistito in questo periodo, può giovare sapere che anche in quella circostanza non mancarono polemiche ed episodi spiacevoli. Eccone un resoconto:

Durante la celebrazione del sinodo, organi di stampa di tendenza conservatrice, fogli distribuiti sottobanco non avevano mancato di dirigere i loro strali contro il segretario del Consilium. […] Il consiglio di presidenza fu unanime nel deplorare la cosa e nell’esprimere la sua solidarietà al segretario del Consilium. Anzi, scrisse una lettera al Papa nella quale si diceva: I membri del Consiglio di Presidenza del Consilium…, preso atto di alcune pubblicazioni divulgate soprattutto durante il recente Sinodo dei Vescovi, contro il Segretario del Consilium, P. Annibale Bugnini e il lavoro da lui svolto prendono occasione dalla IX Adunanza generale del medesimo Consilium per assicurare, con tutta riverenza, Vostra Santità della piena fiducia del Consiglio di Presidenza e di tutto il Consilium all’opera del predetto segretario, avendo egli adempiuto lodevolmente il suo compito nella restaurazione della sacra Liturgia. La lettera, datata 28 novembre 1967, porta la firma dei cardinali Lercaro, Confalonieri, Pellegrino e dei vescovi: Spulbeck, Boudon, Isnard, Bluyssen. Nell’udienza del 1 dicembre successivo, il Santo Padre mostrò al P. Bugnini la lettera, la lesse e aggiunse: E a queste voci Noi uniamo la nostra. (1)

Ecco, ora, una nostra traduzione del testo della relazione approntata dal Consilium.

I. Sullo stato della riforma liturgica
Il giorno 4 dicembre 1963 è stata promulgata la Costituzione sulla sacra Liturgia “Sacrosanctum Concilium”. Dopo un mese, il romano Pontefice Papa Paolo VI, istituì una prima Commissione, incaricata di portare a compimento le deliberazioni del sacrosanto Concilio, vale a dire il “Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia”.
1. Al presente il “Consilium” è formato di 48 Membri, fra i quali 11 Padri Cardinali, 36 Vescovi, 1 Abate, scelti “dalle diverse regioni del mondo” (Cost. sulla sacra Liturgia, art. 25). Questi Padri sono coadiuvati da circa 200 periti, suddivisi in 42 gruppi di studio, i quali, in tre anni di intenso e arduo lavoro, hanno posto le basi dell’opera con la quale si dovrà portare a compimento la Costituzione sulla sacra Liturgia. Perché si abbia nozione almeno generica della mole di questo lavoro, sia sufficiente sapere che fino al giorno primo maggio 1967 sono stati redatti dai gruppi di studio 228 schemi ufficiali, ai quali sono da aggiungere parecchi schemi particolari e studi preparatori, scritti da di singoli periti o da gruppi minori o sottocommissioni. La organizzazione dei gruppi di studio è tale che l’intera opera della riforma liturgica, e nelle singole sue parti, che spesso fra di loro sono connesse, possa procedere con equilibrio e passo sufficientemente spedito.

2. Le leggi che dirigono questo lavoro, e che discendono dalla stessa Costituzione del sacrosanto Concilio, sono:
1) Il significato pastorale della liturgia, secondo la norma dell’art. 14 della medesima Costituzione: “a tale piena e attiva partecipazione di tutto il popolo va dedicata una specialissima cura nel quadro della riforma e dell’incremento della liturgia”.
2) Prestare fede alla viva tradizione della Chiesa, dalla quale nel corso dei secoli, poco a poco i sacri riti sono venuti formandosi.
3) La possibilità, mantenuta la sostanziale unità del rito romano, di una più ampia flessibilità, o adattamento, specialmente per alcune forme rituali e le loro formule.

