AT, NT, Cosmo: un “succo” di liturgia

Natura, Cosmo, Scrittura Sacra, tutto la liturgia accoglie, trascende, ridice: è davvero impressionante la capacità che la sapienza della Chiesa ha nel leggere e attualizzare le grazie che Dio ha seminato nella storia. Un esempio curioso, siamo oggi davvero in anticipo rispetto al tempo liturgico giusto, sono le Antifone maggiori per i Vespri della novena di Natale, antifone che, secondo Guéranger, contengono tutto il succo della liturgia dell’Avvento.

Non possiamo fermarci sulla storia della loro formazione e sull’attribuzione di queste perle [cf. M. Righetti, Manuale di storia liturgica, II, L’anno Liturgico, Milano 1969, 63 (ed. anastatica 1998); anche V. Noè, I grandi annunzi dell’Avvento, Città del Vaticano 2000]. Le varie ipotesi, e la varietà nell’uso e nel numero, se da una parte ci lasciano incerti, dall’altra ci confermano nella gratitudine alla Madre Chiesa e alla sua tradizione per la sua multiforme ricchezza: alle radici di questi tesori non ci sono solo nomi di grandi uomini (Gregorio Magno? Alcuino?), ma monasteri, comunità, consuetudini locali, pietà popolare. Un’ispirazione condivisa, che accoglie e valorizza i doni e i carismi di tutti, secondo le rispettive capacità.

Una di queste antifone prendiamo come esempio, una delle sette. C’è un particolare curioso, forse casuale o accidentale: ma la liturgia fa questi scherzi sorprendenti.

Mi riferisco al fatto che quest’antifona è assegnata al giorno 21 dicembre: il giorno in cui assolutamente minime, nell’emisfero boreale, sono le ore di luce, rispetto a tutto il corso dell’anno. Ebbene quando più fitte e durature sono le tenebre, la liturgia canta a Cristo “Oriente”! La Scrittura, il tempo liturgico, ma anche il cosmo tutto ci aiuta ad invocare il Signore con un grido pieno di fede, imbevuta di Parola di Dio, e di lirismo, per nulla astratto.

 O Oriens, splendor lucis aeternae, et sol iustitiae: veni, et illumina sedentes in tenebris, et umbra mortis.

O astro che sorgi, splendore di luce eterna, e sole di giustizia: vieni ed illumina coloro che siedono nelle tenebre, e nell’ombra della morte.

 Ecco alcuni dei tanti possibili passi della Scrittura a cui l’antifona allude:

Sal 110 (109),3: A te il principato nel giorno della tua potenza tra santi splendori; dal seno dell’aurora, come rugiada, io ti ho generato;

2 Sam 23,3-4: Chi governa gli uomini con giustizia, chi governa con timore di Dio, è come luce di un mattino quando sorge il sole, mattino senza nubi, che fa scintillare dopo la pioggia i germogli della terra;

Is 9,1: Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse; 42,6: ..ti ho formato e ti ho stabilito come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri e dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre; 60,19: Il sole non sarà più la tua luce di giorno, né ti illuminerà più lo splendore della luna. Ma il Signore sarà per te luce eterna, il tuo Dio sarà il tuo splendore.

Mi 7,8: Se sono caduta, mi rialzerò; se siedo nelle tenebre il Signore sarà la mia luce.

Zc 6,12: Ecco un uomo che si chiama germoglio… Vulgata: ecce vir Oriens nomen eius.

Zc 14,7: In quel giorno non vi sarà né luce né freddo né gelo: sarà un unico giorno, il Signore lo conosce; non ci sarà né giorno né notte, e verso sera risplenderà la luce.

Mal 3,20: sorgerà con raggi benefici il sole di giustizia.

Lc 1,79: ci visiterà un sole che sorge dall’alto, per risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra di morte.

Eb 1,3: Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza…Vulgata: qui cum sit splendor gloriae..

Alcuni riferimenti in internet:

“The extraordinary thing about today’s O Antiphon is that in 5 short lines –3 of invocation and 2 of petition– there are six biblical sources! There is, I think, no better example of how the liturgy is woven from the very fibers of the Word”: http://vultus.stblogs.org/index.php/2012/12/o-oriens/

Per ascoltare la melodia dell’Antifona: http://www.cantualeantonianum.com/2008/12/antifone-maggiori-5-o-radix-iesse-21.html

Cf. anche T. J. Knoblach, «The “O” Antiphons», in Ephemerides Liturgicae 106 81992) 177-204.

Il complesso delle sette antifone maggiori è stato riorganizzato in un unico cantico da un’anonimo del XII sec, ed è diventato un canto più popolare: il Veni Veni, Emmanuel [cf. ad es. D. Rezza, Inni natalizi del medioevo latino, Città del Vaticano 2001, 198-199]. La strofa corrispondente all’antifona del 21 dicembre sarebbe questo: Veni, Veni o Oriens, solare nos adveniens, noctis depelle nebulas, dirasque mortis tenebras.

 

Non possiamo non ricordare, in conclusione, Sacrosanctum Concilium 24: “Massima è l’importanza della sacra Scrittura nella celebrazione liturgica. Da essa infatti vengono tratte le letture da spiegare nell’omelia e i salmi da cantare, del suo afflato e del suo spirito sono permeate le preci, le orazioni e gli inni liturgici, e da essa prendono significato le azioni e i segni. Perciò, per favorire la riforma, il progresso e l’adattamento della sacra liturgia, è necessario che venga promossa quella soave e viva conoscenza della sacra Scrittura, che è attestata dalla venerabile tradizione dei riti sia orientali sia occidentali”.

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