Il Salmo 2 e il mistero pasquale, divagazioni in margine all’uso liturgico del salterio.

Nella liturgia della Parola della messa del venerdì della IV settimana di Pasqua, il salmo secondo è stato proclamato, diciamo così, due volte. La prima occorrenza è dovuta al fatto che gli Atti degli Apostoli (prima lettura: At 13,26-33) riportano il keryma di Paolo, nel quale l’apostolo delle genti cita esplicitamente il versetto 7 (“Mio figlio sei tu, oggi ti ho generato”); la seconda occorrenza è costituita dal salmo responsoriale, per l’appunto il salmo 2. Ma risulta interessante la divisione delle strofe, che escludono dal testo proclamato in questa celebrazione i versetti 1-5. Nella prima lettura, la citazione di compimento era relativa alla resurrezione: nell’odierno salmo responsoriale vengono pertanto ritenuti i versetti nei quali la regalità del Figlio/Messia viene affermata con più forza, tralasciando invece i versetti in cui si fa riferimento all’ostilità delle potenze avverse a Dio. Siamo nel clima sereno della Pasqua, e il dramma del rifiuto è ormai vinto dalla parola definitiva del Padre: “Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato”. Un eco più forte del combattimento pasquale del Signore Gesù sembra aversi, invece, nell’altra celebrazione del tempo di Pasqua in cui il salmo 2 viene proposto come salmo responsoriale. Si tratta del lunedì della seconda settimana: in quella celebrazione sono riportati anche i primi versetti del salmo (“Perché le genti congiurano…”). E anche in quel caso nella prima lettura vi è una citazione esplicita. Questa volta, però, i versetti del salmo 2 interpretano il mistero della Passione del Signore e l’ostilità inaudita che si è levata contro l’inviato del Padre (cf. At 4,23-31).
In sorprendente continuità con l’uso neotestamentario, la liturgia adopera lo stesso salmo per sottolineare, ora uno ora un altro, i diversi aspetti dell’unico contenuto del kerygma pasquale, la Passione, Morte e Resurrezione del Signore Gesù Cristo.
Ma non si esaurisce qui la capacità della liturgia di incastonare, quale gemme preziose, singoli elementi per formarne nel tutto dell’ordito un’opera d’arte finissima e di maestria stupefacente: infatti, nella liturgia delle Ore del Triduo e dell’Ottava di Pasqua troviamo, di nuovo, una strana frequenza del salmo secondo.

L’attenzione a questo dettaglio può essere davvero utile.

Non è infatti infrequente leggere di storici della liturgia, forse eccessivamente “puristi”, che stigmatizzino, fra le righe, la progressiva storicizzazione che ha portato a separare i vari aspetti dell’unico mistero di Cristo, distribuendone il contenuto unitario in diverse feste e giorni liturgici. In effetti, per la celebrazione del mistero pasquale, da un antica unica celebrazione, con la sua complessiva pienezza di significato globale (morte-passione-resurrezione), si è arrivati, in base ad una visione più storicizzante e ad una forma di rappresentazione vagamente imitativa, alle celebrazioni del triduo. E’ senza dubbio vero che questo processo, descritto ora in modo troppo grossolano, rechi con sé alcuni rischi. La decomposizione dell’unità teologica passione-morte-resurrezione può indurre ad accentuazioni parziali: la devozione popolare può più facilmente enfatizzare l’aspetto della passione-morte, che fra l’altro è meglio “rappresentabile”. Nella predicazione, nella catechesi e nella spiritualità è fatale non cogliere l’unità del mistero pasquale. Tuttavia, se si avvicina la liturgia con attenzione e penetrazione, si scoprono in essa stessa i “rimedi” contro quei rischi. E questo non può non sorprendere ed affascinare. Ma torniamo al salmo 2…
La liturgia delle Ore del triduo pasquale rappresenta un unicum: oltre agli elementi propri (letture, responsori, preghiere) tipici dei tempi forti dell’anno liturgico, anche la distribuzione dei salmi nelle diverse Ore si discosta in modo eccezionale dal consueto ciclo quadrisettimanale (anche nell’Ottava di Pasqua si ritrova analoga particolarità). Un’altra particolarità, se si vuole marginale, ma pur sempre segno di una realtà significativa, è il fatto che per i salmi propri, assegnati in quelle Ore di preghiera in modo peculiare, non viene indicato né titolo né sentenza, elementi, questi, che secondo l’Institutio Generalis, sono generalmente intesi a favorire l’interpretazione e la preghiera dei Salmi (1). La mancanza di queste indicazioni lascia intravedere che occorre andare al contesto ampio delle celebrazioni di ciascun giorno del triduo, con i testi biblici ed eucologici e con i riti in esse presenti: è proprio esso ad aiutare la lettura cristiana del salmo, come del resto i salmi aiutano a cogliere il cuore del mistero che la liturgia celebra.
Ebbene, fra i salmi propri del triduo pasquale(2), il primo salmo dell’Ufficio delle Letture del Venerdì Santo è il salmo 2, canto regale di intronizzazione, già riferito al Messia dalla tradizione ebraica. Siamo nel giorno in cui la violenza dell’ingiustizia si manifesta in tutta la sua tragica forza, e l’antifona sottolinea un aspetto della passione, vista come un grande combattimento escatologico in cui le potenze della terra si scatenano contro Dio e contro il suo Messia: Astiterunt reges terrae, et principes convenerunt in unum adversus Dominum, et adversus Christum eius [Insorgono i re della terra, i potenti congiurano insieme contro il Signore e contro il suo Cristo]. Siamo invitati a meditare, nella preghiera, il grande mistero dell’iniquità, che scatenatosi contro Cristo, continua, nella storia, contro i cristiani, fino ai nostri giorni. Il salmo secondo diventerà la preghiera degli Apostoli nella persecuzione.

