Un mercoledì che “riduce in cenere” tante teorie.

Per gli storici della liturgia, ricostruire con esattezza tradizioni e costumi spesso è un affare complicato, al limite dell’azzardo. Questo è ancora più vero nel caso della Quaresima, per origini, significato e durata. Si capisce che tutti abbiamo bisogni di sintesi chiare e di un sistema che ci permetta di organizzare in modo sensato i dati e gli elementi, ma spesso nel caso della storia liturgica questo non può accadere, pena la forzatura di alcuni aspetti o, addirittura, il non prendere in considerazioni tutti i particolari. Un vero rompicapo! Che mostra, d’altra parte, la grande libertà e creatività che ha accompagnato la liturgia nel corso dei secoli. Contaminazioni e intrecci di usanze, nuove significazioni aggiunte, creatività pastorale di alcune chiese locali e pronta capacità, di altre, ad accogliere nuove proposte ed integrarle in tradizioni antiche: tutto questo fa sì che teorie genetiche troppo schematiche non reggano l’urto con la realtà delle fonti. Più che continuare a divulgare interpretazioni riduttive converrà accettare la complessità della storia, cercando di non irrigidirci troppo nelle nostre teorie, e cogliere, con positiva sorpresa, tutta la ricchezza delle testimonianze.

Sarebbe certamente più semplice, ad esempio, spiegare in poche parole l’origine e il significato dell’imposizione delle ceneri il mercoledì detto, appunto, delle ceneri!

(Ad essere pignoli, solamente intorno al fatto che il mercoledì segni l’inizio della Quaresima, si potrebbe discutere ampiamente e con moltissimo materiale. Ma soprassediamo almeno su questo aspetto, per ora.)

E’ sull’origine della prassi di imporre le ceneri sul capo di tutti i fedeli, nel corso di un’azione liturgica, che vorremmo dire qualcosa qui.

E’ ricorrente, infatti, la spiegazione che vedrebbe in questo rito un’estensione, alla totalità dei fedeli, di un rito che veniva compiuto sui pubblici penitenti all’inizio del loro itinerario di conversione e riconciliazione. Si tratta di una estrema semplificazione? Se le cose fossero andate effettivamente così, ciò cosa apporterebbe al rito odierno? Viceversa, è una mistificazione del tutto infondata? Siamo qui, di nuovo, in presenza di veri e propri abbagli di liturgisti sognatori di un’età dell’oro? La prudenza e, soprattutto, lo studio delle fonti ci hanno insegnato che, nella storia liturgica, le cose non sono mai del tutto o bianche o nere: alcune affermazioni, pur non corrispondendo a verità, non sono nemmeno assolutamente false.

Cominciamo ad addentrarci in questo “cinereo” mistero.

Il rito di espulsione dei penitenti dalla comunità eucaristica conosce uno sviluppo in direzione di una crescente “drammatizzazione”. Sembra che il primitivo quadro biblico, all’interno del quale prendeva significato l’allontanamento dei penitenti, fosse la separazione delle pecore dai capri (Mt 25), e da qui l’imposizione del cilicio ai pubblici penitenti: il cilicio, fatto di crini di capra, evocava la collocazione dei rei alla sinistra del Re giudice matteano. Questo primo stadio corrisponderebbe al periodo in cui la penitenza cominciava il lunedì dopo la prima domenica di Quaresima. Il Sacramentario Gelasiano (750 ca.) riporta l’inizio della penitenza (e della quaresima – abbiamo accennato sopra alla complicata questione dell’inizio della quaresima -) il mercoledì precedente alla prima domenica di quaresima. Quali erano le letture proclamate in quella celebrazione? Non si hanno risposte certe. Un dato sicuro è che le fonti liturgiche successive cominciano a testimoniare riferimenti alla pagina genesiaca della cacciata di Adamo dal Paradiso. Onestamente non si può essere certi di una proclamazione liturgica, come la intendiamo noi oggi, di quella pagina della Scrittura, ma senza dubbio antifone, versetti e esortazioni esplicite aiutano il penitente a collocarsi nello stesso stato di Adamo espulso dall’Eden, con la speranza di potervi tornare grazie al duro lavoro della penitenza e della conversione. In un crescendo di drammatizzazione, un testo di Reginone (†915), abate dell’abbazia di Prüm, riporta per primo la novità dell’imposizione delle ceneri sul capo dei penitenti, come ulteriore elemento di assimilazione con il progenitore decaduto dallo stato di grazia. Che singolarmente e privatamente penitenti si cospargessero di cenere pare assai probabile, ma qui si sta parlando di imposizione solenne e liturgica. Il rito di inizio della penitenza pubblica conoscerà ulteriori arricchimenti nelle fonti successive e nel Pontificale Romano-Germanico (950-961/963) si trova il rito arricchito dalla formula “Memento, homo, quia pulvis es et in polvere reverteris”. Paradossalmente, però, in parallelo alla sua crescente solennità gli studiosi ne sottolineano la progressiva decadenza nella prassi: già ai tempi di Reginone era un rito assai ben poco praticato in casi specialissimi e rari. Agli occhi di un liturgista odierno, il rito può risultare assai interessante e significativo, ma per chi veniva sottoposto a tale processo di riconciliazione tutto ciò risultava gravoso e talora anche infamante. Pare dunque assai improbabile l’estensione a tutti i fedeli di un rito, sviluppatosi non prima del X secolo, praticato di rado e che i più rifuggivano.

