L’accesso alla Gerusalemme celeste: per fede o nella speranza? Divertissement sulla liturgia di Tutti i Santi.

Un’analisi neanche troppo approfondita dei formulari della celebrazione della Messa nella Solennità di Tutti i Santi permette di evidenziare parecchi spunti. Innanzitutto per questa festa si registra una notevole continuità con il Messale anteriore: gli elementi comuni o sostanzialmente simili sono l’antifona di ingresso, l’orazione colletta, la prima lettura e il Vangelo e l’antifona alla comunione. Il Messale di Paolo VI è arricchito dalla seconda lettura e dal prefazio proprio, mentre diverse sono la preghiera sulle offerte e la post communio. A riguardo della prima lettura, per essere precisi occorre notare che il nuovo lezionario omette i versetti 5-8 (l’enumerazione dei segnati secondo le dodici tribù di Israele) e aggiunge i vv. 13-14 (la sottolineatura delle vesti bianche portate dai redenti).
Il prefazio è di nuova composizione, per la quale si è attinto anche da testi conciliari. Ad essi può essere utile ritornare per spiegarsi alcune perplessità intorno alla traduzione italiana dell’originale latino.
Vediamo un esempio di come è stato reso un passaggio del prefazio in alcune traduzioni:
Ad quam peregrini, per fidem accedentes, alacriter festinamus, congaudentes…
Italiano: “Verso la patria comune noi, pellegrini sulla terra, affrettiamo nella speranza il nostro cammino, lieti…”
Inglese: “Towards her, we eagerly hasten, as pilgrims advanced by faith…
Spagnolo: “Hacia ella, peregrinos en la tierra, nos encaminamos alegre, guiados por la fe…
Francese: “Et nous qui marchons vers elle par le chemin de la foi, nous hâton le pas…”
Portoghese: “Peregrinos dessa cidade santa, para ela caminhamos na fé e na alegria…

Come si vede, solo l’italiano rende l’espressione “per fidem accedentes” con un riferimento alla speranza, forse sottolineando di più il sintagma “alacriter festinamus” (cf. un vecchio post: https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/12/15/a-proposito-di-alacritas/) . In tal modo, tuttavia, sparisce la fede, e il retroterra biblico dell’espressione, che pare da individuarsi in Eb 10,22: “(21) avendo noi un sacerdote grande sopra la casa di Dio, (22) accostiamoci (accedamus) con cuore sincero nella pienezza della fede (cum vero corde in plenitudine fidei), con i cuori purificati da ogni cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura” (cf. nella prima lettura, sono le vesti ad essere lavate nel sangue dell’agnello). Più avanti, la stessa lettera agli Ebrei parla di quanti si sono accostati (accessistis) alla Gerusalemme celeste: siamo nel capitolo 12, al versetto 22, dopo che per molte volte, nel capitolo precedente è riportata l’espressione “Per fede..” (cf. Eb 11,4.5.7.8.9.11.17. etc.).

Al tema della fede il traduttore italiano non sembra prestare molta attenzione, dunque. Anche nella versione della preghiera sulle Offerte si nota una strana omissione. Il testo originale, che recita “..concede, ut, quos iam credimus de sua immortalitate securos, sentiamus de nostra salute sollicitos” viene reso: “essi che già godono della tua vita immortale, ci proteggano nel cammino verso di te”. Una traduzione più letterale potrebbe essere: “concedi che mentre li crediamo già certi della loro vita immortale, li sentiamo solleciti per la nostra salvezza”. Sembra sottinteso un riferimento al fatto che la Chiesa impegna tutta la sua autorità nel proclamare la santità di alcuni suoi membri: si sa che ad un pronunciamento solenne sulla canonizzazione di un santo si deve prestare l’ossequio di fede.

Ma tornando al prefazio, si può forse intuire il processo che ha portato alla versione italiana. Più che una traduzione letteralmente fedele all’originale, si è preferito allargare lo sguardo alle fonti di alcune espressioni del testo, per, con più libertà, attingere da esse. In effetti, Eb 10, 23 recita: “Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso”. E nei testi di Lumen Gentium e Sacrosanctum Concilium, che sono la fonte di ispirazione di tutto il prefazio, non è assente il tema della speranza.

La Chiesa, chiamata « Gerusalemme celeste » e « madre nostra » (Gal 4,26; cfr. Ap 12,17), viene pure descritta come l’immacolata sposa dell’Agnello immacolato (cfr. Ap 19,7; 21,2 e 9; 22,17), sposa che Cristo « ha amato.. . e per essa ha dato se stesso, al fine di santificarla » (Ef 5,26), che si è associata con patto indissolubile ed incessantemente « nutre e cura » (Ef 5,29), che dopo averla purificata, volle a sé congiunta e soggetta nell’amore e nella fedeltà (cfr. Ef 5,24), e che, infine, ha riempito per sempre di grazie celesti, onde potessimo capire la carità di Dio e di Cristo verso di noi, carità che sorpassa ogni conoscenza (cfr. Ef 3,19). Ma mentre la Chiesa compie su questa terra il suo pellegrinaggio lontana dal Signore (cfr. 2 Cor 5,6), è come un esule, e cerca e pensa alle cose di lassù, dove Cristo siede alla destra di Dio, dove la vita della Chiesa è nascosta con Cristo in Dio, fino a che col suo sposo comparirà rivestita di gloria (cfr. Col 3,1-4). (Lumen Gentium 6)

Nella liturgia terrena noi partecipiamo per anticipazione alla liturgia celeste che viene celebrata nella santa città di Gerusalemme, verso la quale tendiamo come pellegrini, dove il Cristo siede alla destra di Dio quale ministro del santuario e del vero tabernacolo; insieme con tutte le schiere delle milizie celesti cantiamo al Signore l’inno di gloria; ricordando con venerazione i santi, speriamo di aver parte con essi; aspettiamo come Salvatore il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando egli comparirà, egli che è la nostra vita, e noi saremo manifestati con lui nella gloria. (Sacrosanctum Concilium 8)

Pur non essendo, dunque, una traduzione del tutto fedele, il prefazio italiano non è nemmeno da considerarsi del tutto fuorviante o, come talvolta si è letto intorno ad alcune traduzioni, addirittura eretico. Ma più che aprire polemiche inutili, il nostro esempio era volto ad aprire uno squarcio sulle prospettive che un testo liturgico può aprire: la liturgia si mostra sempre apportatrice di ricchezze inesauribili. L’esempio di oggi, infiine, evidenzia in modo assai efficace la continuità fra i due messali, l’arricchimento post-conciliare e il delicato affare della traduzione: con un pò di moderazione e di equlibrio si può affrontare tutto questo in modo costruttivo ed edificante.

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