Un ladrone “impunito”, una fede breve e veloce misericordia: questo è il Regno di Dio

La scena che la pagina evangelica della Liturgia della Parola dell’annuale solennità di Cristo Re è una di quelle commentate con una particolare originalità e freschezza da sant’Ambrogio.

Se ne ritroverà un eco nel suo inno, ancora in uso nella Liturgia delle Ore, Hic est dies verus Dei.

[…]

Quem non gravi solvit metu

latronis absolutio?

Qui praemium mutans cruce

Iesum brevi adquisit fide

iustusque praevio gradu

pervenit in regnum Dei.

Opus stupent et angeli

poenam videntes corporis

Christoque adhaerentem eum

vitam beatam carpere

[…]

Chi non scioglie dal grave timore

l’assoluzione del ladrone?

Questi cambiò la sua croce in un premio

acquistando Gesù con un breve atto di fede

e giustificato arrivò, primo,

nel regno di Dio.

Anche gli angeli si stupiscono

vedendo il supplizio del corpo

e il reo, tutto stringendosi a Cristo,

rapire la vita beata

In questi straordinari versi, che la liturgia canta nel tempo pasquale attualizzando tali misteri insondabili anche nel nostro oggi, si condensano alcune intuizioni che Ambrogio aveva seminato in altre sue opere. Nelle sue parole vibra tutto lo stupore riconoscente e grato di fronte a tanta misericordia, che tutto trasforma e che mostra in tutto il suo splendore la regalità del Signore Gesù Cristo: tanto che un ladrone, alla fine, riesce nel colpo più importante e più decisivo. Si direbbe, infatti, che la cattiva tendenza ad arraffare ciò che non era suo, in questo caso gli è stata salutare: riesce ad “arraffare” persino la vita eterna ed il Paradiso, a dispetto di tanti presunti giusti, che entreranno i Paradiso dopo di lui. D’altronde il Maestro lo aveva già annunciato: “In verità vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio” (Mt 21,32).

Ma torniamo a sant’Ambrogio. Nel commento al Vangelo di Luca, a riguardo dell’emorroissa parla della sua “brevis fides”, subito compensata dalla misericordia, ma poi la sua attenzione è rivolta più a lungo a considerare il fatto che il perdono sia concesso tanto in fretta, e la scena del buon ladrone si impone: “E’ uno splendido esempio del dovere di aspirare con tutte le forze alla conversione, il fatto che il perdono sia concesso tanto in fretta a un malfattore (quod tam cito latroni venia relaxatur), e il dono superi in abbondanza la domanda (et uberior est gratia quam precatio); il Signore infatti dà sempre di più di quanto gli chiediamo (semper enim plus Dominus tribuit quam rogatur). Quegli pregava che il Signore si ricordasse di lui, quando fosse giunto al suo Regno, ma il Signore gli rispose: ‘In verità, in verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso’. Il Signore subito lo perdona, perché colui subito si converte (cito igitur ignoscit Dominus, quia cito ille convertitur).” (In Lucam X, 121-122).

Questa prontezza del perdono è descritta in termini simili anche nel commento al Salmo 37: “Abbiamo parlato del modo in cui il Signore nel momento della vendetta allenti il suo sdegno. Parliamo ora di come egli, nel ricompensare, prevenga la nostra richiesta e chiariamolo con un esempio! Ascolta le parole rivolte al Signore da uno dei due ladroni: Ricordati di me, Signore, quando sarai arrivato nel tuo regno! Ecco la risposta del Signore: In verità ti dico: oggi sarai con me in paradiso! Quello stava ancora pregando che si ricordasse di lui, quando fosse arrivato nel regno, e il Signore già gli concedeva in regno dei cieli. Che misericordia rapida (Quam velox misericordia!)!. E’ più lenta la richiesta di che prega che la concessione della ricompensa (Tardius votum precantis quam remunerantis est praemium)” (Expl. Ps. XXXVII,18).

A quella scena descritta dall’Evangelista Luca, Ambrogio fa altri riferimenti. Nel commento al Salmo 39, può riferirsi così al tentatore: “Egli (il buon ladrone) ha confessato il suo peccato a Cristo, che poteva perdonarlo, perché sulla sua croce ha contemplato con gli occhi dello spirito quel regno di Dio che Giuda nono è riuscito a vedere nella cena di Cristo. Perciò l’invocazione del ladrone è stata seguita da questa parola celeste: In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso. Esultavi, drago infernale, perché avevi sottratto a Cristo un suo apostolo: ma hai perso più di quanto hai guadagnato, perché ti tocca vedere un ladrone trasportato in paradiso (plus amisisti quam sustulisti, qui latronem vides in paradisum esse translatum). Allora vuol dire che nessuno può esserne escluso, dal momento che un ladrone, un tuo seguace, ne è stato ammesso ed è tornato nel luogo donde tu sei stato cacciato” (Expl. Ps. XXXIX,17).  Sul tema del demonio ingannatore ingannato dalle sue stesse macchinazioni abbiamo già scritto qui: https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/09/19/loccidente-latino-non-e-da-meno-dopo-romano-il-melode-ambrogio-a-proposito-di-ironia-del-piano-divino/

Un ultima citazione: “Sulla croce, spalancando le sue braccia, ha rialzato tutto il mondo dal suo destino di morte; ha sollevato chi stava a terra ed ha attratto a sé la fede di tutte le nazioni, dicendo all’uomo: Oggi sarai con me in paradiso” (Expl. Ps. XLIII,11).

Ecco perché la chiesa proclama Cristo Re dell’universo: ha rialzato tutto il mondo ed ha attratto a sé la fede di tutte le nazioni.

…concede propitius, ut tota creatura, a servitute liberata, tuae maiestati deserviat ac te sine fine collaudet (concedi propizio che tutta la creazione, liberata dalla schiavitù, serva alla tua maestà e ti lodi senza fine) [Colletta]

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3 pensieri su “Un ladrone “impunito”, una fede breve e veloce misericordia: questo è il Regno di Dio

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