“Appena rimessi in libertà, [Pietro e Giovanni] andarono dai loro fratelli e riferirono quanto avevano detto i sommi sacerdoti e gli anziani. All’udire ciò, tutti insieme levarono la loro voce a Dio dicendo: “Signore, tu che hai creato il cielo, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, tu che per mezzo dello Spirito Santo dicesti per bocca del nostro padre, il tuo servo Davide: Perché si agitarono le genti e i popoli tramarono cose vane? Si sollevarono i re della terra e i principi si radunarono insieme, contro il Signore e contro il suo Cristo; davvero in questa città si radunarono insieme contro il suo santo servo Gesù, che hai unto come Cristo, Erode e Ponzio Pilato con le genti e il popolo di Israele, per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano preordinato che avvenisse. Ed ora, Signore, volgi lo sguardo alle loro minacce e concedi ai tuoi servi di annunziare con tutta franchezza la tua parola” (At 4,23-29).

La potenza tenebrosa del male non è negata né cessa di inquietare; tuttavia, in opposizione agli intrighi oscuri e abissali del male, già dalle prime Ore del Venerdì Santo è svelata anche la forza paziente e sovrana del piano di Dio e la sorte beata di chi in lui si rifugia. La lotta delle potenze ostili a Dio e al suo Cristo è paradossalmente inefficace; questa lotta è inutile: Dio intronizza il suo Messia con la resurrezione. E quando, nel tempo pasquale, con la Liturgia delle Ore si pregherà di nuovo l’Ufficio delle Letture, uno dei primi salmi sarà proprio il salmo 2. Si tratta del lunedì dell’Ottava di Pasqua. Se teniamo presente, del resto, che il giorno di Pasqua coloro che hanno partecipato alla solenne veglia della Notte omettono quest’Ora di preghiera (comunque costituita in modo del tutto peculiare e inconsueta) (3), si può affermare che sia proprio il salmo 2 ad accompagnarci nella primissima contemplazione della vittoria pasquale della risurrezione. Si tratta di un dato del tutto tradizionale: nel Breviario precedente all’attuale, il Mattutino del giorno di Pasqua, allora presente, riportava anch’esso il nostro salmo. La Liturgia delle Ore di Paolo VI ha ereditato da esso l’antifona che accompagna il salmo, una parafrasi del v. 8, che mette sulle labbra di Cristo risuscitato: Postulavi Patrem meum;dedit mihi gentes, alleluia, in hereditatem, alleluia [Ho invocato il Padre mio: mi ha fatto erede di tutte le nazioni].
Lo stesso salmo, pregato il Venerdì di passione e il primo giorno dell’Ottava di Pasqua, ci permette di tenere insieme i due aspetti del mistero pasquale. Proprio per questo, infine, il salmo secondo è stato assegnato, nel ciclo consueto quadrisettimanale, all’Ufficio delle Letture della prima domenica: è stato giudicato fra i più adatti ad esprimere il mistero pasquale (4); abbiamo visto che nel contesto della preghiera della Chiesa, esso riceve una luce nuova e può riflettere varie sfumature, come pure può aiutare la preghiera stessa a rimanere ancorata alla Rivelazione senza perdere di vista il centro. Un piccolo e marginale saggio di come la Liturgia possa stupirci.

Ben altro che rubriche e merletti!!

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(1) Dai “Principi e norme per la Liturgia delle Ore”:
110. Tre elementi nella tradizione latina hanno contribuito molto a far comprendere i salmi e a trasformarli in preghiera cristiana: i titoli, le orazioni dopo i salmi e soprattutto le antifone.
111. Nel salterio della Liturgia delle Ore, ad ogni salmo è premesso un titolo sul suo significato e la sua importanza per la vita umana del credente. Questi titoli, nel libro della Liturgia delle Ore, sono proposti unicamente a utilità di coloro che recitano i salmi. Per alimentare la preghiera alla luce della rivelazione nuova, si aggiunge una sentenza del Nuovo Testamento o dei Padri che invita a pregare in senso cristologico.
112. Le orazioni sui salmi hanno il fine di aiutare coloro che li recitano a interpretarli in senso soprattutto cristiano. Sono proposte per i singoli salmi nel Supplemento al libro della Liturgia delle Ore e si possono liberamente usare, secondo una antica tradizione. Così terminato il salmo e fatta una pausa di silenzio, l’orazione raccoglie e conclude i sentimenti di coloro che hanno recitato il salmo.
113. Anche quando la Liturgia delle Ore è eseguita senza canto, ogni salmo ha la propria antifona, che si dice ugualmente nella recita individuale. Le antifone, infatti, aiutano a illustrare il genere letterario del salmo; trasformano il salmo in preghiera personale: mettono meglio in luce una frase degna di attenzione, che altrimenti potrebbe sfuggire; danno un certo tono particolare a qualche salmo a seconda delle circostanze; anzi, purché si escludano adattamenti stravaganti, giovano molto all’interpretazione tipologica o festiva; possono rendere piacevole e varia la recita dei salmi.

(2) Il vespro del Giovedì santo non ha salmi propri ma si utilizzano quelli del giovedì della II settimana.

(3) Per coloro che non hanno partecipato alla veglia nella Notte, l’Ufficio delle Letture del giorno di Pasqua è costituto da alcune letture della veglia seguite dai rispettivi cantici o salmi e orazioni, proprio come nella veglia. Non vi sono i tre salmi che normalmente precedono le letture.

(4) PNLO 129: Per la domenica, inclusi l’Ufficio delle letture e l’Ora media, sono stati scelti quei salmi che, secondo la tradizione, sono più indicati per esprimere il mistero pasquale.

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