Non una spada, ma la debolezza della carne: un Forte mal equipaggiato o una precisa strategia? (Divagazioni d’Avvento)

Avevamo già accennato, indirettamente, all’inno di Sant’Ambrogio Veni redemptor Gentium [Intende, qui regis Israel]

cf. https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/12/15/a-proposito-di-alacritas/ ;

anche: https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/12/12/linno-conditor-alme-siderum-uno-strano-caso-di-riforma-della-riforma/ ;

I possibili agganci e riferimenti con altri versetti biblici non finiscono di sorprendere e di mostrare quanta maestria e ispirazione possedessero i grandi Padri della Chiesa, nel comporre insieme dogma (davvero bello quel “gigas geminae substantiae”), Bibbia, liturgia. E si mostra ancora una volta la capacità della liturgia di rileggere la Scrittura in unità di Antico e Nuovo Testamento.

Il tema dello sposo che esce dalla stanza nuziale non poteva non suggerire, oltre alle citazioni più letterariamente aderenti al salmo 18, anche allusioni al conosciuto “Epitalamio regale”, ossia il salmo 45(44). I versetti 4-5 dicono: “O prode, cingiti al fianco la spada, tua gloria e tuo vanto, e avanza trionfante. Cavalca per la causa della verità, della mitezza e della giustizia. La tua destra di mostri prodigi”. In latino: “Accingere gladio tuo super femur tuum potentissime specie tua et pulchritudine tua et intende prospere procede et regna propter veritatem et mansuetudinem et iustitiam e deducet te mirabiliter dextera tua”.

Ma il prode del nostro Inno, nel suo incedere non brandisce una spada: si cinge invece dell’umiltà della carne, della nostra fragile natura umana. E’ lì che riporta la vittoria decisiva per noi.

Procedat e thalamo suo, pudoris aula regia, geminae gigas substantiaealacris ut currat viam

Aequalis aeterno Patri,

carnis tropaeo cingere,

infirma nostri corporis

virtute firmans perpeti.

Avanzi dal suo talamo aula regale del pudore,il Forte dalla duplice natura,per percorrere veloce la sua via.

Uguale all’eterno Padre,

cingiti del trofeo della carne

rafforzando con la tua potenza

la debolezza del nostro corpo.

«La 7e strophe développe avec force le contraste de la gemina substantia. Tandis que le Géant s’apprêtre à parcourir victorieusement toute l’étendue de l’univers à sauver, il doit se revêtir du trophée de la chair. Expression singulière, si l’on songe à la faiblesse congénitale de la chair (basar, sarx) dans l’anthropologie biblique? Le verbe cingere, qui convient à une arme que l’on pend à la ceinture, est sans doute à expliquer par le v. 4 du Ps 44(45): accingere gladio tuo super femur tuum, potentissime: Intende prospere procede et regna, ces deux verbes qui sont justement mis en relief au début de la 1ère et de la 5e strophe de notre Hymne. Cette observation, jointa à celle faite à propos du thalamus, me permet de penser que le Ps 44(45) est bien suos-jacent à l’Hymne d’Ambroise. Dans cette hypothèse, il faut noter la subversion du messianisme guerrier, bien présent dans le Ps 44(45) avec la mention du glaive de des flèches dont se sert le Héros royal pour vaincre les ennemis. Ici, c’est par la faiblesse de la chair que le Christ remporte sec victoires. Enseignement éminemment paulinien! D’une manière analogue Venance Fortunat dans son hymne Vexilla regis prodeunt, présentera la croix comme un étendard de victoire»: E. Cothenet, «L’arrière-plan biblique de l’hymne de st. Ambroise “Intende, qui regis Israel”», in L’Hymnographie. Conférence Saint-Serge XLVIe Semaine d’Etudes Liturgique, A.M. Triacca – A. Pistoia edd., Roma 2000, 160.

Con Leone Magno potremmo dire, pertanto, che l’arma improbabile, al posto della spada del salmo, non fu un errore ma una strategia più astuta per beffare l’astuto avversario:

«Quando dunque il misericordioso e onnipotente Salvatore disponeva gli inizi della sua Incarnazione in modo da celare sotto il velo della nostra debolezza la potenza della Divinità inseparabile dall’uomo al quale si univa, proprio allora fu beffata l’astuzia del nemico sicuro di sé – Cum igitur misericors omnipotensque Salvator ita susceptionis humanae moderaretur exordia, ut virtutem inseparabilis a suo homine Deitatis per velamen nostrae infirmitatis absconderet, inlusa est securi hostis astutia» (Sermone sul Natale, 2, 4.1)

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