Le parole di un maestro: dalla carta reciclata di un antico monastero al nostro “blog 2.0”.

            E’ da qualche giorno che il nostro blog comincia a diffondersi vistosamente. Sono veramente sorpreso della benevola attenzione e dei giudizi così lusinghieri: questo mi obbliga ad essere ancora più responsabile e rigoroso. Per la verità non faccio altro che applicare il metodo imparato dai miei professori al PIL (che di nuovo ringrazio anche per la «pubblicità» che mi hanno fatto), insieme alla possibilità che ho avuto di consultare fonti e testimoni non facilmente raggiungibili.

            Oggi, pertanto, vorrei riproporre alcune pagine di un grande maestro, di cui fra l’altro ho potuto consultare le carte, a Camaldoli: p. Cipriano Vagaggini nel suo Il senso teologico della liturgia ci fornisce una sorta di manifesto programmatico di quella che è la nostra visione e vorrebbe essere il nostro contributo: mostrare, di nuovo, la possibilità e la bellezza della sintesi fra Bibbia, Liturgia e storia. A questo monaco sapiente dobbiamo tantissimo, e la nostra venerazione per lui è cresciuta oltremodo, quando ricercando fra le sue carte abbiamo notato che alcuni passaggi fondamentali del suo pensiero e della sua opera erano annotati su carta reciclata o addirittura su carta paglia, del tipo di quella dei sacchetti del pane.

 «…la liturgia non si occupa d’altro che del mistero della storia sacra, mistero di Cristo, mistero della Chiesa. Ma questo mistero non l’inventa; non fa altro che leggerlo nelle Scritture. E’ per questo che l’espressione liturgica del mistero di Cristo è tutta scritturistica, specialmente nella liturgia romana. […] Si può così formulare la legge interpretativa della Scrittura nella liturgia: la liturgia legge la Scrittura alla luce del principio supremo dell’unità del mistero di Cristo, e dunque dei due testamenti e di tutta la storia sacra, unità organico-progressiva sotto il primato del Nuovo Testamento sull’Antico e delle realtà escatologiche sulla realtà della economia attuale…[…] Questa unità intrinseca dipende dal fatto che la storia, incentrata in Cristo, è tutta nelle mani di un unico onnipossente regista, Dio, che impugnandone saldamente i fili, pur nell’assoluto rispetto della libertà umana, ne dirige infallibilmente il corso, sia generale che dei minimi particolari, ad un fine unico e preciso: la costituzione della Gerusalemme celeste dei redenti in Cristo assieme agli angeli fedeli. […]

Dai cenni fatti in questo capitolo sull’uso della bibbia nella liturgia si vede quanto sia importante render si conto delle leggi teologiche che lo comandano. Risulta evidente come la Chiesa vive anzitutto una storia sacra e la rivelazione si presenta anzitutto come una storia sacra. Inoltre, è reso sommamente vivo il cristocentrismo della liturgia. La storia sacra è mistero di Cristo, in Cristo stesso e nei suoi fedeli. Cristo appare il cardine di tutta la liturgia, di tutta la bibbia, di tutta la storia, di tutta la vita del fedele. È ritrovata la perfetta unità dei due testamenti e di tutta la storia, appunto nel mistero di Cristo, letto nella bibbia e realizzato nell’azione liturgica. È ritrovata la vitalità e l’attualità della bibbia intera, non artificiosamente, ma realmente e nel rispetto di quello che l’indagine critica moderna ci ha apportato in questo studio. La Scrittura non è più una semplice storia senza nesso con la mia situazione personale hic et nunc. Io sono immesso in questa immensa corrente dinamica; la bibbia è la mia storia come la vivo ora nell’azione liturgica, come la vivo fuori della liturgia, come la vivrò nell’escatologia; non posso capirmi che attraverso la bibbia nell’azione liturgica. Questa lettura liturgica della bibbia è la lettura specificamente cristiana della Scrittura. È l’unica lettura che esaurisce tutto ilsenso che essa ha agli occhi del suo autore principale. È la lettura teologica della bibbia. La lettura filologica, critica, che, per definizione, intende fermarsi al senso dei contemporanei, è legittima, utile, necessaria, poiché ogni ulteriore lettura deve prendere le mosse da questa; ma è parziale e incompleta.