3. L’iter dei singoli schemi, per arrivare alla loro formulazione definitiva, comprende queste fasi successive:
a) Preparazione e discussione nell’ambito dei rispettivi gruppi di studio, dopo aver premesso le indispensabili ricerche sia dottrinali sia storiche e pastorali.
b) Previo esame della stesura del nuovo schema da parte di un gruppo di periti e di un gruppo di padri del “Consilium”.
c) Redazione più completa dello schema, con le formule necessarie.
d) Esame delle singole parti e delle singole formule da parte di gruppi di esperti e di padri, esame non raramente ripetuto più volte, con nuovi rimaneggiamenti ed emendamenti eseguiti da un competente gruppo di studio.
e) Approvazione del Sommo Pontefice perché lo schema venga sottoposto ad esperimento.
Infatti, prima che lo schema venga esteso definitivamente a tutta la Chiesa, viene sottoposto a una serie di esperimenti, in diversi paesi sì che risulti chiaramente la convenienza sia dei riti sia delle formule.

4. In questi tre anni il “Consilium” ha tenuto 8 sessioni plenarie, alle quali vanno aggiunte centinaia di sessioni particolari di gruppi di studio incaricate di preparare le sessioni plenarie.
Alcuni frutti di questo lavoro sono già maturati e hanno visto la luce:
1) L’Istruzione che regola l’esecuzione della Costituzione sulla sacra Liturgia (26 settembre 1964);
2) Il rito della concelebrazione (7 marzo 1965);
3) Il rito della comunione sotto le due specie (7 marzo 1965);
4) L’Istruzione sulla musica nella sacra Liturgia (5 marzo 1965);
5) La seconda Istruzione per l’esatta esecuzione della costituzione sulla sacra Liturgia (4 maggio 1967);
6) L’Istruzione sul culto dell’Eucaristia (25 maggio 1967).
Ad essi si possono aggiungere altri documenti direttamente connessi: cioè il Kyriale simplex e i Canti che ricorrono nel messale (14 dicembre 1964), l’Ordo missae e il Ritus servandus in celebratione Missae (27 ianuarii 1965), l’Istruzione sulla lingua che i religiosi devono usare nella celebrazione dell’ufficio divino e nella messa (23 novembre 1965), il Graduale simplex; schemi per la Preghiera dei fedeli propositi alle Conferenze Episcopali come norma direttiva (1966).
Fra le innovazioni approvate dal “Consilium” sono al presente in esperimento le seguenti: a) L’Ordo Baptismi adultorum, con il catecumenato disposto per gradi; b) L’Ordo per le esequie degli adulti; c) L’Ordo delle letture feriali.
Parecchi altri schemi sono ancora allo studio presso i gruppi particolari, ma fra non molto giungeranno in porto. La maggior parte di essi riguarda direttamente le singole parti della messa e dell’ufficio divino, e se ne parlerà più avanti. Di quelli, invece, riguardanti i sacramenti è difficile dare una comune idea generale, dal momento che, oltre alle norme generali, soltanto i singoli capitoli ne considerano le linee strutturali.
5. Oltre a questa attività di studio sulla riforma generale, il “Consilium” in questi tre anni ha dovuto occuparsi dell’approvazione degli atti delle Conferenze Episcopali per quelle parti che richiedono l’approvazione, cioè la conferma della Sede Apostolica. La maggior parte di questo lavoro è consistito nell’esaminare e nell’approvare sia le decisioni sia i testi necessari all’introduzione della lingua volgare nella liturgia: cose tutte che spesso arrivarono al “Consilium” in tempi e parti successivi. Sono stati emessi 539 decreti per diverse nazioni e diocesi e 219 per i religiosi. Le diverse questioni generali o particolari, trattate dal “Consilium” sulla riforma liturgica, ammontano, fino al 1 maggio 1967, a un totale di 12.157. Il Consilium inoltre ha aiutato le Conferenze Episcopali per mezzo di lettere inviati ai presidenti di esse o ai presidenti delle Commissioni per la liturgia; con le quali lettere si è cercato di dare una certa uniformità e sicurezza all’azione liturgica, in quest’epoca così esposta a profonde trasformazioni.
6. Il 7 marzo 1965 fu possibile vedere per la prima volta i frutti di quest’attività del “Consilium”, quando furono introdotte nelle sacre celebrazioni, e specialmente nella messa, parecchie varianti e di non poca importanza, insieme con l’uso delle lingua vernacola.
Prima e dopo di allora ci furono molte altre iniziative, in tutto il mondo, per formare il popolo e guidarlo a comprendere più profondamente e ad amare questa parte della riforma liturgica. E in verità i frutti non sono mancati. Infatti sia questa prima forma più semplice e più chiara delle cerimonie sia l’uso della lingua vernacola hanno contribuito molto alla partecipazione consapevole, attiva e fruttuosa dei fedeli alle sacre celebrazioni. E’ avvenuto perciò che il popolo santo di Dio, attraverso questa più piena celebrazione dei sacri riti, e attraverso il canto e la preghiera in comune, ha meglio acquisito il senso della famiglia di Dio in preghiera. Dove, infatti, per mezzo di un’opportuna catechesi i fedeli sono formati dal punto di vista spirituale e rituale, i gruppi finora muti e inerti acquistano voce nel cantare le lodi di Dio insieme col sacerdote celebrante e si inseriscono consapevolmente nel mistero che si celebra. (continua)

