Dalla liturgia delle Ore un prezioso scorcio sulla fase attuale della storia.

I criteri di composizione della Liturgia delle Ore di Paolo VI sono vari e articolati, e non si può presumere di descriverne la ricca complessità in poche righe. Si dovrebbe parlare del tono e della qualità delle singole Ore, del criterio di distribuzione dei salmi, per fare solo un esempio di due fra le questioni da affrontare. Con questo piccolo post si vorrebbe mostrare una semplice coincidenza di questi fattori nell’aver cesellato una celebrazione assai significativa e assolutamente ben riuscita.

 Prendiamo come esempio l’Ufficio delle Letture del Martedì della seconda settimana di Avvento (come si sa, il Consilium aveva predisposto un ciclio biennale di letture bibliche e patristiche, che tuttavia per ragioni “editoriali-tipografiche” risultò troppo complesso e rimase in sospeso in un Supplemento facoltativo).

Il tempo di Avvento, dice il calendario romano al n. 39, “ha una doppia caratteristica: è tempo di preparazione alla solennità del Natale, in cui si ricorda la prima venuta del Figlio di Dio tra gli uomini, e contemporaneamente è il tempo in cui, attraverso tale ricordo, lo spirito viene guidato all’attesa della seconda venuta del Cristo alla fine dei tempi”. In particolare, “le ferie del 17 al 24 dicembre sono ordinate ad una più diretta preparazione al Natale del Signore” (ibid., 42), mentre soprattutto la prima parte dell’Avvento ha sottolineare l’aspetto escatologico della vita cristiana, con gli inviti alla vigilanza, alla sobrietà, all’attesa operosa che ci vengono dalle letture bibliche della Messa e della stessa Liturgia delle Ore.

La liturgia del tempo ci invita, quindi, ad un’attenzione al mistero della storia, ad una sapienza nel saper discernere i “segni dei tempi” e la presenza del Signore nella vita del mondo e dei singoli, in attesa della piena manifestazione del Regno di Dio.

Questo atteggiamento “sapienziale”, meditativo, attento alla storia è tipico dei salmi scelti per quell’Ora particolare che è l’Ufficio delle Letture (per la quale non vale il principio della “verità dell’ora” che per gli altri momenti del cursus di preghiera quotidiano viene applicato con più stringente fedeltà). A questa celebrazione vengono in genere assegnati i salmi più lunghi (avendo a disposizione tre sezioni salmodiche e non essendo inseriti cantici, è logicamente più facile distribuire in quest’Ora un salmo più consistente per numero di versetti). Ma il criterio non è solamente la lunghezza: i salmi dell’Ufficio sono di fatto appartenenti al genere “sapienziale”, nei quali la preghiera si compenetra ad una riflessione sulla storia e sulle vicende umane, sia di tono storico sia con sfumature più moraleggianti. Di modo che la meditazione della Scrittura e delle migliori pagine degli autori spirituale sia favorita da una preghiera nutrita da una salmodia con un tono più pacato e riflessivo rispetto ad un salmo di lode o di altro genere letterario.

Chi prega con unzione e senza fretta quest’Ora del “Breviario” apprezzerà senz’altro la possibilità di una meditazione più sostanziosa della Sacra Scrittura, e questo tesoro della rivelazione e della tradizione ivi contenuto sarà di grande profitto per lo spirito. I sacerdoti, poi, saranno favoriti da tale ricchezza nel loro dovere di distribuire a tutti la Parola di Dio, che essi stessi hanno ricevuto, e per fare della dottrina che insegnano, il nutrimento per il popolo di Dio. E tutto questo in un clima di vero colloquio fra Dio e l’uomo: quando preghiamo parliamo a lui e quando leggiamo i divini oracoli ascoltiamo lui (cf. PNLO, 55-56).