E’ possibile un’altra spiegazione?

In effetti, in uno testo dello Pseudo-Alcuino (De divinis officis Liber, primo decennio del sec. X), in margine alla prolissa descrizione del rito della penitenza privato – che aveva appunto soppiantato il troppo oneroso iter della penitenza pubblica – si trovano alcune righe che descrivono un rito particolare del mercoledì di inizio quaresima, con una processione alla chiesa stazionale di santa Sabina, in Roma. Durante la processione si cantava l’antifona: “Immutemur habitu in cinere et cilicio…”. Appena prima della citata antifona, il testo riporta: “Interim ponendi sunt cineres super capita, sicut antiphona testatur”. L’antifona, creata in tema con la lettura del giorno (Gl 2,12-19), presenta vari riferimenti biblici (cf. Gl 2,13; Dan 9,3; Mt 11,21; Lc 10,13 ecc.). Il tema è assai diverso, non vi è alcun accenno ad Adamo e al Paradiso perduto, significato dall’esclusione dalla comunione eucaristica e da altri interdetti. Qui l’imposizione della cenere ha a che fare con il voler conferire un aspetto esterno all’idea della conversione e della penitenza spirituale come rinnovamento interiore: prima che il popolo si avviasse in processione verso la chiesa della statio, tutti ricevevano quel segno penitenziale esterno, che l’antifona cantata durante la processione aiutava ad interiorizzare.

Soltanto a partire dal XII sec. nei rituali di imposizione generale delle ceneri comincia ad apparire anche la formula “Memento”, forse non da subito pronunciata ad ogni imposizione, come stabilirà poi il Messale di s. Pio V nel 1570. Ricordiamo che la formula ispirata dal libro della Genesi era adoperata originariamente nel rito di espulsione dei penitenti, sullo sfondo biblico-catechetico della cacciata di Adamo dal Paradiso. Quindi una certa commistione si deve ammettere fra le due tradizioni, imposizione per i soli penitenti e imposizione a tutti i fedeli. Nonostante queste sfumature, pare da rigettare l’interpretazione che vede nella seconda una semplice estensione della prima. La storia del rito delle ceneri conosce altre successive vicissitudini. Dall’essere un segno espressivo dell’impegno di conversione e rinnovamento, a cui si aggiunge un ulteriore significato penitenziale (“Memento”), segno che però rimane un elemento di un momento liturgico più articolato (ricordiamo la processione e la statio), l’imposizione delle ceneri viene staccata dal contesto globale della liturgia penitenziale: la cenere benedetta viene vista come una cosa sacra, da ricevere come mezzo contro il mal di testa!

L’odierno rito delle ceneri, collocato all’interno di una celebrazione, raccoglie tutta la ricchezza del portato della storia e delle diverse tradizioni, anche se rimangono piccole incongruenze (si benedicono i fedeli o le ceneri? Quale formula usare?….). Lo studio della liturgia e della complessa vicenda della tradizione della stessa può aiutare a tener insieme – cattolicamente – sfumature e accenti diversi, senza irrigidirsi su schemi troppo artificiali, che rischiano, a proposito di “ceneri”, di finire “inceneriti” da nuovi studi e approfondimenti.

Buon Mercoledì delle Ceneri!

