Il Sinodo dei Vescovi, prima assemblea generale ordinaria, autunno 1967.

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In questi giorni è del tutto logico che l’attenzione sia riservata ai lavori del Sinodo dei Vescovi, riunito in assemblea straordinaria. Nonostante questo, può essere interessante volgere un poco indietro lo sguardo, per ritornare al primo Sinodo svoltosi, dopo il Concilio Vaticano II, dal 29 settembre al 29 ottobre 1967 (http://www.vatican.va/news_services/press/documentazione/documents/sinodo_indice_it.html#1%20-%20I%20ASSEMBLEA%20GENERALE%20ORDINARIA%20%2829%20SETTEMBRE-29%20OTTOBRE%201967%29). Fu quella un’occasione per il Consilium ad exsequendam Constitutionem de sacra Liturgia di presentare una relazione generale sulla riforma, sui lavori in corso e, più particolarmente, sulla messa e sull’ufficio divino. A consolazione di quanti si stupiscono esterrefatti e sgomenti per le pressioni indebite e i tentativi di diffondere confusione, a cui abbiamo assistito in questo periodo, può giovare sapere che anche in quella circostanza non mancarono polemiche ed episodi spiacevoli. Eccone un resoconto:

Durante la celebrazione del sinodo, organi di stampa di tendenza conservatrice, fogli distribuiti sottobanco non avevano mancato di dirigere i loro strali contro il segretario del Consilium. […] Il consiglio di presidenza fu unanime nel deplorare la cosa e nell’esprimere la sua solidarietà al segretario del Consilium. Anzi, scrisse una lettera al Papa nella quale si diceva: I membri del Consiglio di Presidenza del Consilium…, preso atto di alcune pubblicazioni divulgate soprattutto durante il recente Sinodo dei Vescovi, contro il Segretario del Consilium, P. Annibale Bugnini e il lavoro da lui svolto prendono occasione dalla IX Adunanza generale del medesimo Consilium per assicurare, con tutta riverenza, Vostra Santità della piena fiducia del Consiglio di Presidenza e di tutto il Consilium all’opera del predetto segretario, avendo egli adempiuto lodevolmente il suo compito nella restaurazione della sacra Liturgia. La lettera, datata 28 novembre 1967, porta la firma dei cardinali Lercaro, Confalonieri, Pellegrino e dei vescovi: Spulbeck, Boudon, Isnard, Bluyssen. Nell’udienza del 1 dicembre successivo, il Santo Padre mostrò al P. Bugnini la lettera, la lesse e aggiunse: E a queste voci Noi uniamo la nostra. (1)

Ecco, ora, una nostra traduzione del testo della relazione approntata dal Consilium.

I. Sullo stato della riforma liturgica
Il giorno 4 dicembre 1963 è stata promulgata la Costituzione sulla sacra Liturgia “Sacrosanctum Concilium”. Dopo un mese, il romano Pontefice Papa Paolo VI, istituì una prima Commissione, incaricata di portare a compimento le deliberazioni del sacrosanto Concilio, vale a dire il “Consilium ad exsequendam Constitutionem de Sacra Liturgia”.
1. Al presente il “Consilium” è formato di 48 Membri, fra i quali 11 Padri Cardinali, 36 Vescovi, 1 Abate, scelti “dalle diverse regioni del mondo” (Cost. sulla sacra Liturgia, art. 25). Questi Padri sono coadiuvati da circa 200 periti, suddivisi in 42 gruppi di studio, i quali, in tre anni di intenso e arduo lavoro, hanno posto le basi dell’opera con la quale si dovrà portare a compimento la Costituzione sulla sacra Liturgia. Perché si abbia nozione almeno generica della mole di questo lavoro, sia sufficiente sapere che fino al giorno primo maggio 1967 sono stati redatti dai gruppi di studio 228 schemi ufficiali, ai quali sono da aggiungere parecchi schemi particolari e studi preparatori, scritti da di singoli periti o da gruppi minori o sottocommissioni. La organizzazione dei gruppi di studio è tale che l’intera opera della riforma liturgica, e nelle singole sue parti, che spesso fra di loro sono connesse, possa procedere con equilibrio e passo sufficientemente spedito.

2. Le leggi che dirigono questo lavoro, e che discendono dalla stessa Costituzione del sacrosanto Concilio, sono:
1) Il significato pastorale della liturgia, secondo la norma dell’art. 14 della medesima Costituzione: “a tale piena e attiva partecipazione di tutto il popolo va dedicata una specialissima cura nel quadro della riforma e dell’incremento della liturgia”.
2) Prestare fede alla viva tradizione della Chiesa, dalla quale nel corso dei secoli, poco a poco i sacri riti sono venuti formandosi.
3) La possibilità, mantenuta la sostanziale unità del rito romano, di una più ampia flessibilità, o adattamento, specialmente per alcune forme rituali e le loro formule.

