Continuità “benedetta”, e “pia”.

Qualche tempo fa avevamo giocato un pochino con le parole e con associazioni improvvisate. Oggi possiamo aggiungere un tassello ai post precedentemente pubblicati, sulla possibilità di rintracciare un dinasmismo neanche troppo sotto traccia nel magistero recente dei pontefici che si sono succeduti sulla sede di Pietro. Il tema era l’importanza della Parola di Dio nella liturgia, che dal Concilio Vaticano II è stata sempre di più affermata – forse ancora non abbastanza -da altri documenti magisteriali, senza disconoscere la particolarissima presenza reale del Signore Gesù nel sacramento dell’eucaristia. I post precedenti erano questi:

https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/10/04/forza-riconciliatrice-della-parola-di-dio-la-verbum-domini-e-protestante/

https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/10/03/benedetta-continuita-dallimitazione-di-cristo-alla-verbum-domini/

Andando un pochino più indietro, si può trovare, di nuovo, il tema delle due mense – Parola ed Eucaristia – nell’importante relazione che il rettore del Pontificio Istituto Biblico, il card. A. Bea, tenne al Congresso Internazionale di Liturgia pastorale (Assisi 1956): un biblista che parlava a liturgisti, sul valore della Parola di Dio nella liturgia. Allora pareva inaudito. Eppure, Bea descrive una sorprendente continuità. Ecco alcuni brani:

Benchè la S. Scrittura non si possa chiamare, come si è voluto dire, “sacramento” nel senso tecnico della parola, non si può neanche semplicemente chiamare una “sacramentale”, come se producesse i suoi effetti soltanto “ex opere operantis Ecclesiae”, in virtù della dignità e potente intercessione della Chiesa, ma alle stesse parole della S. Scrittura, lette e percepite con la dovuta disposizione, è inerente una luce e una forza che supera la luce e la forza delle parole puramente umane, anche dei più eloquenti oratori, e dà loro una autorità e una virtù del tutto singolare e unica. “Per evangelica dicta deleantur nostra delicta”, ci fa dire al Chiesa dopo la lettura del s. Vangelo. […] L’imitazione di Cristo parla in un testo ben conosciuto di due mense poste di qua e di là nel tesoro di Santa Chiesa: l’una, la mensa del sacro altare, su cui sta il pane santificato, cioè il prezioso Corpo di Cristo, l’altra, la mensa della divina legge la quale contiene la santa dottrina, insegna la vera fede e ci conduce per via sicura fin dentro il velo dov’è il “sancta sanctorum”. E’ il grande scopo della Riforma liturgica di rendere sempre più accessibili ai fedeli queste due mense dateci da Dio stesso. Questo era lo scopo del santo Pontefice che si era scelto il programma: “Instaurare omnia in Christo”. San Pio X, con coraggiosa iniziativa, ha dato ai fedeli una nuova abbondanza il pane eucaristico, posto sull’una delle due mense del Santuario. Quanto egli aveva progettato circa il prezioso dono posto sull’altra mensa, il pane santo della Parola di Dio, non gli è stato consentito di eseguire pienamente. Condurre a felice termine anche questo secondo compito, egli l’ha dovuto lasciare ai suoi successori sulla Cattedra di Pietro, eredi delle sue idee e dei suoi ideali. Ma due micidiali guerre, gli sconvolgimenti politici e sociali che ne erano le tristi conseguenze, le innumerevoli miserie e angosce di ogni genere che richiedevano il paterno intervento dei Sommi Pontefici: tutto ciò ha potuto ritardare l’attuazione del grandioso programma di S. Pio X, ma non ha potuto estinguere la fiamma da lui accesa. Oggi il nostro S. Padre Pio XII gl. r. ha preso con forte energia nelle sue auguste mani l’esecuzione del sacro testamento lasciatogli dal suo santo Predecessore, e con avveduta premura il Pontefice si adopera ad addurre il popolo fedele anche alla seconda mensa preparatagli dal Signore: la mensa della Parola di Dio. San Pio X, frattanto salito all’onore degli altari e con ciò entrato nelle file dei grandi intercessori nostri presso il trono di Dio, assista il suo augusto successore anche in questo importante compito di ridare al popolo cristiano tutto il valore della Parola di Dio perché la liturgia diventi di nuovo, come lo era la tempo dei gloriosi martiri, anche nei nostri agitati giorni, la luce, la forza, la consolazione delle anime.

A. Bea, «Il valore pastorale della Parola di Dio nella sacra liturgia», in La restaurazione liturgica nell’opera di Pio XII. Atti del primo congresso internazionale di Liturgia pastorale – Assisi Roma 18-22 settembre 1956, Centro di Azione liturgica, Genova 1957, 104.106-107.

 

P.S. La “coraggiosa iniziativa” di Pio X si riferisce ai due documenti papali – Sacra Tridentina Synodus (1905) e Quam singularis (1910) – con i quali si auspicava e permetteva la comunione frequente e quotidiana e la prima comunione dei bambini intorno ai sette anni.

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