La lettura liturgica della bibbia è la catechesi biblica della Chiesa. L’ignoranza tra i fedeli del mistero di Cristo quale è insegnato nella bibbia, il fatto che essi non lo vivono più, proviene certamente in gran parte dall’ignoranza della liturgia, dal fatto che non vivono più la liturgia.

Il predetto modo liturgico di leggere la bibbia, che è il modo in cui fu letta da Cristo, dagli Apostoli, dalla primeva catechesi Cristiana, dai Padri della Chiesa, penetrò così profondamente la mente dei fedeli antichi e medievali, che l’iconografia cristiana antica e medievale (in parte anche del rinascimento) è incomprensibile senza di esso. Si tocca con le mani l’unità tra teologia, bibbia, liturgia, cultura, arte»

C. Vagaggini, Il senso teologico della Liturgia, Cinisello Balsamo 19996, 427-428.455-456.

 

Tutto il capitolo XIV («In che modo la liturgia usa la Scrittura») è da leggere. Qui ne abbiamo riportato alcuni passaggi.

Il contributo di Cipriano Vagaggini alla scienza e alla pratica liturgica non è semplicemente quantificabile. Ci permettiamo di segnalare alcuni articoli in particolare: C. Braga, «La genesi del primo capitolo della “Sacrosanctum Concilium”», Ephemerides Liturgicae 113 (1999) 405-448, che riporta la prima stesura – ad opera appunto di Vagaggini – del primo capitolo della Costituzione; anche A. Lameri, «Un “perito” a servizio del Concilio e della riforma liturgica promossa dal Vaticano II», Rivista liturgica 96 (2009) 348-361.

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4 pensieri su “Le parole di un maestro: dalla carta reciclata di un antico monastero al nostro “blog 2.0”.

  1. Dott. Felini, i complimenti sono il minimo.
    Mi permetto due cose se possibile:
    1 il “tu”, più comodo su web, spero non ne abbia a male.
    2 la segnalazione di un post che sembra fare da pendant a quello qui presente.
    http://pellegrininellaverita.wordpress.com/2013/09/24/liturgia-apocalittica/

    In quest post Simon descrive come sempre più gli appaia, come massimo comune moltiplicatore di TUTTE le liturgie, la Liturgia celeste descritta nell’Apocalisse di Giovanni. Fonte bibliografica: Scott Hahn “THE LAMB’S SUPPER THE MASS AS HEAVEN ON EARTH” (Darton,Longman & Todd Ltd, 01 feb 2003, ASIN: B0092JFE6U).

    Per il resto grazie per la trascrizione della parte di libro del Vagaggini. Segnalo nel blog in commento. 🙂
    Buon lavoro!

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    • Non conosco il libro citato. Sicuramente l’accostamento fra liturgia terrena e liturgia celeste deve essere sempre presente e, in questo senso, il libro dell’Apocalisse ha moltissimo da dire. Con un biblista discepolo di p. Bovati sto cercando di organizzare qualcosa sul sacramento della penitenza. Appena potrò dire qualcosa di più concreto lo dirò. Per il resto mi sembra un pò rischioso accostare i momenti e i caratteri della celebrazione ai passaggi dell’Apocalisse: ad esempio viene citato il collegamento fra il “Sursum corda” e il versetto 12 del capitolo 11, se ho ben capito. E’ vero che lì viene detto: “Salite quassù”, ma ciò si riferisce ai due testimoni (i due olivi) uccisi ed esposti, che dopo tre giorni vengono riportati in vita e sono rapiti in cielo. Non so come potrebbe essere argomentata un così semplice accostamento. Se avrò occasione cercherò di leggere il libro suggerito. Per il resto anch’io sono d’accordo che sarebbe meglio non mettere in così drastico contrasto le due forme del rito romano, e che si possa in qualche modo cercare un mutuo arricchimento. Ma questa è una problematica che lascio volentieri a persone più competenti di me.
      Grazie dell’apprezzamento. Per il “tu” non ho problemi a riceverlo, mentre qualche difficoltà la ho a rivolgermi personalmente ad un nickname telematico piuttosto che ad un nome personale.

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  2. Mi sembra che Simon più che leggere la Bibbia come unità dei due testamenti, mediante una bella operazione di taglia e cuci, legga l’Apocalisse con un esito frammentato e per certi versi incomprensibile.

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