Le Orationes post Cantica. Due assaggi e una questione

Secondo quanto anticipato (Cf. https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2014/08/25/p-carlo-braga-un-servo-umile-ma-fecondo-un-piccolo-esempio/), offriamo un semplice esempio delle preghiere che p. Braga, su incarico di mons. Noè (Congregazione per il Culto divino), doveva rivedere.
Presentiamo due preghiere. La prima è in relazione al cantico dei Vespri di questa sera (mercoledì della seconda settimana) e la seconda in relazione al cantico delle Lodi di domani (giovedì della seconda settimana). Riportiamo il testo latino della prima versione con una nostra traduzione (per la verità non troppo curata stilisticamente e in un passaggio assai contorta e poco chiara) e di seguito il testo della redazione rivista con, di nuovo, una nostra traduzione, a beneficio di quanti non possono intendere il latino.
Come mi faceva notare un assiduo lettore del blog, l’incarico affidato a p. Carlo non risolve una questione previa. La preghiera dopo un Cantico dell’Antico Testamento ha un valore, la preghiera dopo un Cantico del Nuovo Testamento assume tutt’altro significato.
Nell’esempio che mostriamo si capirà bene cosa intendiamo dire. La preghiera dopo il Cantico dell’Antico Testamento, nel caso specifico Isaia 12,1-6, offre una rilettura orante del Cantico proiettandolo nella rivelazione neotestamentaria. Si noteranno i riferimenti a Gv 7, 37 (che, fra l’altro, è la sentenza neotestamentaria che segue il titolo) e a Gv 4,14, l’episodio della samaritana. In questo caso, si addice anche a questa preghiera dopo il Cantico quanto i Praenotanda affermano delle preghiere dopo i salmi: “Le orazione sui salmi hanno il fine di aiutare coloro che li recitano a interpretarli in senso soprattutto cristiano. […] Così terminato il salmo e fatta una pausa di silenzio, l’orazione raccoglie e conclude i sentimenti di coloro che hanno recitato il salmo” (PNLO, 112).
La preghiera che potrebbe seguire il Cantico del Nuovo Testamento, nel caso specifico Col 1,3.12-20, ricorre a concetti e temi che paiono un poco estranei al senso del Cantico, senso che di per sé non deve essere approfondito in senso cristologico, essendo già esplicito e compiuto. Non si può quindi applicare a questo tipo di orazioni il significato inteso dal paragrafo dei Praenotanda citato sopra. Forse, con un po’ di forzatura, si potrebbe associare al senso delle preghiere dopo i Cantici del Nuovo Testamento quanto gli stessi Praenotanda dicono a riguardo delle preces, ossia le invocazioni e le intercessioni che alle Lodi e ai Vespri seguono il Cantico evangelico: «La Liturgia delle Ore celebra senza dubbio le lodi di Dio. Tuttavia la tradizione sia giudaica che cristiana non separa dalla lode divina la preghiera di domanda anzi non di rado fa in qualche modo scaturire questa da quella» (PNLO, 179).
Per ora non abbiamo modo di verificare se le modifiche apportate da p. Braga vennero accolte dalla Congregazione e se siano state pubblicate da qualche parte. Se qualche lettore ha informazioni a proposito o è interessato alla questione, siamo ben felici di continuare l’approfondimento e la pubblicazione di altri testi.

 

Ad Col 1, 3.12-20

Christe Iesu, invisibilis Dei
facies aspectabilis,
homo cum sis pro ceteris ac Deo,
Homo inveniris et hominis Veritas:
tribue nobis assidue te cernentibus
humanitatis nostrae famen explere
atque unionis cum Deo sitim extinguere.

Signore Gesù, volto visibile del Dio invisibile,
essendo uomo per gli altri e per Dio,
sei apparso Uomo e Verità dell’uomo:
concedi a noi di riconoscerti assiduamente
appagare la fame della nostra umanità
ed estinguere la sete dell’unione con Dio.

Ineffabilis Deus, qui te nobis revelasti
per Christum, formam visibilem effectum divinitatis tuae,
et per ipsum semitam nobis ostendisti
qua ad te pervenire possimus,
concede ut te in ipso semper inspiciamus
et, corpori eius perenniter sociati,
digni efficiamur in partem sortis sanctorum.

Ineffabile Dio, che ti sei rivelato a noi in Cristo,
immagine visibile della potenza della tua divinità,
e in Lui ci ha mostrato la via
con la quale a Te possiamo giungere
concedi che in Lui stesso contempliamo sempre Te,
e perennemente uniti al suo corpo,
siamo fatti degni della sorte dei santi.

 

Ad Is 12, 1-6
Domine Iesu, qui dixisti:
“Si quis sitit, veniat ad me et bibat,
is qui in me credit”,
sitim nostram torrentibus aquarum
de tuo Spiritu vitam manantibus
propitius exstingue,
ut amoris tui modo sitientes
ispum nos fontem gaudii
in vitam aeternam salientem inveniamus.

Signore Gesù, tu che hai detto:
Chi ha sete venga a me e beva, chi crede in me,
estingui benigno la nostra sete con i fiumi d’acqua viva
che dal tuo Spirito diffondono la vita,
perché assetati solo del tuo amore
troviamo la fonte della gioa
che zampilla per la vita eterna.

 

Domine Iesu Christe, qui dixisti:
Si quis sitit, veniat ad me et bibat qui credit in me,
concede ut aquas hauriamus in gaudio de fontibus salutis,
et, amorem tuum sitientes,
fontem inveniamus in vitam aeternam salientem.

Signore Gesù Cristo, che hai detto:
Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me
concedi che attingiamo con gioia alle sorgenti della salvezza,
e, assetati del tuo amore,
troviamo la fonte d’acqua che zampilla per la vita eterna.

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