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(1) A. Bugnini, La riforma liturgica (1948-1975), Roma 1997, 180.

Sacramenti della Bibbia e Sacramenti della Liturgia

E’ indubitabile che sui rapporti fra Bibbia e Liturgia la teologia liturgica ha compiuto notevoli progressi negli ultimi decenni. Tuttavia, come in tanti altri ambiti della vita, le conquiste di una generazione debbono essere custodite preziosamente, pena il rischio di smarrirle e dover ricominciare poi da capo. Così una ricorrenza non è solo occasione di gratitudine e di giusto ossequio, ma pare altresì utilissima per non perdere intuizioni decisive e fondamentali.
Il monaco e poi vescovo Mariano Magrassi fu uno dei più importanti divulgatori dei principi e delle ricchezze teologiche alla base del rinnovamento liturgico. L’ultimo numero della rivista Liturgia (CAL) ci offre la possibilità di apprezzare una volta di più la sua opera. Di quell’articolo riportiamo un brano, assai appropriato al contesto tematico del nostro blog:

La celebrazione attraverso la lettura biblica, l’ascolto dei racconti degli eventi salvifici, diventa memoriale, ossia la continuata azione del Verbo nelle anime, giacché il Cristo vive nella Chiesa mediante la fede e mediante i misteri:
“Nella liturgia il libro sacro continua ad essere la Parola creatrice di Dio. L’ha detto magnificamente un medioevale, Pascasio Radberto: ‘C’è anche qualcosa di sacramentale nelle divine scritture, ove lo Spirito Santo realizza un effetto interiore per mezzo dell’azione efficace della Parola’. Non è una Parola di ieri, ma Parola di oggi. Anche l’ergon avrà dunque col logos la sua attualità nella liturgia. Cesserebbe di essere la parola di Dio se non compisse per forza sua propria quello che annunzia. Dunque non racconta quello che è avvenuto una volta, ma annunzia quello che vuole ora operare. E’ nell’hodie liturgico che si traduce in realtà. Tutto questo lo esprime molto bene la Messa con la sua struttura: alla Parola succede l’azione, ed è la Parola stessa che la compie […]. I Padri hanno designato la dimensione tipologica della Scrittura col termine di mysterion o sacramentum, ad indicare quella realtà profonda (mistero di Cristo e della Chiesa) che gli eventi della storia sacra contenevano ed adombravano misteriosamente. Ora questi Sacramenti della Scrittura sono stati assunti e incorporati nei Sacramenti della Chiesa. Il simbolismo sacramentale è infatti un simbolismo biblico, fondato sui grandi temi tipologici. E qui si tratta di simboli efficaci: Sacramenta id efficiunt quod significant. Si intravede qui il vincolo che intercorre tra i Sacramenti della Bibbia e i Sacramenti della liturgia. E si intravede pure che è la liturgia che traduce in atto i ‘Sacramenti’ della Bibbia. Gli eventi salvifici della storia sacra, proclamati nella lettura e poi adombrati dal segno sacramentale, sono attuati e resi presenti eminentiori modo, in un modo che potremmo chiamare modus plenior, corrispondente al sensu plenior che la tipologia cha colto in quegli eventi. Il rito di oggi è l’avvenimento di allora che trova la sua perfetta e definitiva attuazione. Quello che prima era figura, ora è sacramento. E’ nella liturgia della Chiesa che la S. Scrittura trova ad un tempo il suo senso ultimo e il suo adempimento supremo. Si può ripetere in ogni adunanza liturgica quel che disse Gesù nella sinagoga di Nazaret: ‘Hodie impleta est haec Scriptura’ (Lc 4,21) […]. Allora i fatti biblici non sono semplice rievocazione, ma si rendono presenti come realtà che si compie […]. Attraverso l’esegesi tipologica della liturgia, la Bibbia ritrova la sua vitalità e la sua attualità. Cessa di essere una semplice storia del passato per diventare la mia storia: perché è un mistero vivente nella cui corrente dinamica sono immesso».
P. Zecchini, «Mariano Magrassi: una luce mistagogica. A dieci anni dalla morte», Liturgia (CAL) 47 (2014/3) 43-44. La citazione è tratta da M. Magrassi, Vivere la Parola, Noci 1979, 44-47.