3. L’iter dei singoli schemi, per arrivare alla loro formulazione definitiva, comprende queste fasi successive:
a) Preparazione e discussione nell’ambito dei rispettivi gruppi di studio, dopo aver premesso le indispensabili ricerche sia dottrinali sia storiche e pastorali.
b) Previo esame della stesura del nuovo schema da parte di un gruppo di periti e di un gruppo di padri del “Consilium”.
c) Redazione più completa dello schema, con le formule necessarie.
d) Esame delle singole parti e delle singole formule da parte di gruppi di esperti e di padri, esame non raramente ripetuto più volte, con nuovi rimaneggiamenti ed emendamenti eseguiti da un competente gruppo di studio.
e) Approvazione del Sommo Pontefice perché lo schema venga sottoposto ad esperimento.
Infatti, prima che lo schema venga esteso definitivamente a tutta la Chiesa, viene sottoposto a una serie di esperimenti, in diversi paesi sì che risulti chiaramente la convenienza sia dei riti sia delle formule.

4. In questi tre anni il “Consilium” ha tenuto 8 sessioni plenarie, alle quali vanno aggiunte centinaia di sessioni particolari di gruppi di studio incaricate di preparare le sessioni plenarie.
Alcuni frutti di questo lavoro sono già maturati e hanno visto la luce:
1) L’Istruzione che regola l’esecuzione della Costituzione sulla sacra Liturgia (26 settembre 1964);
2) Il rito della concelebrazione (7 marzo 1965);
3) Il rito della comunione sotto le due specie (7 marzo 1965);
4) L’Istruzione sulla musica nella sacra Liturgia (5 marzo 1965);
5) La seconda Istruzione per l’esatta esecuzione della costituzione sulla sacra Liturgia (4 maggio 1967);
6) L’Istruzione sul culto dell’Eucaristia (25 maggio 1967).
Ad essi si possono aggiungere altri documenti direttamente connessi: cioè il Kyriale simplex e i Canti che ricorrono nel messale (14 dicembre 1964), l’Ordo missae e il Ritus servandus in celebratione Missae (27 ianuarii 1965), l’Istruzione sulla lingua che i religiosi devono usare nella celebrazione dell’ufficio divino e nella messa (23 novembre 1965), il Graduale simplex; schemi per la Preghiera dei fedeli propositi alle Conferenze Episcopali come norma direttiva (1966).
Fra le innovazioni approvate dal “Consilium” sono al presente in esperimento le seguenti: a) L’Ordo Baptismi adultorum, con il catecumenato disposto per gradi; b) L’Ordo per le esequie degli adulti; c) L’Ordo delle letture feriali.
Parecchi altri schemi sono ancora allo studio presso i gruppi particolari, ma fra non molto giungeranno in porto. La maggior parte di essi riguarda direttamente le singole parti della messa e dell’ufficio divino, e se ne parlerà più avanti. Di quelli, invece, riguardanti i sacramenti è difficile dare una comune idea generale, dal momento che, oltre alle norme generali, soltanto i singoli capitoli ne considerano le linee strutturali.
5. Oltre a questa attività di studio sulla riforma generale, il “Consilium” in questi tre anni ha dovuto occuparsi dell’approvazione degli atti delle Conferenze Episcopali per quelle parti che richiedono l’approvazione, cioè la conferma della Sede Apostolica. La maggior parte di questo lavoro è consistito nell’esaminare e nell’approvare sia le decisioni sia i testi necessari all’introduzione della lingua volgare nella liturgia: cose tutte che spesso arrivarono al “Consilium” in tempi e parti successivi. Sono stati emessi 539 decreti per diverse nazioni e diocesi e 219 per i religiosi. Le diverse questioni generali o particolari, trattate dal “Consilium” sulla riforma liturgica, ammontano, fino al 1 maggio 1967, a un totale di 12.157. Il Consilium inoltre ha aiutato le Conferenze Episcopali per mezzo di lettere inviati ai presidenti di esse o ai presidenti delle Commissioni per la liturgia; con le quali lettere si è cercato di dare una certa uniformità e sicurezza all’azione liturgica, in quest’epoca così esposta a profonde trasformazioni.
6. Il 7 marzo 1965 fu possibile vedere per la prima volta i frutti di quest’attività del “Consilium”, quando furono introdotte nelle sacre celebrazioni, e specialmente nella messa, parecchie varianti e di non poca importanza, insieme con l’uso delle lingua vernacola.
Prima e dopo di allora ci furono molte altre iniziative, in tutto il mondo, per formare il popolo e guidarlo a comprendere più profondamente e ad amare questa parte della riforma liturgica. E in verità i frutti non sono mancati. Infatti sia questa prima forma più semplice e più chiara delle cerimonie sia l’uso della lingua vernacola hanno contribuito molto alla partecipazione consapevole, attiva e fruttuosa dei fedeli alle sacre celebrazioni. E’ avvenuto perciò che il popolo santo di Dio, attraverso questa più piena celebrazione dei sacri riti, e attraverso il canto e la preghiera in comune, ha meglio acquisito il senso della famiglia di Dio in preghiera. Dove, infatti, per mezzo di un’opportuna catechesi i fedeli sono formati dal punto di vista spirituale e rituale, i gruppi finora muti e inerti acquistano voce nel cantare le lodi di Dio insieme col sacerdote celebrante e si inseriscono consapevolmente nel mistero che si celebra. (continua)

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(1) A. Bugnini, La riforma liturgica (1948-1975), Roma 1997, 180.

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