Domenica del fariseo e del pubblicano, in attesa dell’Angelus

Ci sarà la celebrazione per il pellegrinaggio delle Famiglie, nell’Anno della Fede, che forse concentrerà l’attenzione, e le parole, di Papa Francesco, nell’Angelus di questa domenica, XXX del Tempo Ordinario, anno C.

Siamo ugualmente in attesa di ascoltare con quali espressioni commenterà il celebre brano di vangelo. Aspettando le 12.00 di domani, che arriveranno un ora dopo, abbiamo raccolto alcuni pensieri dalla tradizione patristica e liturgica.

Tropari della liturgia bizantina:

* Studiamoci di imitare le virtù del fariseo, e di emulare l’umiltà del pubblicano,

ma detestando, in entrambi, ciò che è male:

tanto la folle temerità quanto la sozzura delle colpe.

* L’ingannatore, quando insidia i giusti, li depreda con sentimenti di vanagloria,

mentre lega i peccatori con i lacci della disperazione:

ma noi che emuliamo il pubblicano, sforziamoci di sottrarci a entrambi questi mali.

* Perfetta via di elevazione hai reso, o Cristo, l’umiltà, annientando te stesso e assumendo forma di servo,

e rifiutando la preghiera vanitosa del fariseo,

ma accogliendo come sacrificio immacolato, nell’alto dei cieli,

il gemito contrito del pubblicano;

perciò anch’io a te grido: Siimi propizio, o Dio, siimi propizio, o Salvatore, esalvami.

(Cantare la gloria del Signore. Preghiere della liturgia bizantina, ed. M. B. Artioli, Magnano (BI) 2007, 297-298.301)

Eucologia romana, dal Sacramentario Veronense

Da nobis, Domine, quaesumus, in te tota mente confidere: quoniam sicut superbis in sua virtute praesumentibus semper obsistis, ita non deseris in tua misericordia gloriantes. (Ve 540)

Concedici, o Signore, ti preghiamo, di confidare in te con tutta la mente: giacché come tu sempre resisti ai superbi che presumono nella loro virtù, così non abbandoni quanti si gloriano nella tua misericordia.

La sapienza di Isacco il Siro, secondo il quale anche i più eccellenti doni di Dio, se non sono accompagnati da qualche tribolazione, “sono una rovina per coloro che li ricevono.. Se Dio ti accorda qualche dono, persuadilo a insegnarti anche come quel dono possa farti progredire nell’umiltà..oppure supplicalo di toglierti quel dono, affinché non divenga la causa della tua rovina. Infatti non tutti sono in grado di custodire una ricchezza, senza procurare un danno a se stessi” (Isacco il Siro, Prima collezione, 58; cit. in A. Louf, L’umiltà, Magnano (BI) 2000, 44)

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