“Non ti infastidire, Pietro…”

E’ innegabile che nel penitente che si accosti al sacramento della riconciliazione possa trovarsi qualche imbarazzo o qualche fastidio, nel richiamare alla memoria e denunciare il male commesso, come pure una certa vergogna di fronte al confessore… A questo proposito pare assai pertinente il commento di  sant’Agostino (Discorso 253, Nei giorni di Pasqua, 1)  ad uno dei passaggi del brano del Vangelo della Liturgia eucaristica di oggi, venerdì della settima settimana di Pasqua: Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene?”, e gli disse: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”…(Gv 21,17b)

Perché ti rattristi, o Pietro, se per tre volte devi confermare l’amore? Hai dimenticato le tre volte che avesti timore? Lascia che il Signore ti interroghi! Chi ti interroga è un medico e, se ti interroga, è per guarirti. Non t’infastidire! Attendi. Si compia il numero delle dichiarazioni di amore, perché si cancelli il numero delle negazioni.. [Quid contristaris, Petre? Quia ter respondes amorem? Oblitus es trinum timorem? Sine interroget te Dominus, medicus est qui te interrogat, ad sanitatem pertinet quod interrogat. Noli taedio affici. Exspecta: impletur e numerus dilectionis ut deleat numerum negationis].

Cf. http://www.augustinus.it/italiano/discorsi/discorso_351_testo.htm

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