P.S. Per un più approfondito, e serio, studio della questione, oltre ai vari manuali si può con profitto vedere l’articolo di V. Raffa, «Verifica storica sul rito delle ceneri», in Mysterium et Ministerium. Miscelanea en honor del profesor Ignacio Oñatibia Audela en su 75° cumpleaños, Vitoria, 1993, 320-352.

“I miei progenitori seguii nella loro rivolta…”. Eccoci di nuovo con Adamo.

Ecco alcune strofe del Grande Canone di sant’Andrea di Creta, di cui si parlava nel post https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2014/02/26/sulla-soglia-della-quaresima-con-adamo-in-viaggio-si-ritorna-in-paradiso/ . Ne riportiamo una parte, lasciando le altre per i prossimi giorni.

 Su quale gesto di mia vita darò inizio al pianto? Quali note scriverò a preludio di questo mio lamento? Nella tua misericordia, o Cristo, dei miei peccati dammi il perdono. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

Anima mia, col tuo corpo vieni a glorificare il Creatore d’ogni cosa. La saggezza ritrova e a Dio presenta lacrime di pentimento. Misericordia di me, o Dio, misericordia di me.

I miei progenitori seguii nella loro rivolta, e della grazia divina come Adamo fui spogliato; il Regno persi e la sua gioia senza fine a causa del mio peccato. Misericordia…

Infelice e triste anima mia, perché la prima Eva imitasti? I tuoi stessi cupidi occhi infersero su di te ferite. All’albero tendesti la mano, mangiasti il frutto e assenzio ne gustasti. Misericordia…

Nel profondo del mio essere una nuova Eva ha preso dell’antica il posto, bramosia che di dolcezza s’ammanta e senza sosta l’amaro cibo assapora. Misericordia…

Per un solo comando trasgredito Adamo fu giustamente scacciato dal Paradiso. Che sarà di me che ogni giorno irrido le tue parole di vita? Misericordia…

Le orme di Caino ricalco per libera scelta e assassino diventai dell’anima mia, poiché schiavo di morte vissi nelle mie azioni perverse. Misericordia…

La giustizia non imitai di Abele né doni graditi ti offersi, Gesù, gesti secondo il volere di Dio e il sacrificio di un’integra vita. Misericordia…

Al Creatore dell’universo opere corrotte abbiamo offerto quali nuovi Caini, o misera anima mia, un vile sacrificio, una vana vita, e meritammo giusta condanna. Misericordia…

O mio Creatore, quale vasaio che docile argilla plasma, carne e ossa, alito e vita mi donasti. Signore che mi creasti, mio Giudice e mio Salvatore, a te oggi riconducimi. Misericordia…

Davanti a te le mie colpe grido, o mio Salvatore. Ai colpi del nemico ho prestato il fianco. Le piaghe guarda che i miei pensieri di morte come briganti su strada deserta l’anima mia hanno lacerato e il mio corpo. Misericordia…

Peccai, mio Salvatore, eppure so che l’uomo ami. Per tenero amore tu ci colpisci e con ardore di fiamma brucia la tua misericordia. Le mie lacrime vedi e a me affrettati come il Padre che tra le braccia il figlio dissoluto accoglie. Misericordia…

Fin dalla mia giovinezza i tuoi comandamenti disprezzai, o mio Salvatore, e i giorni di mia vita dipanai tra passioni e dissoluta incoscienza. A te il mio grido innalzo: salvami, prima che morte giunga. Misericordia…

Sulla soglia della tua casa giaccio, o mio Salvatore. Anche se vento di deserto sono non gettarmi nell’inferno al termine dei miei giorni, ma prima che morte mi ghermisca i miei peccati perdona, o amico degli uomini. Misericordia…

Le ricchezze dell’anima mia nel vuoto senza fondo dissipai. Frutti di buon volere non posseggo e la fame mi attorciglia le viscere. Io grido: Vieni, Padre di tenerezza e nella tua misericordia abbracciami. Misericordia…

Sono io il misero che i ladri assalirono e ladri sono i miei pensieri che mi colpiscono e feriscono. Ma chinati su di me, Cristo Salvatore, e guariscimi. Misericordia…

Mi scorse il sacerdote e da me gli occhi distolse. nudo e dolorante mi vide il levita e affrettò oltre il passo. Ma tu, Gesù, da Maria nato, accanto a me ti arresti e il soccorso mi presti. Misericordia…