Memorie su memorie, per superare pregiudizi.

 SAMSUNG

In attesa di un esame più approfondito, necessario e interessante per le questioni coinvolte, ci permettiamo di evidenziare una piccola svista nelle memorie autobiografiche di L. Bouyer. Effettivamente, come ci suggerisce nella quarta di copertina il card. Lustiger, si tratta di un personaggio davvero anticonformista: i giudizi e le valutazioni che il Bouyer lascia nel suo scritto sono inconsueti. Forse nella foga del suo scrivere si è lasciato un poco prendere la mano: su Bugnini abbiamo sentito e letto di tutto, ma che fosse “napoletano”, non lo si era mai insinuato. Forse, almeno su questo, conviene dare credito al Bugnini; sentiamolo:

«Sono nato a Civitella del Lago, Provincia di Terni e allora di Perugia, unica provincia dell’Umbria, diocesi di Todi. Venni al mondo il venerdì 14 giugno 1912, alle 10 del mattino. Alla ‘festa’, come nei nostri paesi si soleva chiamare la domenica, fui battezzato in parrocchia con i nomi di Annibale, Nazareno, Erminio, dal parroco don Perseo Morelli. Fecero da Padrini Pietro Giontella di Montecchio e Clelia Bacci. Ero quinto di sette figli. Tre ci consacrammo al Signore: Fidenzio, converso dei Servi di Maria (Fra Filippo); Celestina tra le Figlie della Carità (Sr. Agnese) e chi scrive tra i Missionari Vincenziani. Gli altri, tranne una, si accasarono onestamente. […] Mio padre, Giobbe, era d’animo semplice e pio. Era attaccato alla terra e al lavoro. Dalle prime ore del mattino alla sera passava la vita nei campi con la zappa o all’aratro. La domenica, vestito a festa, saliva invariabilmente al paese per la Messa. ‘Saliva’ perché eravamo mezzadri i poderi della famiglia Gradoli che sono nella zona sottostante al paese nel versante di Orvieto. […] Mia madre, Maria Agnese Ranieri, era una buona donna del popolo…» (1).

Come si vede, non si evincono influssi napoletani: forse Bouyer si riferiva ad ascendenti? O forse, semplicemente, quell’annotazione ‘napolitain’, non è intesa in senso geografico stretto, ma significa qualcosa di più? Oppure è un semplice errore?

«Je ne voudrais pas être trop dur pour les travaux de cette commission. Il s’y trouvait un certain nombre de savants authentiques et plus d’un pasteur averti et judicieux. Dans d’autre conditions, ils auraient pu accomplir un excellent travail. Malheuresement, d’une part, une fatale erreur de jugement plaça la direction théorique de ce comité entre les mains d’un homme généreux et courageux, mais peu instruit, le cardinal Lercaro. Il fut complètement incapable de résister aux manœuvres du scélérat doucereux qui ne tarda pas à se révéler en la personne du lazariste napolitain, aussi dépourvu de culture que de simple honnêteté, qu’était Bugnini» (2)

Per ora, ci si ferma qua. Le altre questioni non possiamo risolverle in pochi giorni e in poche righe (3).

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(1) «Liturgiae cultor et amator, servì la Chiesa». Memorie autobiografiche, G. Pasqualetti (ed.), Roma 2012, 25-26.
(2) L. Bouyer, Mémoires, Paris 2014, 197-198.

(3) Cf. https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2014/09/21/l-bouyer-memorie-tutte-da-leggere-e-da-gustare-ma-con-attenzione/SAMSUNG