Benedetta continuità, 2. Oltre la zucca, l’edera e il ricino.

Lunedì 14 ottobre scorso, Papa Francesco ha tenuto la sua omelia nella messa quotidiana coniando un’espressione originale, come spesso capita. Commentando il brano di Luca 11,29-32, si è soffermato nel descrivere la “sindrome di Giona”. Quest’espressione è stata scelta come titolo riassuntivo dell’intera meditazione, nel testo offerto dall’Osservatore Romano e dal sito web della Santa Sede: non sappiamo se questa titolazione è stata scelta volutamente dall’entourage papale, o è stata scelta per l’impatto avuto in chi ha potuto ascoltare l’intera meditazione, o, semplicemente, perchè è un’espressione giornalisticamente accattivante. Comunque, il testo si può trovare a questo indirizzo: http://www.vatican.va/holy_father/francesco/cotidie/2013/it/papa-francesco-cotidie_20131014_sindrome-di-giona_it.html. Quasi 10 anni fa mi era capitato di assistere, nella chiesa della Transpontina, in Roma, ad una meditazione dell’allora cardinale J. Ratzinger sul libro di Giona. E’ davvero soprendente leggere insieme i due testi. Personalmente sono rimasto di stucco, nel constatare una davvero “benedetta” somiglianza di contenuti, pur nell’assai diverso genere letterario (si tratta di un omelia a braccio, nel caso di Papa Francesco e di una lectio divina ben preparata, nel caso del card. Ratzinger) e nelle modalità espressive tipiche e caratteristiche delle persone in questione. L’atteggiamento che Papa Francesco chiama “sindrome di Giona”, da Ratzinger viene descritto in questi termini: ” il rischio ‘dell’egoismo della salvezza’, il rischio di guardare ..dall’alto in basso e considerarci automaticamente giusti”. Anche per il card. Ratzinger la verità e l’autenticità della fede sta nell’equilibrio delicato fra giustizia e misericordia: “Crediamo veramente? Non soltanto in teoria, ma in modo tale che la fede diventi fondamento della nostra vita, in modo tale che lasciamo la nostra vita nelle mani di Dio? E rimanere in Dio significa rimanere nella sua bontà: questo è il nocciolo del credere. Non temere la sua bontà – non temere che egli potrebbe essere troppo buono con gli altri cosicché la mia fede non avrebbe valore; rimanere nella sua bontà, averne parte: questo è il segno della fede. Noi cadiamo sempre nella tentazione del fratello maggiore o dell’operaio della prima ora: crediamo che la fede abbia valore solo se gli altri hanno di meno. Ma pensiamo che sia più bello vivere nell’infedeltà e nella sua apparenza di verità piuttosto che stare nella casa del Padre? La fede è per noi un peso che continuiamo a portare ma di cui in fondo vorremmo sbarazzarci o riconosciamo che la libertà apparente della infedeltà lascia vuota la vita, riconosciamo che è bello stare con Dio? Noi crediamo davvero solo se troviamo gioia in Dio e nella compagnia con lui e se, in forza di questa gioia, vogliamo trasmettere la sua bontà”. Come si vede, anche Ratzinger non è affatto tenero verso pseudo-credenti che non vogliono, come invece deve essere, convertirsi ogni giorno, perchè nella loro autosufficienza pensano di avere già la loro giustizia, ottenuta una volta per tutte in base alle loro opere. La meditazione di Ratzinger presenta altri aspetti, assai interessanti e tutti da assaporare ( il testo: http://papabenedettoxvitesti.blogspot.it/2009/08/il-libro-di-giona-e-la-sua-prosecuzione_07.html ). Riflettevamo all’inizio sul titolo assegnato alla meditazione di Papa Francesco; che sintetizzare una meditazione ricca e spumeggiante sia cosa difficile lo mostra anche il titoletto assegnato al testo di Ratzinger da chi lo ha riprodotto (e gli siamo assai grati) sul web: “Il libro di Giona e la sua prosecuzione neotestamentaria è la più decisa negazione del relativismo e dell’indifferenza che si possa immaginare”. Le interpretazioni patristiche della figura di Giona sono assai numerose: sarebbe interessantissimo riprodurne citazioni e immagini. Significative anche le allusioni liturgiche alle vicende narrate in questo piccolo libro biblico. Sappiamo, ad esempio, che a Milano questo libro era letto il giovedì della settimana santa, giorno della riconciliazione dei peccatori. Ambrogio vede in quel libro una profezia di ciò che, grazie al sacrificio di Cristo, diventava attuale nella liturgia di quel giorno; in una lettera alla sorella, sulle vicende della settimana santa del 386, il santo vescovo scrive: “Il giorno seguente fu letto, secondo la consuetudine, il libro di Giona. Finita la lettura cominciai questo discorso: ‘E’ stato letto un libro, fratelli, in cui si preannunzia che i peccatori si convertono a penitenza – prophetatur quod peccatores in poenitentiam revertantur – […] Era il giorno nel quale il Signore si è consegnato per noi, quello in cui nella Chiesa si condona la penitenza – in ecclesia poenitentia relaxatur” (Ambrogio, Lettere, 76, 25-26: SAEMO 21/3, 150-152). In altri passi, lo stesso Ambrogio vede nella vicenda di Giona un’allusione al battesimo. Ma non possiamo, per ora, proseguire. Volevamo solamente far gustare un aspetto della sorprendente continuità della predicazione occasionale di due uomini che la provvidenza di Dio ci ha benevolmente donati come Pontefici. Un “minuscolo” invito a lasciar perdere polemiche sterili e tentativi di opposizione faziosa e poco edificante. Per finire, una curiosità legata alle vicende del libro di Giona, per mostrare come polemiche e tensioni non siano una novità, purtroppo. La nuova traduzione della Bibbia curata da Girolamo (la Vulgata! il latino! la lingua sacra!) non trovò sempre buona ricezione. Da quanto afferma Agostino (Lettera 71, 3,5), ci fu un episodio pittoresco accaduto al vescovo di Ea (Tripolitania): lasciò la traduzione latina fino ad allora in uso, basata sul greco dei LXX, che diceva che la pianta sotto la cui ombra Giona si ristorò era una zucca, per accogliere quella più curata, e basata sull’originale ebraico, di Girolamo, secondo la quale si trattava invece di un’edera. Ebbene, in quella chiesa si rischiò uno scisma e l’emorragia di fedeli, perchè si passava da una zucca all’edera. E noi oggi, invece, sappiamo che trattavasi di pianta di ricino!!

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