Agnello di Dio che del peccato del mondo ti carichi il greve peso del mio peccato togli dalle mie spalle e nel tuo grande amore avvolgimi nel tuo perdono. Misericordia…

Ai tuoi piedi mi getto, Gesù, contro il tuo amore ho peccato. Liberami da questo troppo greve peso e nella tua misericordia accoglimi. Misericordia…

Contro di me non intentare processi, non svelare le mie azioni né moventi soppesa e desideri. Ma nella tua misericordia, Onnipotente, gli occhi distogli dai miei peccati e salvami. Misericordia…

[…]

La tempesta delle passioni m’assale. Tendimi la mano, Signore, come un giorno a Pietro sulle onde. Misericordia…

La tunica della mia carne gettai nel fango e la tua immagine e somiglianza imbrattai, mio Salvatore. Misericordia…

A brandelli feci la mia tunica di bellezza dal mio stesso creatore tessuta e ora nudo mi ritrovo. Con sfilacciati stracci la volli sostituire, opera del serpente seduttore, e ora di vergogna sono ricoperto. Misericordia…

Pure io le lacrime della prostituta, o Compassionevole, ti offro. Nella tua misericordia perdonami, tu che salvi. Misericordia…

Mi sedusse la bellezza dell’albero, che la mia mente ottenebrò. Ora nudo sono e di vergogna

Profondi solchi hanno sul mio dorso tracciato le forze del male, dilaniato coi loro artigli d’iniquità. Misericordia…

M’ha il peccato rivestito di tuniche di pelle. Dopo avermi di dosso strappato la tunica tessuta da Dio. Misericordia…

L’abito della vergogna indosso, le foglie di fico a segno d’essermi ridotto schiavo delle passioni. Misericordia…

[…]

Le passioni in me travolsero la bellezza della primitiva immagine. Ma tu la dramma perduta cerchi e ritrovi, o mio Salvatore. Misericordia…

Come la prostituta grido a te: ho peccato, contro te solo ho peccato. Le mie lacrime accogli, mio Salvatore, come il profumo accettasti della peccatrice. Misericordia…

“Perdonami” a te grido come il pubblicano. Perdonami, Salvatore, poiché tra i figli di Adamo come me nessuno ha peccato. Misericordia…

Sono caduto come David e di fango mi sono impiastrato. Ma come lavacro gli furono le sue lacrime così lavami, o mio Signore. Misericordia…

Lacrime non posseggo, né pentimento, né spirituale dolcezza. Ma alla tua creatura fanne grazia, mio Dio e Salvatore. Misericordia…

Bellezza dell’inizio ho perduto e nobiltà. Nudo sono e ricoperto di vergogna. Misericordia…

Non chiudermi la porta, Signore, al mio pentimento aprila. Misericordia…

Al mio spirito gemente presta ascolto e al mio cuore che languisce; accogli le mie lacrime e salvami, mio Salvatore. Misericordia…

L’uomo ami e salvezza di tutti tu vuoi. Nella tua bontà chiamami, nella tua bontà accoglimi, delle mie colpe mi pento. Misericordia…

[…]

Guardate, guardate che io sono Dio; ascolta la voce del Signore, anima mia, esci dalla tua radicata iniquità e temi il tuo Dio che è pronto a giudicarti. Misericordia…

A chi somigli, anima smarrita? Fattezze di Caino, il primo assassino, e di Lamech tu porti; si sfalda il corpo e lo spirito agonizza nella fornace del peccato. Misericordia…

L’esempio dei giusti di fronte alla legge ignorasti, anima mia. Non Set, non Enos, non Enoch il rapito in cielo, imitasti, né il santo patriarca Noè. E come vissero questi giusti tu ignori. Misericordia…

Tu solo il diluvio dell’ira hai scatenato, anima mia. La tua carne sommersero le tue opere inique come sommersa fu un tempo la terra, E tu esclusa ti ritrovi dall’arca della salvezza. Misericordia…

Per la mia ferita un uomo ho ucciso e un giovinetto per le mie piaghe, confessava Lamech in pianto. Ma tu non tremi, anima mia, per avere carne e spirito imbrattato. Misericordia…

Oh, si, l’assassino Lamech imitai, ciecamente travolto dalle passioni, e quale un uomo il mio spirito uccisi e come un giovinetto la mia anima. Oh, sì, l’assassino Caino imitai uccidendo con la violenza delle passioni il mio fratello corpo. Misericordia…