Per tornare alla feria che si intendeva mostrare come esempio:

Non diciamo ora nulla sull’inno; il Salmo, diviso in tre sezioni, è il salmo 36 (la didascalia proposta è “Il destino dell’empio e del giusto”; le antifone sono di fatto riconducibili al testo del salmo stesso, anche se con piccolissime variazioni). Si tratta di un’esortazione sapienziale a saper attendere la giustizia di Dio e la sua fedele opera di salvezza, che garantisce la benedizione a chi confida in lui, mentre la caducità dell’empio sarà ben presto evidente a tutti. Nella preghiera di questo salmo si smorza l’ansia e la frettolosa pretesa di vendetta che il fedele può avvertire di fronte alla prepotenza degli empi o di fronte al mistero dell’iniquità.

La lettura biblica del profeta Isaia inserisce tale preghiera nel contesto e nel clima dell’Avvento: “Arrossirà la luna, impallidirà il sole, perché il Signore degli eserciti regna sul monte Sion e in Gerusalemme e davanti ai suoi anziani sarà glorificato. Signore, tu sei il mio Dio; voglio esaltarti e lodare il tuo nome, perché hai eseguito progetti meravigliosi, concepiti da lungo tempo, fedeli e veri…”.

Come seconda lettura, un brano della Costituzione Dogmatica Lumen Gentium chiude la riflessione in modo mirabile, rendendo la preghiera aperta ad un respiro davvero ampio, sulla storia cosmica e sul presente dell’oggi liturgico ed esistenziale: Viviamo con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo, aspettando la beata speranza e la manifestazione della gloria del nostro grande Dio (Responsorio). Il testo della Costituzione merita di essere riportato più sotto.

Come non essere grati a chi ha voluto (il Concilio) e chi ha cesellato (il Consilium) tali ricchezze e le ha messe ha disposizione di tutto il popolo di Dio (Paolo VI)??

Dalla Costituzione dogmatica “Lumen Gentium” del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa. (n. 48). Dal testo offerto nel libro della Liturgia delle Ore sono state omesse le citazioni bibliche.

Indole escatologica della Chiesa pellegrinante

La Chiesa, alla quale tutti siano chiamati in Cristo Gesù e nella quale per mezzo della grazia di Dio acquistiamo la santità, avrà il suo compimento solo nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e insieme all’umanità anche tutto il creato, ch’è intimamente unito all’uomo e per mezzo di lui raggiunge il suo fine, sarà perfettamente ristabilito in Cristo.

Cristo infatti, innalzato da terra, attirò tutti a sé; risorto dai morti, inviò sui discepoli il suo Spirito vivificante e per mezzo di lui costituì il suo corpo, la Chiesa, quale universale sacramento di salvezza, assiso alla destra del Padre, opera incessantemente nel mondo per condurre gli uomini alla Chiesa e per mezzo di essa unirli più intimamente a sé e renderli partecipi della sua vita gloriosa nutrendoli con il suo Corpo e il suo Sangue.

Quindi la promessa restaurazione, che attendiamo, ha già avuto inizio in Cristo, è portata avanti con l’invio dello Spirito Santo e continua per mezzo di lui nella Chiesa, nella quale mediante la fede veniamo istruiti anche sul senso della nostra vita temporale, mentre portiamo a termine, nella speranza dei beni futuri, la missione affidataci nel mondo dal Padre e realizziamo la nostra salvezza.

E’ già dunque arrivata per noi la fine dei tempi ed è stata irrevocabilmente stabilita la rinnovazione cosmica e in un certo modo reale è anticipata nella fase attuale: infatti la Chiesa già ora sulla terra è adornata di vera santità, anche se imperfetta.

Tuttavia fino a quando non vi saranno cieli nuovi e terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia, la Chiesa pellegrina, nei suoi sacramenti e nelle sue istituzioni, che appartengono al tempo presente, porta l’immagine passeggera di questo mondo e vive tra le creature che gemono e soffrono fino ad ora nelle doglie del parto e attendono la rivelazione dei figli di Dio.

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