Forza riconciliatrice della Parola di Dio (!): la Verbum Domini è protestante?

Il post di ieri aveva un titolo che non era solo un artificio linguistico [cf. https://sacramentumfuturi.wordpress.com/2013/10/03/benedetta-continuita-dallimitazione-di-cristo-alla-verbum-domini/ ]. Si voleva, in effetti, rimettere in relazione il termine “continuità” con Benedetto XVI, con riferimento al discorso memorabile in occasione degli auguri natalizi alla Curia Romana, il 22/12/2005. [cf. http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2005/december/documents/hf_ben_xvi_spe_20051222_roman-curia_it.html ]

Ma si voleva, inoltre, indicare un dato positivo, mostrando, con alcuni testi, di come si possa guardare con serenità ai dati del Vaticano II e come, grazie a Dio, proprio Benedetto XVI abbia saputo cogliere e sviluppare quanto il Concilio Vaticano II aveva riscoperto.

Questa continuità la si era qualificata come “benedetta” perché si avverte il bisogno di stemperare i toni e le accuse.

Bisogna riconoscerlo, non tutti hanno la serenità di Benedetto.

Ma con quanto detto, e con quanto dirò, non vorrei che alcuno si offendesse o si sentisse a disagio. Rimane però difficile seguire e poter condividere l’insinuazione di pensarla un po’ come i protestanti qualora si faccia notare la maggiore ricchezza biblica del Messale di Paolo VI, rispetto al messale Tridentino. Ci piacerebbe poter ricordare serenamente DV 21 – come facevamo ieri – o SC 35, senza dover poi affrettarsi a professare la nostra fede cattolica, apostolica e romana, per smentire influssi o compiacimenti protestanti.

 Ci riferiamo ad alcune affermazioni, un forse un po’ troppo generiche, di N. Bux, nel libro La riforma di Benedetto XVI, Torino 2008, in un paragrafo intitolato: “Due teorie nate dal biblicismo” (87-89): “Si arriva poi ad affermare che il vecchio rito non sottolinea la presenza di Cristo nella parola quando questa si proclama nell’assemblea; in tal modo verrebbe meno l’essenza stessa dell’azione liturgica che è costituita dalle due mense – in Dei Verbum 21 sembra una sola – che formano un solo atto di culto! Il messale del concilio di Trento si muoverebbe su una prospettiva lontana dalla tradizione dei padri della Chiesa; sarebbe un messale nato esclusivamente per il prete e non prevede la partecipazione dell’assemblea perché il popolo è semplicemente pleonastico. Infatti il prete celebrerebbe per conto suo e il popolo altrettanto; altra cosa sarebbe la messa di Paolo VI in cui non celebrerebbe il sacerdote ma la Chiesa, presente sacramentalmente nell’assemblea, di cui il sacerdote, in forza dell’ordine, è presidente naturale. E’ un discorso che in modo protestante riduce tutto a parola e assemblea. “Gesù non è solo maestro, ma redentore dell’uomo nella sua interezza. Il Gesù che ammaestra è anche colui che guarisce (cit. J. Ratzinger, Gesù di Nazaret, Milano 2007, 88), e questo avviene efficacemente solo con il sacramento eucaristico”.

P.S. La citazione del libro di Ratzinger appare curiosa: parrebbe – ma siamo pronti a cambiare idea -, un modo come un altro per chiudere un discorso ex auctoritate, pescando una frase, che nel contesto originale non sembra riferirsi per nulla all’ambito polemico in cui viene trascinata.

Ci sembra problematico separare in modo così drastico Parola e Sacramento.

A meno che pure Benedetto XVI abbia formulato un discorso “protestante” quando afferma: “Se al centro della relazione tra Parola di Dio e Sacramenti sta indubbiamente l’Eucaristia, tuttavia è bene sottolineare l’importanza della sacra Scrittura anche negli altri Sacramenti, in particolare in quelli di guarigione: ossia il sacramento della Riconciliazione o della Penitenza, e il sacramento dell’Unzione degli infermi. Spesso il riferimento alla sacra Scrittura in questi Sacramenti viene trascurato. E’ necessario, invece, che ad essa venga dato lo spazio che le spetta. Infatti, non si deve mai dimenticare che la ‘Parola di Dio è parola di riconciliazione perché in essa Dio riconcilia a sé tutte le cose. Il perdono misericordioso di Dio, incarnato in Gesù, rialza il peccatore’. La Parola di Dio ‘illumina il fedele a conoscere i suoi peccati, lo chiama alla conversione e gl’infonde fiducia nella misericordia di Dio’. Affinché si approfondisca la forza riconciliatrice della Parola di Dio si raccomanda che il singolo penitente si prepari alla confessione mediante la lettura o l’ascolto di una ammonizione biblica, secondo quanto previsto dal proprio rito…Quando possibile, è bene che, in particolari momenti dell’anno o quando se ne presenti l’opportunità, la confessione individuale da parte di più penitenti avvenga all’interno di celebrazioni penitenziali, come previsto dal rituale, nel rispetto delle diverse tradizioni liturgiche, in cui poter dare ampio spazio alla celebrazione della Parola con l’uso di letture appropriate”. (Verbum Domini, 61) [www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/apost_exhortations/documents/hf_ben-xvi_exh_20100930_verbum-domini_it.html ]

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3 pensieri su “Forza riconciliatrice della Parola di Dio (!): la Verbum Domini è protestante?

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