Una torre hai cercato di innalzare e fortificare con la tua cupidigia, anima mia. Ma sconvolse il tuo progetto il Creatore e distrusse la tua costruzione. Misericordia…

Fece piovere un tempo fuoco su Sodoma il Signore. E tu, anima mia, riarsa di cupidigia, da te stessa appicchi il fuoco che ti divorerà. Misericordia…

Tutto ferite e piaghe io sono. I colpi del nemico anima e corpo hanno trafitto: ferite e mutilazioni inferte dalle mie coscienti passioni. Misericordia…

[…]

Dei contemporanei di Noè l’incoscienza imitai, la loro condanna della mia eredità è parte e il diluvio mi inghiotte. Misericordia…

Il padre suo Cam disprezzò e tu, anima mia, non ti voltasti, non nascondesti la vergogna del tuo prossimo. Misericordia…

Non ti fu eredità la benedizione di Sem, misera anima mia, non ricevesti, come fu per Iafet, abbondante parte nella terra della gioia. Misericordia…

Abramo, come sai, anima mia, abbandonò un giorno il paese dei suoi padri e s’avventurò pellegrino in terra straniera. Pure tu non tardare la tua decisione. Misericordia…

Carran abbandona, terra di peccato, anima mia. Pianta la tua tenda sulla terra che eredità divenne di Abramo, terra irrigata d’immortalità. Misericordia…

[…]

Per la tua schiavitù, anima mia, ad Agar assomigli, l’egiziana, e nuovo Ismaele tu generi Misericordia…

Ismaele, il figlio della schiava, dalla casa paterna fu scacciato come ben sai, anima mia. Mòderati, se stessa sorte vuoi evitare. Misericordia…

Sotto la quercia di Mamre tre angeli Abramo accolse e il frutto ricevette della promessa, egli, già greve di lunghi giorni. Misericordia…

Come Lot, l’incendio fuggi del peccato, anima mia, fuggi Sodoma e Gomorra, il fuoco fuggi del desiderio che l’ordine della creazione sovverte. Misericordia…

[…]

Non voltarti indietro, anima mia, se in statua di sale non vuoi tramutarti come fu per la moglie di Lot. Ti spiri orrore la sorte dei sodomiti; a Zoar, tra le montagne, cerca la tua salvezza. Misericordia…

Convèrtiti e piangi, povera anima mia, prima che il banchetto abbia fine e il Signore le porte chiuda della camera nuziale. Misericordia…

Isacco, tu ben sai, anima mia, il figlio nuovo, l’unico, offerto fu in misterioso sacrificio al Signore. Imita questo fiducioso abbandono. Misericordia…

La scala di Giacobbe contemplasti, anima mia, che la terra lega al cielo. Perché l’ascesa non iniziasti nell’amore di Dio? Misericordia…

Della spirituale ascesa immagine mediante azione e contemplazione è la scala che un tempo il patriarca vide. Rinnòvati, anima mia, se conoscenza ti preme d’azione e di contemplazione. Misericordia…

Per ottenere le sue due spose sopportò il patriarca il calore del giorno e il freddo notturno. Lavorava, serviva e moltiplicava con astuzia i suoi greggi sempre più. Misericordia…

 Simbolo dell’azione e della contemplazione racchiudevano quelle due spose: Lia, la feconda azione; la difficile conoscenza, Rachele. Oh sì, non senza grandi pene, anima mia a te vengono azione e contemplazione. Misericordia…

Svégliati, anima mia, e lotta come il patriarca Giacobbe, per congiungere ascesi e conoscenza fino a che Dio vedrai in luminosa tenebra: questa è l’inestimabile perla. Misericordia…

Generando i dodici patriarchi ti suggerisce Giacobbe nel mistero la scala dell’ascesi spirituale, anima mia: dodici figli quali dodici gradini per scalare la sapienza. Misericordia…

Lo spregevole Esaù imitasti, anima mia, della tua prima bellezza vendesti al Mentitore il diritto di primogenito, e dalla benedizione paterna decadesti. È tempo ormai per te di penitenza. Misericordia…

Per le sue passioni divoratrici Edom fu chiamato Esaù. Il fuoco del desiderio, dalla cupidigia alimentato, il nome di Edom gli impose, significante la bruciante illusione di un’anima incantata dal peccato. Misericordia…